Le grandi manovre dell'Arabia Saudita per infiammare il Medio OrienteTribuno del Popolo
martedì , 23 maggio 2017
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Le grandi manovre dell’Arabia Saudita per infiammare il Medio Oriente

L’Arabia Saudita ha varato una vera e propria coalizione di 34 paesi sunniti per coordinare attacchi in Iraq, Libia, Egitto, Afghanistan e Siria in teoria per “combattere il terrorismo” dell’Isis e di altri jihadisti. Riad dunque sembra voler reagire alla coalizione Mosca-Teheran-Damasco-Baghdad che nell’ultimo mese ha modificato sul campo gli equilibri nella guerra di Siria. 

Una vera e propria coalizione di 34 paesi sunniti è nata a Riad con l’Arabia Saudita che dimostra quindi di reagire con molto nervosismo ai recenti sviluppi della vicenda siriana. Riad infatti ha investito a piene mani nella rivolta contro Assad sin dal 2011 e oggi appare convinta come non mai di continuare a finanziare l’opposizione a Damasco con ogni mezzo. Le recenti vicissitudini però hanno evidenziato la volontà della comunità internazionale di andare contro lo Stato Islamico, i cui legami con i sauditi sono ormai trattati apertamente da quasi tutti i quotidiani, ed ecco che l’Arabia Saudita per non essere da meno ha messo su una “coalizione per combattere il terrorismo“. La sensazione però è che i sauditi non vogliano di certo combattere quegli stessi gruppi che hanno sin qui finanziato in Siria, semmai la loro volontà sembrerebbe quella di realizzare una coalizione per rallentare l’avanzata dell’asse Mosca-Teheran-Damasco-Baghdad, il vero spauracchio per Riad e per Ankara nel Medio Oriente.

Come scritto anche da Molinari su La Stampa la vera finalità della coalizione a guida saudita sarebbe quella di arginare la sfera di influenza dell’Iran. Una alleanza che include oltre all’Arabia Saudita anche la Turchia, gli Emirati Arabi Uniti e il Pakistan. Molinari per la verità ha citato anche l’Egitto ma a noi sembra che Al-Sisi abbia assunto una posizione ben chiara nei confronti del terrorismo islamico, ancor più che lo Stato Islamico ha colpito più volte il governo egiziano. Il modello da seguire sarebbe quello già sperimentato in Yemen contro gli Houthi, ribelli sciiti appoggiati dall’Iran e i sauditi sono stati molto furbi inserendo nella coalizione anche paesi come Libia, Giordania, Somalia e Yemen, oltre che l’Anp palestinese di Abu Mazen. Sembra quasi che si voglia ottenere una sorta di legittimazione internazionale a una armata sunnita da lanciare in Siria contro la coalizione composta da Hezbollah, esercito siriano e iracheno, forze russe e iraniane.

Indicativo inoltre che a Riad i sauditi non abbiano invitato il Libano e l’Oman, due paesi che per motivazioni diverse sono considerati alleati dell’Iran. Insomma l’incendio siriano potrebbe trasformare proprio la Siria nel teatro di uno scontro tra opposte coalizioni militari, e il timore è possa bastare davvero poco per estendere il conflitto su scala globale. La realtà è che forze armate siriane aiutate da Hezbollah, dall’Iran e dalla Russia hanno riconquistato terreno e l’esercito iracheno nell’ottica di combattere con l’Isis si sta sempre di più avvicinando a Teheran. Da qui la decisione di organizzare una armata sunnita per cambiare il corso della guerra, magari creando dei contingenti di truppe speciali di terra da mettere al servizio della coalizione Usa. Citando Molinari: “è iniziato il conto alla rovescia per l’intervento sunnita in Siria, da tempo richiesto dal Pentagono al fine non solo di smantellare lo Stato Islamico (Isis) di Abu Bakr al-Baghdadi ma di contrastare i piani della coalizione militare guidata dalla Russia di Vladimir Putin e composta da Assad, Iran, Iraq ed Hezbollah“.

photo Credit @https://en.wikipedia.org/wiki/Saudi_Arabian_Army#/media/File:AuF1_and_AMX-10P_(Royal_Saudi_Land_Force).JPEG

Dc

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