Le nuove frontiere dell'anticomunismoTribuno del Popolo
lunedì , 16 gennaio 2017
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Le nuove frontiere dell’anticomunismo

Le nuove frontiere dell’anticomunismo

I media ci raccontano del comunismo come di un vecchio retaggio del XX secolo, parlandone unicamente in senso negativo. Ma se è una cosa vecchia e ormai desueta, come mai si continua a portare avanti una propaganda revisionista così beceramente anticomunista? 

Di solito non si parla continuamente di ciò che non si teme, si tende a parlare di ciò che spaventa, di ciò che accende i timori. Da questo punto di vista non ci sorprende che la retorica anticomunista da Guerra Fredda sia continuata ben oltre il crollo del socialismo reale. Non ci sorprende quindi che si sia voluto continuare a demonizzare il passato, portando avanti un revisionismo spietato con l’assoluta consapevolezza che nessuno avrebbe più fatto da argine dopo l’abiura del comunismo operata dalla sinistra occidentale. Così è arrivata la stagione dei libri neri del comunismo, e poco importa se siano state date come vere immani idiozie, non ultima la “leggenda nera” dei comunisti che mangiano i bambini, una leggenda recentemente sbugiardata da Stefano Privato con il suo libro: “Quando i comunisti mangiavano i bambini”.

Anche negli anni scorsi il comunismo ha avuto i suoi detrattori, come è giusto che sia, ma almeno tutti convenivano che il nazismo fosse un’altra cosa, e che anzi fosse proprio grazie al sacrificio di milioni di comunisti che l’immane abominio nazista riuscì a essere sconfitto. Del resto anche molti esponenti della Dc ebbero parole di elogio per il “condottiero” Stalin che aveva fermato le truppe naziste a Stalingrado, e gli stessi Stati Uniti di Roosvelt mai avrebbero paragonato l’Urss alla Germania nazista. Ma tant’è, con l’eclissi del comunismo una classe politica famelica e vogliosa di riciclarsi pensò bene di sbarazzarsi dell’ingombro del comunismo, utilizzando il revisionismo per mostrare quella credibilità di cui avevano tanto bisogno. Così i crimini nefandi del comunismo sono tornati di “moda” all’improvviso, paradossalmente proprio quando non c’era più alcun comunismo da combattere. Vent’anni dopo di ritorno del comunismo, purtroppo, non vi è manco l’ombra, ma i revisionisti di casa nostra e non non hanno alcuna intenzione di ammainare bandiera, anzi. L’anticomunismo è diventato ancora più viscerale, forse perchè vende e soprattutto avviene senza nessuna ripercussione e senza alcun ostacolo. Si è cominciato in modo quasi innocuo, poi l’equiparazione nazismo-comunismo è diventato cosa fatta in molti dei salotti “democratici” dell’Occidente neoliberista. Sono tornate persino di moda quelle teorie che vedono il nazismo come una risposta alla “violenza del comunismo”, riprendendo il pensiero di Nolte e altri, tutte prese per vere in modo acritico. Al resto si provvede con un revisionismo pervicace e invasivo che va dai videogiochi in cui i cattivi sono vietnamiti, cubani e russi, fino alle fiction e ai libri, vedi “Il Cuore nel pozzo” e “Il sangue dei vinti”.  Così il comunismo diventa la stessa cosa del nazismo anche se furono i comunisti ad aprire i cancelli di Auschwitz, e non gli americani come Benigni ha erroneamente fatto vedere in “La Vita è Bella”. L’ultimo esempio di tutto questo è Focus, rivista pseudoscientifica che si è presentata con questa copertina poco prima di Natale:

 

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A una tale pervicace volontà di modificare la percezione della storia noi rispondiamo con le parole che furono di Thomas Mann, non certo un uomo tacciabile di simpatie bolsceviche:

L’ostinazione implica sfiducia nelle capacità di sviluppo di altre forze e di altri sistemi. per esempio in quelli della rivoluzione russa, il cui collettivismo sarebbe una volta per tutte nemico acerrimo e mortale dell’umana tradizione dell’Occidente, e la cui coercizione totalitaria non si differenzierebbe in nulla da quella fascista e nazionalsocialista. Se tra il carattere totalitario del socialismo russo e del fascismo non esiste alcuna differenza, si può allora sapere da dove venga la risolutezza unanime con cui ovunque nel mondo capitalista si preferisce il terrore fascista a quello comunista, il palese proposito capitalista di accettare più volentieri l’uno anziché l’altro? La rivoluzione russa, come una volta la grande francese, è un processo storico che si svolge in fasi di cui l’ultima è appena avvenuta. E’ così irrazionale voler colpire fra grida di scherno una di queste fasi con l’altra, comè irrazionale credere lo stalinismo formi l’immutabile fase finale del processo rivoluzionario. Porre sullo stesso livello morale il comunismo russo e il nazi-fascismo, perchè entrambi sarebbero totalitari, nel migliore dei casi è superficialità, nel peggiore è fascismo. Chi insiste su questa equiparazione può presentarsi come democratico, in verità e nel fondo del cuore egli è già fascista, e di sicuro combatterà il fascismo in apparenza e ipocritamente, ma con tutto l’odio soltanto il comunismo.”

E poi ancora…

Nel rapporto del socialismo russo e del fascismo con l’umanità, con l’idea dell’uomo e del suo futuro, le differenze sono incommensurabili. La pace indivisibile, il lavoro costruttivo, il giusto guadagno; un consumo comune dei beni della terra; più felicità; meno sofferenza causata solo dall’uomo ed evitabile; un elevazione spirituale del popolo attraverso educazione, conoscenza, formazione: tutte queste sono mete diametralmente opposte alla misantropia fascista, al nichilismo fascista, al piacere fascista di umiliazione e alla pedagogia fascista d’istupidimento. Il comunismo come la rivoluzione russa cerca di realizzarlo, in particolari condizioni umane, e nonostante tutti i segni di sangue che potrebbero confonderci e in sostanza – e molto al contrario del fascismo – un movimento umanitario e democratico. Una tirannia? Lo è. Ma una tirannia che elimina l’analfabetismo, lo sappia o meno, non può essere intenzionata nel cuore a rimanere una tirannia.

Infine come non concludere con le parole che furono di E. Hemingway?

Ogni essere umano che ami la libertà deve più ringraziamenti all’Armata Rossa di quanti ne possa pronunciare in tutta la sua vita.”

 

 

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