Le elezioni parlamentari anticipate in Slovenia: bloccata la destra, debutta con successo la "Sinistra Unita"Tribuno del Popolo
mercoledì , 18 gennaio 2017
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Le elezioni parlamentari anticipate in Slovenia: bloccata la destra, debutta con successo la “Sinistra Unita”

Le elezioni parlamentari anticipate in Slovenia: bloccata la destra, debutta con successo la “Sinistra Unita”

La Slovenia, repubblica indipendente (con 2 milioni di abitanti) al nostro confine orientale, dopo la dissoluzione della federazione jugoslava, ha avuto negli ultimi 25 anni governi di centro sinistra e di destra, che hanno comunque agevolato lo sviluppo di un capitalismo di rapina, l’appropriamento dei aziende da parte di tycoon (manager, direttori, politici) ed ora vive una crisi strutturale con un debito attorno al 70% del PIL ed una disoccupazione attorno al 10%. Nel periodo jugoslavo era considerata la repubblica più progredita con uno standard di vita vicino a quello austriaco. 

Fonte: Marx21.it
Quando si separò dalla federazione jugoslava i suoi dirigenti promettevano, dopo l’inclusione nella NATO e nell’ UE, che sarebbe diventata presto il Paese di Bengodi, simile alla Svizzera. In realtà perse nel giro di pochi anni i mercati balcanici che l’avevano resa prospera ed il debutto sui mercati europei ed occidentali fu sicuramente traumatico.

Infatti, come scrive il giovane Bostjan Remic, “dopo la dissoluzione della Jugoslavia la Slovenia ha vissuto una transizione depressiva ed ha potuto integrarsi nel mercato occidentale grazie al modello gradualista keynesiano. Inizia così un periodo di crescita endogena che dura fino al 2004. La sua moneta viene spesso svalutata, i flussi di capitale sono limitati. Malgrado la privatizzazione e la snazionalizzazione gran parte del patrimonio rimase in mano pubblica, anche le tre banche principali. Non si è nemmeno formata una classe capitalista. La burocrazia ex comunista (i cosiddetti „direttori rossi“) ha mantenuto la gestione del patrimonio e, bisogna riconoscerlo, con notevole successo. Abbiamo avuto un’economia di mercato coordinata, secondo il modello scandinavo ed austriaco. “

Il 2004 è l’anno della svolta. La Slovenia entra nell’UE “ abbandonando il modello keynesiano, malgrado abbia dato buoni risultati. Si è trattato du una svolta pragmatica ed ideologica: l’adesione all’UE senza se e senza ma era sostenuta dai politici al potere, siano essi di destra o di sinistra. L’adesione ai criteri restrittivi di Maastricht e dell’EMU fu inevitabile.” 

Prevalsero così gli interessi “ di una „borghesia compradora“ che non era proprietaria degli strumenti di produzione, ma gestiva lo stato creando condizioni migliori al capitale straniero.” Dal 2004 al 2008 l’economia si surriscalda. Si moltiplicano le privatizzazioni interne (acquisti delle proprie imprese da parte dei manadger o di tycoon) con la garanzia di pacchetti azionari delle stesse imprese, il cui valore veniva gonfiato in borsa.”

Remic ribadisce a questo punto che “ l’UE è la causa principale della bancarotta economica della Slovenia. Ci sarebbe stata anche senza l’UE, essendo intrinseca al capitalismo, ma probabilmente in misura limitata e senza conseguenze a lungo termine, in particolare per le masse lavoratrici, poichè è proprio la camicia di forza europea che ha devastato le periferie”.

Il primo ad affrontare la crisi è stato il governo socialdemocratico che nel 2009 ha messo in atto politiche per accrescere la domanda interna, aumentando il salario minimo lordo da 600 a 734 euri e con aiuti per la conservazione dei posti di lavoro nelle imprese in difficoltà. Invece non è stato in grado di intervenire con innesti di capitale nel settore bancario, emulando gli altri paesi europei, pur essendo questo il problema principale dell’economia slovena. Nella seconda metà del suo mandato il governo socialdemocratico ha dovuto assumere politiche neoliberiste per rispetto dei criteri di Maastricht e delle imposizioni della BCE che ha esposto gli stati europei alle pressioni dei mercati finanziari.

A ciò è seguito un nuovo governo di destra che ha limitato i diritti referendari ed iscritto nella Costituzione il pareggio di bilancio. I progetti principali di questo periodo furono lo Holding statale per la privatizzazione celere delle imprese statali attive e la Bad bank per la socializzazione delle perdite nel settore bancario.

Attualmente sono in fase di privatizzazione 15 imprese, tra le quali l’aeroporto nazionale, il monopolista nel campo delle telecomunicazioni ed altre aziende tecnologicamente avanzate ed attive. Tutto ciò viene giustificato con la necessità di abbattere il debito pubblico il che è irrazionale. Va ribadito comunque che la Slovenia è „la prima della classe“: tra tutti i paesi dell’UE è quella che ha maggiormente abbattuto il costo del lavoro ed ha un bilancio dei pagamenti attivo, come l’Irlanda ed il Lussemburgo. Questi dati statistici sono la dimostrazione della dimensione di classe della crisi europea.

Bostjan Remic conclude la sua analisi ribadendo che “la Slovenia è un esempio emblematico delle contraddizioni europee. Quattro o cinque anni prima della crisi sarebbero bastati per assumere maggiori proporzioni, ma oggi pare irrisolvibile. I criteri di Maastricht cementati nel Fiscal compact, le leggi sulla tutela della concorrenza e del libero mercato, oltre all’eurolandia con una politica monetaria molto restrittiva ed assenza del riciclaggio dei surplus di bilancio fanno sì che i paesi membri causa questi elementi politici ed economici siano impediti di realizzare politiche keynesiane che avrebbero potuto aiutarli nel superamento della crisi o almeno salvare le situazione dei lavoratori. “

Questo il quadro economico sociale. Lo scenario politico vede invece una forte flessibilità tra i partiti politici e la loro rapida mutazione.

Il sistema elettorale è una specie di “Mattarellum” con 8 circoscrizioni divise in 11 collegi uninominali e sbarramento al 4%. La divisione dei seggi è proporzionale. Vengono eletti i candidati meglio piazzati nei loro collegi. Vediamo ora la scena politica.

Il PC sloveno si è trasformato in questo ventennio in un partito socialdemocratico vicino alle tesi di Tony Blair e finanziato da fondazioni laburiste inglesi e americane, vicine al gruppo Clinton. Esprime ora il presidente della repubblica Borut Pahor, amico di Fassino.

Gestiva pure il ministero della difesa, decisamente filoatlantico.

La destra slovena è rappresentata dal Partito democratico (SDS) di Janez Jansa, già primo ministro della guerra sloveno in seguito arricchitosi con un ingente traffico di armi dall’Europa dell’Est verso i Balcani in guerra e verso l’Africa. Qualche mese fa è stato condannato definitivamente per essere stato corrotto dall’azienda finlandese Patria , da primo ministro sloveno, per l’acquisto di blindati per l’esercito sloveno. Arrestato, è attualmente detenuto nel reparto semiaperto del carcere di Dob. Ha comunque partecipato indirettamente alla campagna elettorale, facendosi vittima “delle toghe rosse”, ed è stato eletto al parlamento. Il suo partito ha comunque fallito l’obbiettivo di conquistare la maggioranza ed il governo, avendo “vampirizzato” gli alleati minori di centrodestra.

Per impedire il successo della destra, sostenuta a spada tratta dalla Chiesa cattolica locale, fortemente reazionaria, persino nostalgica del clerofascismo, priva di vescovi, essendo stati sospesi dal papa Francesco per malversazioni finanziarie, già 4 anni fa venne costituito un movimento politico “ad hoc” (Slovenia Positiva) con il fine di intercettare i voti in uscita dei socialdemocratici e dei liberali. SP ha raggiunto la maggioranza relativa ed ha formato un governo di centro sinistra, premier la giovane Alenka Bratusek. L’esperienza è durata qualche anno ed è entrata in crisi sul problema delle massicce privatizzazioni richieste da Bruxelles. SP si è dissolta e sulle sue ceneri è nato, tre mesi prima delle elezioni, un partito “personale” del giurista Miro Cerar, nome noto per il padre, campione olimpionico. Cerar è una figura neutra, moderata, sobria ed ha presentato una squadra di tecnici, simile in ciò a Mario Monti in Italia. Ha promesso di fare ordine e di limitare le privatizzazioni alleandosi con chiunque, meno la destra. Col sostegno massiccio dei mass media ha ottenuto il 34,6% di voti e la maggioranza relativa al parlamento, composto da 90 deputati (più due rappresentanti delle minoranze linguistiche italiana ed ungherese).

Al secondo posto si è piazzata la destra (SDS) col 20%, al terzo un partito di pensionati, tradizionalmente di centrosinistra, col 9,7%.

Al quarto posto la vera novità del momento storico sloveno: la Sinistra unita che col 6% ha eletto sei deputati, superando di slancio lo sbarramento del 4%, cosa che non è riuscita al partito popolare cattolico ed a altri partiti minori, compreso quello nazionalista euroscettico.

I socialdemocratici seguono a ruota la Sinistra unita eleggendo 6 deputati, subendo però una grave flessione di voti.

Entrano in parlamento, superando lo sbarramento del 4% anche il partito democristiano NSI di destra e quello della ex premier Alenka Bratusek, di centrosinistra.

E’ probabile, a questo punto, la formazione di un governo di centro sinistra del partito di Miro Cerar con i socialdemocratici ed i pensionati. La SU farà opposizione costruttiva e chiede a gran voce il blocco delle privatizzazioni e la difesa dello stato sociale.

SINISTRA UNITA

In Slovenia operava da 17 anni un gruppo di giovani che hanno dato vita ad un’istituzione politico culturale: l’ Università degli operai e dei punk. Trasformatasi recentemente in Università dei lavoratori è sostanzialmente un centro sociale che organizza corsi di vario genere, anche di contenuto politico culturale, per operai e studenti, seguendo le dinamiche ed i conflitti nella società che collettivamente analizzavano.

Dal nucleo dirigente di quest’Università operaia nasce l’ Iniziativa per un socialismo democratico (IDS) con una forte ispirazione marxista e “socialcomunista”. IDS si costituisce in partito appena a marzo di quest’anno. Ha qualche centinaio di iscritti, in gran parte giovani sotto i 30 anni.

IDS partecipa alle lotte contro le privatizzazioni, esprimendo solidarietà concreta ed aiutando gli operai e le operaie delle aziende in pericolo ad organizzarsi. Spesso collaborano con il Sindacato con cui trovano un linguaggio comune, ma non sempre. Il Sindacato sloveno offre a IDS locali e strutture per operare sul territorio. Altri locali e strutture ed aiuto organizzativo vengono offerti dalla Lega dei combattenti della resistenza (l’Anpi slovena, anch’essa ormai composta da figli dei partigiani). In Slovenia sono forti i tentativi di riabilitazione del collaborazionismo con l’occupazione nazifascista. Ciò ha provocato una forte radicalizzazione dello scontro storico-ideologico.

In primavera, coll’avvicinarsi delle elezioni europee, IDS decide il gran salto ed offre ad alcune forze politiche storiche un’alleanza della sinistra anticapitalista. L’interlocuzione include un partito “ecosocialista” (TRS) ed un partito “laburista” (DSD), mentre ne esclude altri, come i Pirati e Solidarnost, che rifiutano la pregiudiziale antineoliberista e la scelta per un “socialismo democratico ed ecologico”. Che vuol dire in sostanza maggiore intervento statale nell’economia, nazionalizzazione delle banche, socializzazione ed autogestione operaia delle imprese, costituzione di cooperative, partecipazione diretta della popolazione alle scelte che la riguarda anche con forme referendarie ecc. La differenza con l’esperienza della Lista Tsipras in Italia è distinguibile, specie per la sua inclusività unitaria e la chiarezza programmatica.

IDS, TRS e DSD formano così il cartello elettorale Sinistra unita con un programma concordato ed una lista equilibrata che alle europee raggiunge, nel silenzio mediatico assoluto, il 5,5% dei voti, avendo però votato solo il 23% degli aventi diritto. Manca per un soffio l’elezione di un deputato europeo.

IDS ha avuto in questa fase al proprio fianco il PC austriaco ed il Pdci. Esponenti dell’IDS hanno partecipato a Bologna ad un seminario sulle politiche europee organizzato dal Pdci. Hanno inoltre avuto rapporti con Rossa di Trieste.

SU è stata appoggiata personalmente da Tsipras che è venuto a Lubiana per il congresso fondativo della coalizione. Hanno partecipato anche esponenti della Sinistra europea, il PCA, il Pdci e La Linke tedesca.

Le elezioni parlamentari anticipate del 13 luglio sono state fortemente criticate da SU, dato che una parte della popolazione sarebbe stata in ferie e la campagna elettorale si è svolta nel periodo del campionato mondiale di calcio. Ciò non ostante SU ha continuato ad agire di conseguenza svolgendo una campagna elettorale diversa dagli altri partiti. Si è pure allargata ad una “quarta componente” composta da personalità della cultura e movimenti della società civile che avevano partecipato negli anni scorsi alle manifestazioni contro il governo di destra, provocandone la caduta. Le quattro componenti di SU hanno operato su di un piano di parità. Il diritto di veto era riservato ai 2/3 dei soci fondatori, ma non è stato mai usato.

Gli eventi principali sono state le manifestazioni di solidarietà con i lavoratori delle aziende privatizzate o vendute al capitale straniero. In particolare ha avuto forte risonanza la manifestazione contro la privatizzazione della più grande rete di distribuzione slovena, il Mercator, che da solo rappresentava il 20% del fatturato nel settore del commercio. La SU ha proposto di trasformarla in cooperativa di lavoratori e consumatori.

Altro evento importante lo sciopero, durato quasi un mese, dei minatori di Trbovlje, che forniscono il carbone alla centrale termica di Velenje. Il 26-enne coordinatore dell’IDS Luka Mesec si è recato tra di loro ed è rimasto fino all’ultimo al loro fianco, organizzando solidarietà ed aiuto concreto agli scioperanti.

Il budget finanziario di SU per le elezioni è stato di 2 mila euro. In realtà ne sono stati raccolti di più, restando su livelli molto modesti. Tutta la campagna è stata gestita con il lavoro volontario coordinato da uno staff unitario. Sono stati stampati manifesti, pieghevoli e volantini con lo stesso testo: “Non basta cambiare le facce, bisogna cambiare politica!” Niente facce sui manifesti, ma, anzi, folla di persone con la faccia coperta. Il testo era sintetico con dei Si e dei NO molto chiari.

La gran parte della campagna elettorale si è svolta in rete, su FB ed altre reti sociali. Centellinando sapientemente temi e la promozione personale, la campagna ha raggiunto gran parte della popolazione slovena che è fortemente informatizzata, persino tra le persone anziane.

In particolare SU ha operato anche nelle comunità di lavoratori immigrati dalle altre repubbliche della ex Jugoslavia spesso discriminati, compresi i Rom autoctoni.

SU ha evitato polemiche dirette con gli altri partiti, ma ha sottolineato la propria differenza e l’orientamento anticapitalista.

Nelle tribune politiche gli esponenti di SU, in particolare Luka Mesec, hanno bucato lo schermo ed i sondaggi hanno da subito sottolineato il consenso che suscitavano. Non a caso i conduttori delle trasmissioni TV hanno cercato di limitare i loro interventi, con un effetto controproducente.

Alfine il risultato li ha premiati. Dei sei deputati ben quattro sono dell’IDS. Tre giovani, tra cui Luka Mesec, Matej Vatovec, Miha Kordiš ed il dr.Trček. Gli altri due sono il leader ecosocialista Matjaž Hanžek e l’attrice laburista Violeta Tomič. Gli eletti hanno pubblicamente promesso di informare costantemente gli elettori sul proprio operato e di dimettersi, qualora lo richiedesse la maggioranza degli iscritti.

SU avrà ora la possibilità di rafforzarsi anche col finanziamento pubblico previsto per i partiti che superano il 1,5% di voti.

Ancora qualche cenno sull’IDS che è il partito giovane ed egemone di SU.

Ha qualche centinaio di iscritti, distribuiti su tutto il territorio sloveno. Al congresso hanno eletto un consiglio nazionale ed un coordinatore (Luka Mesec). Opera con gruppi di lavoro sui vari temi attraverso il sistema della “democrazia liquida”. Ogni tema viene problematizzato e messo in rete consentendo agli iscritti di dire la loro. Alla fine il comitato competente ne trae le conclusioni, informandone gli iscritti. Per le conclusioni vale il principio del centralismo democratico. Le discussioni in rete (mailing list) sono quotidiane e numerose. I problemi più importanti vengono trattati in riunioni ad hoc, collegate in teleconferenza con chi non può essere fisicamente presente.

Dopo la vittoria alle elezioni, essendoci un grande interesse per ciò che dirà e farà SU, l’ IDS ha deciso di sfruttare il momento per rafforzarsi lanciando una nuova campagna di adesioni.

Stojan Spetic

*Stojan Spetič è stato candidato della SU sull’ Altipiano carsico ed a Trieste, relativamente ai cittadini sloveni che vi risiedono. Nella campagna elettorale ha riportato anche la sua esperienza parlamentare, essendo stato senatore del PCI e di RC. – See more at: http://www.marx21.it/internazionale/europa/24340-le-elezioni-parlamentari-anticipate-in-slovenia-bloccata-la-destra-debutta-con-successo-la-qsinistra-unitaq.html#sthash.lQmtHgR3.dpuf

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