Le "Media Wars" e le tattiche di stravolgimento della realtàTribuno del Popolo
martedì , 23 maggio 2017
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Le “Media Wars” e le tattiche di stravolgimento della realtà

I media hanno la capacità di fare filtro tra i fatti e le persone decidendo che cosa il pubblico può venire a sapere di questo o di quel fatto. E quando i media fanno riferimento agli stessi poteri e interessi economici ecco che rompere la cortina fumogena dell’informazione diventa problematico. Vi faremo ora qualche esempio del “doppio” o “triplo” standard utilizzato dal mainstream per raccontarci e analizzare la realtà. 

Inutile prenderci in giro. A parte una consistente minoranza di persone che cerca di approfondire ogni singola notizia incrociando diverse fonti e soprattutto dubitando di quello che si legge la stragrande maggioranza di persone non ha tempo nè voglia di farlo e finisce per, volente o nolente, credere alla versione dei fatti che viene offerta dal cosiddetto mainstream. Molta gente, anche colta e dotata di grande intelligenza, finisce per venire plagiata inconsciamente o no dalla visione che viene data da opinionisti e professionisti dell’informazione. Peccato che costoro non si limitino a raccontare i fatti così come sono accaduti, danno la loro interpretazione di quei fatti, figlia peraltro dell’allineamento del nostro Paese all’interno dello schieramento occidentale e della Nato.

Così quando in Russia è stato ucciso l’oppositore di Putin Nemtsov tutti i giornali hanno puntato il dito sui 40.000 cittadini scesi in piazza a Mosca lasciando quindi credere che si trattasse di una manifestazione oceanica quando in realtà il Partito Comunista della Federazione Russa continua a portare decine di migliaia di persone in piazza senza che tali notizie abbiano mai raggiunto le prime pagine dei nostri giornali. Oppure basti pensare al caso del Venezuela dove ogni sit-in organizzato contro il governo di Maduro conquista subito le prime pagine mentre le manifestazioni oceaniche dei cittadini filogovernativi vengono bellamente ignorate, come se non esistessero. Insomma, ovunque nel mondo ci sia qualcuno che sembra fare gli interessi della visione mondiale del cosiddetto Occidente godrà di ottima stampa e le sue iniziative verranno divulgate in lungo e in largo. Laddove invece ci sia qualcuno che osi andare contro tali interessi verrà presentato come un “terrorista” o un “dittatore”.

Lo schema ormai è molto semplice, si prende un Paese la cui politica estera e interna in qualche modo danneggia gli interessi dell’Occidente e si comincia a costruire una campagna mediatica completamente contraria a quel governo. E’ accaduto con il Venezuela, con Cuba, e anche più recentemente con il Brasile, basti pensare quest’estate quando durante i mondiali si cercava di destabilizzare in tutti i modi il governo della Rousseff. E’ successo e succede con la Russia, diventata negli ultimi cinque anni da alleato dell’Occidente a quintessenza dell’Impero del Male. Accade, quotidianamente, in Siria, dove Bashar al-Assad viene descritto come una sorta di novello Hitler nonostante basterebbe raccogliere informazioni sul posto per capire come in Siria siano stati utilizzati contro di lui jihadisti radicali e pronti a tutto che hanno massacrato e massacrano la popolazione civile.

Basti pensare a cosa accade quotidianamente negli Stati Uniti dove poliziotti commettono violenze di ogni tipo, non ultima di pochi giorni fa la notizia di un senza casa freddato da alcuni poliziotti senza apparente motivo. Dove chi contesta, vedi il movimento Occupy, subisce violenze e repressione esattamente come nei paesi dove Washington puntualmente denuncia violazioni di diritti umani. Ma il doppio standard è strettamente legato alla storia dell’Occidente, basti pensare al giudizio negativo dato all’Unione Sovietica accusata di non rispettare i diritti umani e la libertà personale proprio in un periodo in cui negli Stati Uniti la popolazione di colore subiva discriminazioni vergognose e non godeva nemmeno degli stessi diritti dei bianchi.

Photo Credit https://c1.staticflickr.com/3/2227/1824234195_e6b913c563_z.jpg?zz=1

Gracchus Babeuf

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