Le attività del lobbying italiano a Bruxelles/3Tribuno del Popolo
venerdì , 24 marzo 2017
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Le attività del lobbying italiano a Bruxelles/3

Le attività del lobbying italiano a Bruxelles/3

Negli articoli precedenti, abbiamo evidenziato come le Istituzioni europee siano tra le entità più influenzate dall’attività di lobbying e perchè; abbiamo sottolineato come l’80% della normativa nazionale sia conseguenza delle scelte, sempre meno condivisibili, dell’Unione Europea. Il terzo elemento chiave, per capire l’importanza assunta dai gruppi di pressione a livello europeo, è costituito dalla capacità che essi hanno di incidere indirettamente sul Prodotto Interno Lordo dei singoli Paesi membri.

LEGGI LA SECONDA PARTE DELL’INCHIESTA QUI
E’ proprio questo tipo di attività, quella che potrebbe avere un effetto positivo sulla ricchezza nazionale, in cui l’Italia mostra le sue debolezze.
Una causa possibile, di questa “debolezza”, può essere ricercata nella collocazione, del nostro Paese, a un livello molto avanzato del processo di disaggregazione dello Stato unitario.

Negli ultimi anni, a livello europeo, si è accellerato il processo di transizione da un sistema “statico”, rappresentato dal potere centrale degli Stati unitari, a uno dinamico e multipolare (costituito dal potere “disaggregato” degli Stati) che si manifesta attraverso una fitta rete di attori interagenti tra loro, sia orizzontalmente che verticalmente.

Dal punto di vista interno dello Stato, ciò si traduce in una maggiore frammentazione del potere. Si pensi, per esempio, alle nuove competenze delle regioni e degli enti locali, oppure al rafforzamento delle numerose Authority settoriali, le quali sono chiamate a fornire le linee di indirizzo dei mercati strategici: telecomunicazioni, energia, sicurezza alimentare, risparmio etc.

Tuttavia, è bene precisare che gli Stati non sono per nulla scomparsi, anzi, evolvono e aggiornano i meccanismi di “ri-aggregazione” delle diverse istituzioni. Infatti, come purtroppo stanno dimostrando gli Stati Uniti (Governo e lobby insieme) nella negoziazione del Transatlantic Trade and Investment Partnership (TTIP), una forte e coesa sovranità interna consente a un Paese di avere un impatto notevole su scala globale.

L’Italia, dicevamo, pur collocandosi a un livello molto avanzato nel processo di disaggregazione dello Stato centrale (si veda la riforma dello Stato italiano dalla legge Bassanini in poi, o la digitalizzazione dei servizi della pubblica amministrazione), non è in grado di trovare un equilibrio nel riclassificare la propria sovranità. Intanto, nell’attesa che il nostro Paese sviluppi i necessari meccanismi di ri-aggregazione della nuova sovranità, le lobby istituzionali e private agiscono in ordine sparso, caotico e poco efficace.

Si registrano pochi casi in cui l’azione di lobbying italiana abbia dimostrato coesione tra i suoi rappresentanti e ancor più rari quelli in cui la nostra azione si sia combinata in modo strategico con quella di altri Paesi o di interessi stranieri.

Per capire meglio la situazione del nostro Paese, presenteremo due casi in cui la pressione delle lobby italiane hanno avuto più o meno successo, a seconda della maggiore o minore compattezza tra i propri rappresentanti. Entrambi i casi riguardano la negoziazione della Politica Agraria Comune (PAC) del 2005.

 

Organizzazione Comune dei Mercati agricoli (OCM) per l’olio d’oliva

Durante la fase di negoziazione per la riforma della PAC nel 2005, in Italia è emerso un mondo agricolo diviso, nel quale le 3 principali organizzazioni italiane di settore (Confederazione Italiana Agricoltori, Confagricoltura e Coldiretti) hanno mostrato di avere posizioni differenti sull’argomento e spesso confliggenti.

Da un lato, Confagricoltura ha criticato fortemente la riforma, giudicandola pericolosa per il sistema agrario del Paese, dall’altro lato, Coldiretti l’ha difesa a spada tratta, incoraggiandone l’adozione in tempi rapidi. Durante la fase negoziale, si sono registrate forti tensioni tra la Confederazione Italiana Agricoltori (CIA) e l’allora Ministro per le Politiche agricole Alemanno, reo di aver disatteso l’accordo raggiunto durante il Tavolo Verde regionale della Calabria. L’accordo, riguardante l’Organizzazione Comune dei Mercati agricoli per quel che concerne l’olio d’oliva (nella fattispecie il budget e le condizioni per il sostegno all’agricoltura), era stato confermato anche in sede di Conferenza Stato-Regioni.

Le organizzazioni si sono trovate in disaccordo anche sull’ipotesi di co-finanziamento dello Stato italiano alla PAC.

Queste divisioni interne, durate anni, hanno considerevolmente ridotto la capacità di incidere in modo efficace in sede di negoziazione europea.

La lobby italiana dello zucchero

Nel novembre 2005, i Ministri UE dell’Agricoltura hanno raggiunto un accordo sulla riforma del mercato dello zucchero, settore che per oltre 40 anni era rimasto “intoccabile” in ogni tentativo di riforma della PAC.

In questo accordo, è stato sancito il taglio dei prezzi di riferimento del prodotto del 36% in 4 anni. La proposta iniziale prevedeva un taglio del 39% del prezzo in 2 anni e avrebbe avuto impatto molto più pesante per i lavoratori del settore della bieticultura.

In questo accordo, inoltre, sono stati previsti sostanziosi aiuti economici sia di accompagnamento, sia di riconversione degli impianti in eccesso.

In questo modo, si è salvato e reso competitivo il 50% della produzione italiana di zucchero e si sono ottenuti finanziamenti per 700 milioni di euro, in due anni, per attuare i processi di ristrutturazione e riconversione aziendali, evitando così pesanti perdite per il settore occupazionale.

L’intesa raggiunta a Bruxelles, grazie a un intenso “gioco di squadra” degli attori coinvolti, ha permesso di ottenere risultati molto migliori rispetto alle premesse iniziali, ma, incredibilmente, gli attori in gioco sono gli stessi del caso dell’OCM dell’olio: l’allora Ministro Gianni Alemanno, la CIA, la Confagricoltura e la Coldiretti.

Stesso arco temporale, stessi attori coinvolti, ma risultati ben differenti. Magie italiche!

 

Andrea Stratta

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