Le dimissioni di Monti chiamano l'Italia al voto. Tutte le insidie e le incognite di questa fase | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
lunedì , 24 luglio 2017
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Le dimissioni di Monti chiamano l’Italia al voto. Tutte le insidie e le incognite di questa fase

Dopo le annunciate dimissioni di Monti riparte il dibattito sulla data del voto. Tra le ipotesi di Marzo e Febbraio le insidie restano tante. Un prolungato esercizio provvisorio potrebbe infatti favorire attacchi speculativi, ma soprattutto colpi di mano in senso peggiorativo del “porcellum”.

Tratto da Oltremedianews.it

monti

Così anche per Monti saranno dimissioni. La notizia è giunta ieri sera alle 21.30 dopo il colloquio con il Capo dello Stato. Mario Monti ha deciso di rimanere in carica sino al varo della legge di stabilità.

Una decisione maturata nelle ultime ore, dopo giornate di tensione e di frecciate a distanza con Silvio Berlusconi. Troppo risicata la maggioranza rimasta a sostenerlo, troppo forti le pressioni provenienti dallo stesso Pd che non ci stava a passare come l’unico partito pro-monti. Improvvisamente il professore si è trovato il vuoto attorno ed ha deciso di prendere il toro per le corna invece di continuare a galleggiare.
Il colpo di scena è arrivato alle 21.30 di ieri sera, quando tutti ormai si stavano abituando all’idea di una fine “ordinata” della legislatura. Ed invece no, Monti ha sbattuto la porta, “con responsabilità” ha sottolineato qualcuno, vista la disponibilità ad impegnarsi per l’approvazione della finanziaria.

Immediatamente dopo la divulgazione della notizia è ripartito il dibattito sulla data del voto. Se nel primo pomeriggio di ieri le stesse parole di Silvio Berlusconi erano andate nel verso di una distensione nei riguardi del Quirinale vista la converganza sulla data del 10 marzo quale possibile election day, immediatamente dopo il colloquio fra Monti e Napolitano è tornata alla ribalta l’ipotesi di un voto in Febbraio.

Prospettiva che piacerebbe ancor di più a Palazzo Grazioli da dove hanno sempre spinto per un election day in modo da evitare figuracce pre-elettorali alle regionali con inevitabili ripercussioni sulla corsa a Palazzo Chigi. Il timore dei berluscones è tanto, a maggior ragione se si pensa che le regioni in cui si andrà a votare per il rinnovo del consiglio sono Lazio, Lombardia e Molise. Tutte escono da esperienze fallimentari di governo targato centrodestra e dunque le possibilità di vittoria appaiono minime. Ecco perché Berlusconi aveva messo il punto election day in cima alle condizioni per la tenuta della maggioranza.

Ebbene ora le dimissioni di Monti hanno riaperto la prospettiva di un voto a Febbraio. Guardando però alle date probabilmente non sarà possibile votare contemporaneamente anche nel Lazio. E questo perché il Tar ha già fissato la data al 3 e 4 Febbraio. I tempi sarebbero strettissimi se si optasse per tale soluzione. Più facile invece che si voti per le politiche verso fine Febbraio assieme a Lombardia, Molise e, forse, Comune di Roma.

Difficile invece pensare ad un esercizio provvisorio troppo prolungato, il rischio di un attacco speculativo sarebbe grosso. Ma le preoccupazioni degli esponenti del centrosinistra sono anche altre. In una situazione di forte incertezza, infatti, il colpo di mano è dietro l’angolo. Abbiamo parlato della possibilità di una Waterloo per Silvio Berlusconi, ma il Cavaliere è uno che vende assai cara la pelle; qualora infatti avesse tra le mani dei sondaggi molto negativi, l’obiettivo diverrebbe ancora una volta quello di rendere ingovernabile il Paese, magari con un pareggio al Senato. Ciò che successe nel 2005 insegna, e un prolungato esercizio provvisorio potrebbe favorire la ricomposizione di momentanee vecchie maggioranze di centrodestra per l’approvazione di emendamenti in senso peggiorativo dell’attuale legge elettorale. Staremo a vedere.

Michele Trotta

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