L'astensione come rischio o opportunità?Tribuno del Popolo
domenica , 23 luglio 2017
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L’astensione come rischio o opportunità?

Come ogni tornata elettorale cominciano già a comparire sui giornali articoli che commentano con paura l’inesorabile aumento dell’astensionismo. Di fronte però a un’offerta politica sempre più deprimente ecco che l’astensionismo potrebbe trasformarsi in opportunità per una parte di società che non si sente più rappresentata da nessuno.

Prima una premessa oggettiva: chi vi scrive è contro l’astensionismo e si è sempre forzato di andare a votare, tuttavia di questi tempi la situazione sembra talmente compromessa da sospendere il giudizio. In fede non ci sentiamo più di criticare chi, non ritenendosi rappresentato da nessuno, rinuncia a esercitare il diritto di voto. In tanti, soprattutto nei giornali che sono usi appoggiare il potere costituito, si scagliano contro l’astensionismo evocando la paura dello scollamento della politica dai cittadini, ma ora possiamo dire che sono in ritardo, avrebbero dovuto preoccuparsi molto di più in passato per evitare che ciò accadesse.Inoltre anche partiti che dovrebbero teoricamente rivolgersi proprio ai delusi, agli arrabbiati, non sembrano invertire comunque la tendenza della disaffezione dei cittadini nei confronti della politica nel suo complesso. Tutto questo avviene perchè la politica ormai ha perso ogni tipo di interesse in quanto non è più un luogo di rappresentanza popolare bensì un gruppo di amministratori che si propongono per gestire un sistema che non viene messo in discussione. per chi raggiunge questa consapevolezza diventa quindi molto difficile credere ancora nel senso di esprimere il proprio voto, e molti infatti lo fanno per senso civico, perchè va fatto, cosa buona e giusta ma che dovrebbe essere spia di qualcosa che non va in quello che oggi noi comunemente definiamo “democrazia”. Certo, si potrebbe obiettare che le elezioni amministrative sono altra cosa rispetto alle elezioni politiche e che sarebbe giusto scegliere direttamente le persone che si ritiene debbano gestire il quartiere in cui si vive, e cioè è senz’altro giusto, tuttavia al posto di un atteggiamento censorio bisognerebbe forse cercare di comprendere  in modo così da riuscire a intercettare il bisogno di rappresentanza politica proveniente dal basso.Invece sembra quasi che la classe politica esistente non abbia alcun interesse nel interrompere la tendenza, e del resto gli Usa continuano a essere presi a modello di democrazia nonostante l’astensionismo raggiunga negli Stati Uniti delle vette impressionanti. Dunque l’astensionismo è sicuramente negativo in quanto consiste nella sostanziale rinuncia di un proprio diritto da parte di una fetta crescente di popolazione ma è anche una spia di una voglia di cambiamento e rinnovamento che un outsider potrebbe prima o dopo intercettare. Lo spazio dunque c’è, a patto di volerlo percorrere.

Tribuno del Popolo

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