L'assenza della politica alimenta la Jacquerie dei forconiTribuno del Popolo
giovedì , 19 ottobre 2017
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L’assenza della politica alimenta la Jacquerie dei forconi

La protesta dei “forconi” giunge al suo terzo giorno e le analisi che cercano di capire il fenomeno da destra e sinistra si sprecano. Una rivolta sempre più legata all’esasperazione popolare ma su cui troppe persone stanno spargendo benzina in modo irresponsabile. E domani gli autotrasportatori incontreranno Silvio Berlusconi..

Quella dei forconi poteva essere una protesta come tante altre. Poteva esserlo, certo, ma non lo è stata per molti motivi, a cominciare dal contesto drammatico in cui ci troviamo nel nostro Paese. Un contesto reso sempre più drammatico di mese in mese, questo sì è inutile negarlo, da una classe politica completamente impreparata a gestire il disagio crescente di consistenti porzioni della popolazione. Una mobilitazione, quella del 9 dicembre, che è avvenuta quasi sottotraccia, arrivando ai media e al mainstream solo una settimana prima con proclami bellicosi e toni alti. Accendere un incendio, lo si sa, è molto facile quando la temperatura si innalza, e diciamocelo, la disperazione e la sfiducia degli italiani ha creato un contesto atto all’uopo. Mettiamoci che mai come ora la maggioranza degli italiani percepiscono l’impotenza, l’incapacità della politica a trovare soluzioni e la disillusione totale nei confronti di un possibile miglioramento nel breve e nel medio periodo. Mettiamoci dentro anche un pizzico di superbia di una certa sinistra da salotto che non ha saputo o non ha voluto sporcarsi le mani nelle periferie, abbandonate al degrado e soprattutto alle informazioni veicolate da una stampa locale sempre più reazionaria e retriva. I continui richiami al nazionalismo, al tricolore, sono da tempo, diciamocelo, una parte consistente dell’immaginario di una certa parte politica. Non è purtroppo un simbolo neutro, almeno non può esserlo nel nostro Paese dal momento che troppe volte è stato strumentalizzato dall’estrema destra nazionalista. E mettiamoci anche, per comprendere quello che sta succedendo, l’atavica rabbia nei confronti della globalizzazione, un vecchio cavallo di battaglia dei movimenti conservatori europei. Lo avevamo detto, forse oltre che a farci domande sulla composizione sociale della protesta e sulla sua portata di classe, forse dovremmo anche rispondere a quella che secondo noi è la regina delle domande, Qui Prodest? Chi trae vantaggio da tutto questo? Si tratta di una Jacquerie improvvisa, oppure di una sommossa organizzata da tempo e con motivi ben precisi come ad esempio coprire un vuoto politico?

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Andiamo con ordine però. Chi sono questi forconi? Circa due anni fa ci fu la prima comparsa di questo movimento con quattro giorni di mobilitazione che misero in ginocchio la Sicilia e altre regioni italiane. Anche allora ad animare la protesta gli autotrasportatori, ma anche pastori e allevatori esasperati, piccoli padroncini e imprenditori agrari e non. Uno dei leader era Martino Morsello, e almeno all’inizio, vuoi per la novità, vuoi per l’empatia che suscitano i movimenti popolari, qualcuno lo aveva accolto persino con simpatia il movimento dei forconi. All’inizio, poi i legami di alcuni dei personaggi con l’estrema destra sono emersi e il movimento fu smascherato, salvo poi finire all’oblio poco dopo. Martino Morsello nemmeno un giorno fa ci ha tenuto a dire “Noi siamo estranei alla politica“, rinforzando così l’idea nazionalpopolare del coordinamento 9 dicembre. Ma sarà poi vero? Secondo http://www.ilclandestino.info  Morsello negli anni Ottanta era un assessore a Marsala per il Psi, mentre poi lo ritroviamo nel 2008 in una lista collegata a Raffaele Lombardo. Peccato che nel 2011 il buon Morsello abbia presenziato come relatore a un convegno organizzato da Forza Nuova di Terni da nientemeno che sua figlia Antonella, una militante del partito di estrema destra neofascista. Ma non è finita qui, il buon Morsello ha partecipato anche al II Congresso nazionale del movimento e ha dichiarato: “Forza Nuova è l’unico interlocutore politico dei Forconi”. Noi non partecipiamo ai convegni degli altri partiti, perchè sono quei partiti messi insieme, in questo momento particolare, pensando di spartirsi, come si dice in Sicilia, il porco, e continuare a dominare la scena politica. Il mio augurio è che con Forza Nuova si possa fare un passo avanti in questo sistema di politica corrotta”, ha aggiunto. Ma Morsello non è solo, c’è anche Casa Pound (vedi sotto), che guardacaso assieme a Fratelli d’Italia, altro partito di destra che ha tra le sue file un volto noto dell’estrema destra torinese, il consigliere comunale Maurizio Marrone, ha da subito appoggiato la protesta dei Forconi.

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Terzo punto, capitolo Grillo. Ricordiamo male o fu proprio Grillo il primo a “sdoganare” Casa Pound in nome dell’italianità? Pure coincidenze probabilmente, così come sono mere coincidenze le battaglie di Grillo contro la globalizzazione (che beninteso anche noi combattiamo da sinistra e da molto tempo prima, vedi Genova 2001), contro l’immigrazione e lo Ius Soli, e per l’italianità. Coincidenze anche la Rivoluzione del 9 dicembre sia stata organizzata e pianificata su internet, ovvio, così come è una mera coincidenza che Grillo abbia mandato un comunicato rivoluzionario agli agenti di polizia. Se non erriamo è sempre Grillo ad aver detto che fascismo e antifascismo sono categorie ormai superate, e lo stesso Grillo, secondo noi, sapeva benissimo che rifiutando di fare un governo con Bersani avrebbe costretto il Pd al megainciucio con Berlusconi, consegnando il Paese all’immobilità e alla cottura a fuoco lento per alimentare un clima potenzialmente da rivolta. Insomma con il suo qualunquismo, i suoi toni parafascisti dal sapore eversivo, Grillo ha creato l’humus adatto a movimenti di piazza che, privi di referenti politici, sono finiti per trasformarsi in una jacquerie strumentalizzata da settori torbidi ma che ha sicuramente coinvolto anche molti cittadini onesti effettivamente in difficoltà e disperati.

Vi è il quarto punto, non meno importante: Berlusconi. Guardacaso proprio il Cavaliere si è sempre fatto l’araldo delle battaglie antitasse, e questa rivolta arriva proprio poco dopo la sua estromissione dal Senato. E guardacaso dopo il terzo giorno di proteste, Berlusconi incontrerà una delegazione degli autotrasportatori. Tutte coincidenze? Per quanto ci riguarda l’unica bandiera credibile per invocare una Rivoluzione è il Tricolore, ma con la stella rossa in mezzo.

Gracchus Babeuf

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