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venerdì , 26 maggio 2017
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Le mani degli Usa sulla Siria

Ci risiamo. La Casa Bianca ha autorizzato dei raid in difesa dei ribelli siriani addestrati dagli Usa in Siria, il che significa sostanzialmente porre le basi per una vera invasione della Siria contro le forze di Assad. Ma la Russia non molla  Damasco.

Il Syrian Game potrebbe subire una vera e propria svolta con la decisione degli Stati Uniti di autorizzare dei raid aerei in difesa dei ribelli siriani addestrati dalla Casa Bianca e attivi nella parte settentrionale del Paese. Il problema è che lo Stato Islamico non è l’unico attore attivo nella zona, oltre ai ribelli jihadisti e a quelli del Fsa ci sono anche le forze lealiste di Assad, peraltro legittimate ad agire nel nord della Siria dal fatto che si tratta di territori facenti parte dello stato siriano. In barba a ogni trattato internazionale però gli Usa vorrebbero creare un ombrello in grado di difendere i ribelli da eventuali raid aerei dell ‘esercito siriano. In molti sostengono che si tratti sostanzialmente dell’inizio di una vera invasione della Siria sulla falsariga di quanto realizzato in Libia con Gheddafi.

Questa decisione segue quella di autorizzare la Turchia a creare una zona di sicurezza nella parte nord della Siria, la stessa dove ci sono i curdi che Ankara ha dimostrato di temere quanto e più dell’Isis. La sensazione è che si tratti di una fase I nella quale gli americani cercano di creare dei referenti attivi in Siria cui seguirebbe una fase II nella quale i raid americani si rivolgerebbero direttamente contro le forze siriane. Non a caso questa discutibile decisione ha scatenato la dura reazione della Russia, che di Damasco resta alleata, che ha informato per bocca del suo ministro degli Esteri Serghey Lavrov che si tratta di una “iniziativa destabilizzante” che complica e di molto la campagna antiterrorismo. Peraltro l’attivismo americano rischia di dividere anche l’opposizione siriana con Al-Nusra che avrebbe messo in guardia i ribelli siriani dal proseguire con il “progetto americano”, e infatti gli arei americani hanno colpito obiettivi nel nord della Siria già nelle scorse ore.

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