Le mani di Al Qaeda sulla SiriaTribuno del Popolo
mercoledì , 29 marzo 2017
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Le mani di Al Qaeda sulla Siria

Negli ultimi tempi si sono verificati scontri pesanti tra miliziani jihadisti e quelli legati all’Esercito Libero Siriano. Si tratta di un’offensiva in grande stile di Al Qaeda, che annuncia l’arrivo in Siria di centinaia di combattenti. 

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La patata bollente Siria continua a scottare. Non bastano le ingerenze di Israele, Hezbollah, Turchia e quant’altro, ora si allungano gli artigli di Al Qaeda verso la Siria, rischiando di far precipitare il Paese in una nuova spirale di violenza. Negli ultimi tempi l’esercito fedele ad Assad ha riportato diverse vittorie militare sugli insorti, aumentando la frammentazione dello schieramento ribelle. Anche per questo Al Qaeda starebbe cercando di prendere in mano la situazione, ed effettivamente negli ultimi giorni scontri tra miliziani jihadisti e delll’Esercito Siriano Libero si sono già verificati. Non solo, Al Qaeda ha promesso anche l’invio in Siria di centinaia di combattenti. Le “divergenze di visione e di obiettivi” tra ribelli siriani laici e miliziani salafiti, molti dei quali stranieri, porteranno a “uno scontro inevitabile che causerà molte perdite“: lo ha detto in un’intervista apparsa ieri sulla stampa panaraba uno dei rappresentanti di spicco del salafismo giordano, Muhammad Shalabi meglio noto come Abu Sayyaf, secondo cui “i combattimenti tra questi due fronti é un male necessario“. Una guerra nella guerra quella degli estremisti islamici che intendono combattere non solo contro Damasco, ma anche contro le formazioni armate laiche. Inizialmente i vari gruppi volevano rimandare la resa dei conti alla caduta di Bashar al-Assad, ma negli ultimi mesi si sono resi conto che Assad rimane ancora saldamente al potere e non sarà affatto facile rovesciarlo. L’Occidente poi continua a cercare di destabilizzare Damasco, e lo fa promettendo assistenza proprio all’opposizione che rischia però di finire sotto controllo jihadista. Nelle scorse ore inoltre i Talebani pachistani hanno annunciato di aver allestito campi di addestramento per centinaia combattenti diretti in Siria nel quadro di una strategia che secondo gli stessi Talebani  mira ad accreditarsi maggiormente presso la leadership centrale di Al Qaeda. Abu Sayyaf, che afferma di aver trascorso dieci anni nelle carceri giordane perché riconosciuto colpevole tra l’altro di aver pianificato attacchi alle forze Usa nella regione, sostiene apertamente il flusso di combattenti islamici in Siria. “I recenti scontri armati avvenuti tra noi e i combattenti laici dell’Esercito siriano libero (Esl) sono un male necessario”, ha detto, affermando che “i due gruppi divergono sia nella visione che negli obiettivi“. Secondo alcune stime i combattenti di Al Qaeda presenti in Siria sarebbero più di 17.000, anche per questo Obama ha rettificato chiedendo di verificare a chi vanno le armi.

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