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venerdì , 20 ottobre 2017
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Le rivolte Anti-Usa aprono scenari inquietanti

Dopo le rivolte scatenatesi nei paesi arabi contro l’Occidente e gli Stati Uniti per via della proiezione di un film denigratorio su Maometto, scenari inquietanti appaiono all’orizzonte. La possibilità di rivolte generalizzate e di nuove guerre diventa sempre più concreta, proprio mentre l’Europa sprofonda nella crisi e negli Stati Uniti ci si appresta elle presidenziali.

Chi semina vento, raccoglie tempesta“. Sarebbe troppo banale utilizzare questa come l’unica chiave di lettura di quanto sta succedendo nel mondo arabo e musulmano dopo la proiezione del vergognoso film denigratorio di Maometto. Sarebbe banale è vero, tuttavia mai come in questo caso tali violenze dovevano e potevano essere evitate. Non è stato fatto e questo inquieta perchè era davvero così strano pensare che i musulmani avrebbero reagito con la violenza a una pellicola denigratoria proiettata in un paese musulmano? A pensar male, si sa, si fa peccato, ma come disse Andreotti, spesso si finisce per azzeccare. Impossibile non vedere un collegamento, una linea rossa che unisce le imminenti elezioni presidenziali negli Stati Uniti, e la lunga striscia di violenze che è cominciata a Bengasi e si è propagata ovunque, da Tunisi a Bangkok, passando per il Bangladesh, il Sudan, l’Egitto e lo Yemen.E ancora una volta la reazione americana è scomposta, Obama ha subito invocato “vendetta” e centinaia di marines vengono inviati a proteggere le sedi diplomatiche. Inutile e forse anche sin troppo  frustrante ricordare che in Libia e in Siria gli Stati Uniti e l’Occidente in generale ha foraggiato proprio quelle bande di estremisti islamici che in queste ore sta assaltando le sedi diplomatiche occidentali.  Stranamente negli Stati Uniti però non sembrano accorgersi del motivo di tutto quest’odio. Hanno esecrato, questo sì, la proiezione del film incriminato, ma possibile che nessuno si fosse accorto prima del suo contenuto discutibile e intollerante?. Samuel Huntington, politologo americano, aveva ipotizzato per il futuro uno scenario chiamato “Clash of Civilizations”, e quando l’11 settembre (guarda un pò l’assalto all’ambasciata di Bengasi è avvenuta proprio l’11 settembre) del 2001 due aerei di linea si schiantarono contro le Twin Towers, lo scontro tra civiltà ebbe inizio. Da allora gli Stati Uniti hanno invaso Iraq, Afghanistan, messo basi in Yemen e in Pakistan. Oggi un altro 11 settembre potrebbe spingere gli americani ad avere paura, e il risultato della paura, da sempre, è la virata a destra. E se dovesse vincere Romney, uno che nel suo intimo potrebbe anche non ritenere quel film su Maometto esecrabile, ecco che si correrebbe verso una guerra tra civiltà come a bordo di un treno ad alta velocità verso il precipizio. Così mentre arde la rivolta antiamericana,  gli estremisti islamici armati dall’Occidente, che ricordiamolo ha spedito centinaia di migliaia di armi automatiche in Libia per finanziare la guerra contro Gheddafi, saranno ancora una volta il “casus belli” costruito ad arte per rafforzare la presenza americana nella regione. Per questo Gheddafi è stato fatto fuori, era un pò troppo legato a quell’utopistica “sovranità nazionale”, in ossimorico contrasto con l’imperialismo a stelle e strisce. Per questo forse sarà anche il turno di Assad, e poi via così. Ma l’amarezza più grande è che se anche a novembre dovesse vincere Obama, lo scenario potrebbe essere identico..

D.C.

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