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mercoledì , 29 marzo 2017
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Le ossessioni di Beppe Grillo

“Basta insulti”, si agita Beppe Grillo dopo le critiche della comunità ebraica. Il fondatore del Movimento 5 stelle si irrita quando viene attaccato, ma da anni distribuisce a pioggia insulti contro veri e presunti avversari.

GRILLOS

Fonte: Internazionale.it

Ha patteggiato una multa di quattromila euro per aver definito il premio Nobel Rita Levi Montalcini “una vecchia puttana”. Recentemente il tribunale di Roma lo ha condannato a risarcire 50mila euro a Silvio Berlusconi per aver diffamato la Fininvest in un suo articolo. Ha offeso Gad Lerner chiamandolo “Merder”, il suo collega Giuliano Ferrara è stato definito “container di merda liquida. “Ha insultato Umberto Veronesi definendolo “assassino” e “Cancronesi”, Nichi Vendola è un “supercazzolaro”, Mario Monti un “banchiere del cazzo qualsiasi” e Romano Prodi si potrebbe chiamare “Alzheimer”. Giuliano Pisapia agli occhi del grande fustigatore è “la nuova maschera lombarda a far la figura di merda”, Pier Luigi Bersani uno “zombie” e “un quasi morto”. Matteo Renzi non è altro che “una faccia di culo” e “l’ebetino di Firenze”. In commissione affari costituzionali il maestro del turpiloquio ha dato delle “zoccole” ad alcune senatrici, che hanno annunciato una querela bipartisan.

Le denunce non mancano. Grillo si vanta di avere 86 processi sulle spalle, “22 in più di Silvio Berlusconi”. Ma continua imperterrito nella sua campagna del fango. Attacca Laura Boldrini come una “manifestazione della partitocrazia”. Peccato che su una recente foto sbattuta in prima pagina da Libero si vede un gruppo di grillini in giacca e cravatta che nel ristorante del parlamento si fanno servire il pranzo da camerieri in guanti bianchi, mentre la “foglia di fico” Boldrini nella mensa del personale porta il proprio vassoio al tavolo.

Dissidenti e traditori
Grillo attacca quotidianamente gli altri, ma reagisce istericamente a ogni critica. Il web che ancora poco fa sembrava il paradiso in terra, ormai è invaso da “orde di trolls, fake e multinick che scrivono dai due a tremila commenti al giorno” sul suo blog. I commenti sono benvenuti quando osannano il comico, ma “pagati dai partiti” o addirittura censurati quando criticano: sono “schizzi di merda digitale”. Il comico apre la caccia agli infiltrati: “Da oggi è nuovamente possibile per gli autorizzati segnalare i commenti dei troll o degli utenti che contravvengono alle regole del blog”.

Nell’ossessione di controllare i suoi 163 parlamentari, Grillo vede congiure, trappole e traditori dappertutto. Per capire la ragioni della sua ansia basta studiare un dettagliato sondaggio condotto da LaPolis che rivela che il 55 per cento degli elettori M5s è favorevole a un accordo con il Pd. Secondo un sondaggio Ipr il 28 per cento degli elettori M5s è favorevole a un sostegno a Bersani se il programma comprendesse riforme chieste da Grillo, il 29 per cento preferibbe la fiducia a un governo retto da una personalità estranea alla politica. Sono cifre molto simili.

Dice Vito Crimi a Bersani: “Il messaggio che riceviamo dai nostri elettori è unanime e contro il sostegno”. Può anche darsi. Ma è solo il messaggio degli elettori militanti che si esprimono nei blog e che fanno sentire la loro voce: una nettissima minoranza degli 8,5 milioni di italiani che hanno dato il voto (in prestito) all’M5s. E il dilemma di Grillo è tutto qui. Se si fa l’accordo con Bersani delude la metà degli elettori, se non lo fa, delude l’altra. Ma questo è un argomento tabù. Meglio far finta che il movimento sia un blocco monolitico di duri e puri che interpretano fedelmente la volontà dei propri elettori e che non scendono a patti con nessuno.

Grillo, che non sopporta dissidenti e minaccia di espellere i traditori, si metta l’anima in pace. Nei movimenti dell’antipolitica (e non solo) le crepe, i dissidi, le divergenze sono fisiologiche e non risparmieranno neanche l’M5s. E il flusso degli elettori raramente è costante. In Germania ne sanno qualcosa i Piraten, il partito più simile all’M5s in Europa: dopo 18 mesi dal loro trionfo a Berlino, a forza di dissidi sono scivolati in una profonda crisi.

Gerhard Mumelter, Internazionale.it

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