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sabato , 27 maggio 2017
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Le vere primarie? Il voto di preferenza alle politiche!

Anche se nessuno capisce il motivo della sua risoluta opposizione alla re-introduzione del voto di preferenza alle politiche, bisogna dare atto al PD dello sforzo lodevole di volere, con le “primarie”, attenuare il danno provocato dal “porcellum” e consentire una partecipazione di base alla designazione di una quota di candidati eleggibili.

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Meglio del nulla degli altri partiti! Tuttavia, la gestione di buona parte delle candidature-sicure, oltre che verticistica, è stata in vari casi discutibile ed ha provocato una diffusa amarezza per il mancato cambiamento dei gruppi parlamentari. Una delusione cui, certo, non si potrà rimediare con il ritiro volontario di Walter Veltroni e di Massimo D’Alema. Un esempio opportuno ma inefficace giacché non è stato seguito da molti. In ogni caso, non si può far passare l’idea che, non rientrando i due in Parlamento, il rinnovamento della politica italiana è assicurato. Affatto! Mi sembrerebbe perfino un tantino ingiusto oltre che mistificatorio. Ma torniamo al tema centrale di questa nota poiché durante lo svolgimento della primarie parziali (non trovo altro aggettivo) sono state rilevate contestazioni politiche e procedurali che hanno prodotto forti risentimenti e alcuni ricorsi formali. Segno che le cose non sono andate come dovevano e che taluni nomi, usciti vittoriosi dalle urne, hanno provocato più malumori che entusiasmi. Insomma, anche le “buone intenzioni”, quando sono maldestramente usate al di fuori di meccanismi di garanzia legale, possono tradursi in mere furbate propagandistiche di corto respiro. In realtà, anche queste “primarie” hanno manifestato i loro limiti e, soprattutto, le loro possibilità di aggiramento non di soluzione del “problema”. E’ inutile girarci intorno: se si vogliono fare le primarie, in modo corretto e partecipativo, bisogna varare una legge ad hoc che le regolamenti e le renda obbligatorie per i partiti che concorrono alle elezioni ed attingono al finanziamento pubblico. Partendo, ovviamente, dall’abolizione del “porcellum” che è il male maggiore poiché nega agli elettori il diritto al voto di preferenza e trasferisce ai capi-partito, ossia ad una ristretta cerchia di persone, il potere di nominare, nei fatti, il Parlamento della Repubblica. Tutto ciò è inaccettabile oltre che disastroso per la democrazia italiana. Il “porcellum” è un cancro da estirpare al più presto! La legge, attribuita al leghista Calderoli, in realtà è stata da (quasi) tutti voluta e da tutti usata, ed abusata, per perpetuare cordate e ruoli parlamentari senza essere legittimati dal voto (democratico) di preferenza. Perciò, viste le risultanze, le vere “primarie” sono il voto di preferenza! Uno solo, e numerico, per evitare brogli e/o la compravendita di voti. Purtroppo, a febbraio, nonostante le “primarie del PD”, le “primariette di Sel”, le “parlamentarie di Grillo”, i vani decaloghi moraleggianti berlusconiani, le aperture alla “società civile” (come se l’altra fosse “incivile” o “militare”) dei centristi vecchi e nuovi, avremo un ricambio minimo e la solita, grande abbuffata di parlamentari lottizzati e nominati. Esattamente, il contrario di quanto sarebbe necessario per affrontare in altro modo la crisi e anche per avviare una nuova fase costituente. E per evitare la minaccia, sempre incombente, di un nuovo governo “tecnico”.

Agostino Spataro

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