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sabato , 25 marzo 2017
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Le piazze e il v(u)oto di protesta

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Nel riveder i filmati del Primo Maggio di qualche anno fa, si ha la sensazione di essere emigrati in un altro paese, in un brutto paese a dir la verità. Ripercorrendo all’indietro gli ultimi due anni vissuti in Italia, ci si rende conto di quanto sia successo in così poco tempo.

Il governo Berlusconi è caduto, un governo tecnico (anch’esso poi caduto) è riuscito in poco più di un anno a distruggere quel che restava del diritto al lavoro, della scuola e del Welfare, cosa che che, nonostante i concreti sforzi, nemmeno il precedente governo era riuscito a fare. Qualcuno diceva (e ora a ricominciato a dirlo) che “…andando avanti così faremo la fine della Grecia…“. No, non credo, almeno non fino a quando un buon 80 % di quella che una volta, quando aveva la coscienza di esistere, era chiamata la classe operaia, avrà un tavolo, del cibo, e il campionato alla domenica.

Dicevamo comunque, una volta caduto il governo Monti è partita la sfida della campagna elettorale. Il PD, rifiutando alleanze di qualsiasi tipo con altri schieramenti di sinistra oltre a SEL, si è giocato la possibilità di avere una maggioranza e di poter dunque durare più di un anno, e Bersani, certo di vincere, ha mantenuto un profilo bassissimo che gli hai poi donato la batosta che tutti conosciamo. Il Pdl, che tutti prendevamo in giro per l’aver creato tutte queste micro liste da infilare in coalizione, ha guadagnato davvero un botto di voti, e chi dice che li ha persi rispetto alle altre elezioni ha ragione, ma probabilmente dimentica il periodo in cui il buon Pagnoncelli dava il partito dell’ex premier a poco più del 10 %. Alle elezioni ha fatto quasi il 30 %. Se non è un guadagno di voti questo… Ma il vero vincitore, lo sappiamo, ma lo vogliamo ripetere, è Beppe Grillo. Beppe Grillo eh, non il Movimento 5 Stelle, questo deve essere ben chiaro a tutti. Provate infatti ad immaginarvi una senatrice del M5S (magari quella che non sapeva il numero esatto di senatori) a parlare in una piazza in quel di Roma l’ultimo giorno di campagna elettorale. Oppure, se siete andati ad un comizio di Beppe Grillo, avrete sicuramente notato come cambia l’afflusso quando parla il Leader Massimo rispetto a quando parla un candidato qualsiasi. Ma le piazze si riempiono, la gente acclama il suo leader, la gente lo vuole, la gente lo vota, (la gente scrive il suo nome sulla scheda elettorale dimenticandosi che non si vota con la formula preferenziale)…e mo’, la gente se lo tenga.

Il voto di protesta di chi non ha protestato mai.

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A.A.

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