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venerdì , 24 marzo 2017
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Le Media Wars- Il caso della Siria

Guerre mediatiche, inganni telematici. La guerra di combatte anche così nei tempi della globalizzazione informatica. Vediamo il caso di Damasco. 

 

La guerra dai tempi di Sun Tzu e di Von Clausewitz ha subito cambiamenti sistematici dovuti al progresso scientifico e della tecnica. Alcuni dei precetti indicati dai grandi maestri però continuano a essere attuali, a dispetto dei cambiamenti radicali che hanno interessato l’umanità negli ultimi secoli. Nel XXI secolo la guerra continua a esistere eccome, e migliaia di esseri umani continuano a morire in nome di conflitti che sono sempre più legati a doppio filo con la sete di profitto e i calcoli geopolitici degli stati mondiali. Con il progredire inarrestabile della tecnica e della scienza però si sono anche affinati i modi di combattere queste guerre che ora hanno assunto modi sempre più diversificati e subdoli per dispiegare tutto il loro potenziale distruttivo. Oltre alle bombe intelligenti, ai bombardieri invisibili e ai droni senza pilota infatti,ci troviamo di fronte a un nuovo tipo di guerra: le “Media Wars”.

Nel 2011 abbiamo assistito alla cosiddetta “Primavera Araba”, un enorme sommovimento di popolo che ha travolto le dittature del Nord Africa e del mondo arabo. Questa a ben guardare è stata l’occasione per esperire nuovi modi di influenzare l’opinione pubblica utilizzando i media e internet, con veri e propri professionisti della mistificazione che hanno potuto utilizzare il mondo come scacchiera. Così delle “bugie” confezionate magari nei laboratori di Al Jazeera nell’opulento Qatar riescono a propagarsi a tempo zero, opportunamente riprese e diffuse dai media occidentali, che ovviamente hanno il loro tornaconto nel cercare di raccontare una versione dei fatti che serva a creare l’ambiente ideale a preparare interventi militari. E’ quello che è accaduto nella Libia di Muammar Gheddafi, non certo un faro di libertà e democrazia, ma uno Stato che riusciva a dare una vita dignitosa a tutti i suoi cittadini. Per autorizzare un attacco internazionale contro la Libia le Nazioni Unite hanno letteralmente diffuso false notizie di bombardamenti aerei effettuati contro i civili, notizie che sarebbero poi state smentite solo quando l’intervento della Nato contro la Libia era ormai diventato realtà.

In Siria la situazione presenta diversi punti di vicinanza con quella della Libia di qualche mese prima. Anche qui abbiamo un presidente in carica, Bashar al-Assad, che viene presentato come un dittatore assetato di sangue che massacra il proprio popolo. Dall’altra parte ci sono i ribelli, tra i quali si annoverano diversi estremisti islamici, che combattono in armi contro le forze regolari siriane. A ben guardare quella siriana sembra proprio una guerra civile nel vero senso della parola, con parti più o meno significative della società che si fronteggiano in una guerra sanguinaria. I media occidentali però, che hanno bisogno di una Siria “amica” per circondare l’Iran, continuano a parlare di massacri a senso unico perpetrati dalle forze armate di Assad ai danni della popolazione civile.  E’ questo il caso della strage di Hula, dove hanno trovato la morte un centinaio di incolpevoli civili, massacrati senza apparente motivo. Tutto il mondo ha reagito con decisione contro Assad, accusando l’esercito di Damasco di aver organizzato e realizzato il terribile massacro. Damasco ha duramente negato di essere coinvolta in un massacro che non avrebbe avuto alcun senso dato che gli osservatori dell’Onu avrebbero finalmente avuto la tanto attesa prova delle colpe di Assad che avrebbe potuto autorizzare un intervento militare in piena regola sulla falsariga di quello libico. Secondo un recente studio di un quotidiano tedesco, il Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ), gli autori del massacro di Hula sarebbero stati proprio i ribelli siriani e non le forze armate di Assad come si era in un primo momento sostenuto.

Il massacro infatti sarebbe stato realizzato dai militanti sunniti anti-Assad, e molte delle vittime uccise erano membri delle minoranza alauite e Shia, le quali supportano a larga maggioranza proprio Assad. Il giornale ha anche citato alcuni testimoni oculari che avrebbero ammesso il loro coinvolgimento nel massacro. Sempre secondo la ricerca pubblicata dal quotidiano i ribelli siriani avrebbero attaccato l’esercito siriano costringendolo a una battaglia di circa un’ora e mezza con dozzine di caduti da entrambe le parti. Il massacro sarebbe avvenuto proprio mentre i soldati siriani erano impegnati a combattere, con decine di civili appartenenti alle minoranze massacrate dai ribelli. Più del 90% della popolazione di Hula è infatti sunnita e non sembra essere casuale che molte delle famiglie massacrate erano di sunniti che avevano però accettato di convertirsi.

Militanti sunniti quindi, e non le forze armate siriane come era stato precedentemente detto all’unanimità da tutti i media occidentali. Anche questo è un modo di fare la guerra, quando la mistificazione diventa un’arte ed è capace di modificare la percezione che la gente ha della realtà. Un’arma forse ancora più subdola di quelle convenzionali, un’arma che è possibile controbattere solo sul campo, come cerchiamo di fare informandovi e dando ampio riscontro alle voci che vengono oppresse dalle maglie della censura.

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