Le conseguenze di una strage. Benetton ignora le sue responsabilità?Tribuno del Popolo
mercoledì , 18 gennaio 2017
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Le conseguenze di una strage. Benetton ignora le sue responsabilità?

Le conseguenze di una strage. Benetton ignora le sue responsabilità?

La Benetton non rispetta gli impegni internazionali presi con la Clean clothescampaign. Assente ingiustificata alla riunione di Ginevra con l’International Labour Organization e le altre aziende coinvolte nelle stragi industriali del Bangladesh, dove hanno perso la vita 1133 operai.

Fonte: Oltremedianews

In questi giorni a Ginevra è in corso una riunione internazionale per la costituzione di un fondo, di circa 58 milioni di euro, per il risarcimento alle famiglie delle vittime di una tra le più grandi catastrofi industriali della storia, avvenuta lo scorso 24 Aprile a Dahka, in cui sono morti 1133 lavoratori nel crollo del complesso manifatturiero Rana Plaza.

Il Bangladesh è la più grande fabbrica di vestiti occidentali: infatti direttamente o, più spesso attraverso contratti di subappalto, quasi tutte le principali aziende di moda pronta europee producono a basso costo nel paese. Tra queste c’è sicuramente l’italiana Benetton, difatti tra il 2 ed il 4% dei prodotti della multinazionale veneta sono fabbricati in Bangladesh. L’azienda gestisce direttamente solo la metà della produzione affidandosi per l’altra a fornitori esterni (dati di Green Report). Bassi costi di produzione e pochi obblighi da rispettare: comprare in Bangladesh conviene. In un paese in cui l’industria tessile impiega circa 3 milioni di persone, e crea ricchezza quasi esclusivamente per le multinazionali che comprano a prezzi stracciati i suoi prodotti, lo stipendio medio di un operaio si aggira sui 410 dollari l’anno, secondo quanto attestato da un dossier di Greenreport dello scorso Maggio.

Alla riunione di Ginevra, purtroppo, sono presenti solo 12 aziende delle 41 che hanno sottoscritto l’Accordo per lasicurezza degli edifici e la prevenzione degli incendi in Bangladesh, promosso dalla ong olandese, Clean clothes campaign, in cui era previsto anche l’incontro svizzero, con la partecipazione e supervisione dell’International Labour Organization. Tra le firmatarie assenti spicca la Benetton, coinvolta direttamente nella strage come riporta una documentazione accurata dell’agenzia France Press, che ha risposto con il silenzio agli inviti arrivati dalla Ccc.

Il giorno del crollo del Rana Plaza, l’azienda italiana smentiva con una nota le prime voci sulla presenza di suoi  prodotti tra le macerie: “Nessuna delle manifatture è fornitrice di Benetton”. il 29 aprile, di fronte alle foto dell’Associated Press che mostravano al mondo come Benetton si rifornisse in quelle fabbriche, iniziò a cambiare la versione: “Un ordine è stato completato e spedito da uno dei produttori coinvolti diverse settimane prima dell’incidente”. Il 30 aprile il numero degli ordini era già salito di un’unità: “Abbiamo verificato che quantomeno un ordine in passato c’è stato, forse due”. Il 7 maggio arrivava l’ennesima versione: “Un fornitore estero dell’azienda aveva occasionalmente subappaltato ordini a uno di questi laboratori”. Successivamente l’agenzia France Press fece sapere di aver ricevuto dalla Federazione operai tessili del Bangladesh documenti contenenti un ordine da circa 30mila pezzi fatto nel settembre 2012 da Benetton alla New Wave Bottoms Ltd, uno dei laboratori manifatturieri  coinvolti nel crollo.

Sembrerebbe alquanto improbabile se la Benetton, visto anche il suo ingente patrimonio, non trovasse il tempo, o ancor peggio la volontà, di sedersi ad un tavolo internazionale per concordare un doveroso risarcimento che in ogni caso non potrebbe mai ricompensare il dolore delle vittime e dei loro familiari. Occorre pensare a nuovi modelli di economia, smettendola di perseguire queste malsane idee di globalizzazione senza regole che portano solo sfruttamento e morte
                                                                                                                                             
  Giulio Mario Morucci

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