Le migrazioni e il terrorismo le nuove armi di distrazione di massaTribuno del Popolo
lunedì , 23 ottobre 2017
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Le migrazioni e il terrorismo le nuove armi di distrazione di massa

Il problema dell’esodo di milioni di persone in fuga dalla guerra è salito alla ribalta negli ultimi mesi assieme a quello del terrorismo, ponendo seriamente  la questione della sicurezza in Europa e non solo. Ma la sensazione è che quella dei migranti sia una sorta di arma di distrazione di massa per segmentare e atomizzare ulteriormente la società offrendo dei capri espiatori su cui canalizzare la rabbia per evitare la nascita di reali movimenti politici in grado di porre seriamente una minaccia all’establishment. 

I migranti sono una realtà, basta osservare un semplice Tg per vedere le immagini di centinaia, migliaia di persone che cercano di sfuggire dalla fame, dalla guerra e dalla miseria rischiando tutto pur di venire in Europa. Il sentimento più immediato sarebbe quello del pietismo e della solidarietà, non fosse che in Italia dal 2008 a oggi la situazione economica è oggettivamente peggiorata per centinaia di migliaia di persone che faticano ad arrivare a fine mese e hanno perso il lavoro a causa della crisi economica. Il problema però è che quello della crisi economica e dei migranti sono due problemi distinti e cercare di mostrarli collegati a tutti i costi è un semplice espediente elettorale delle destre, che chiaramente cavalcano il malcontento sociale per portare a casa voti e facili consensi.

Spiegandoci meglio riteniamo che non sia assolutamente plausibile che l’emigrazione sia causa della disoccupazione e della crisi economica in Europa, semmai in troppi hanno interesse che la cosa venga percepita in questi termini in quanto crea quella situazione da “guerra tra poveri” che rende molto difficile la nascita di partiti di massa capaci di aggregare sulla base della classe sociale più che dell’origine etnico-religiosa. Sono questi i movimenti capaci realmente di cambiare la storia, ovvero quei movimenti che aggregano tra loro persone molto diverse ma che hanno la comune aspirazione a lottare per un mondo differente, più giusto ed equo.

Di conseguenza è molto meglio che la vicina della porta accanto nutra rabbia e risentimento nei confronti di Hamid o Abdul piuttosto che razionalizzare e canalizzare la propria rabbia nei confronti di coloro che con le loro scelte politiche determinano tutto questo. L’ideale è appunto quello dell’atomizzazione della società, degli scontri su base etnico-religiosa che non mettono in discussione il sistema economica, esattamente quello che va bene all’establishment, che invece teme come la morte proprio la creazione di nuovi movimenti laici, magari di ispirazione socialista, che uniscano persone di etnie e religioni diverse in lotte comuni.

Ecco perchè quello dell’emigrazione va considerato come una conseguenza, non come un problema in sè, in quanto sarà impossibile risolvere tale problema se non si porrà rimedio a ciò che determina le emigrazioni, appunto le guerre, la predazione di risorse, la globalizzazione selvaggia, lo sfruttamento e la sete di potere geopolitico. Da quando nel 1989 il socialismo reale è crollato abbiamo assistito al ritorno di guerre su base etnica, al terrorismo, alla distruzione e polverizzazione di stati sovrani, a milioni di persone che si sono trovate senza alcuna assistenza statale e a una instabilità globale che condiziona il nostro mondo dalle fondamenta. Ecco perchè in questo delicato periodo storico l’emigrazione può essere considerata una vera e propria arma di distrazione di massa in quanto serve, tout court, a sviare l’opinione pubblica nazionale e internazionale dai veri problemi.

Dc

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