Le vostre storie non sono interessantiTribuno del Popolo
lunedì , 11 dicembre 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Le vostre storie non sono interessanti

In un mondo sempre più privo di riferimenti e di progetti collettivi i media cercano in tutti i modi di cavalcare l’individualismo, favorendo una atomizzazione che porta alla sostanziale demolizione dei legami sociali faticosamente costruiti nel corso del Novecento. Così ogni individuo pensa a se stesso come “unico”, ritenendo che la propria eccezionalità possa e debba fare la differenza, rinunciando così a ogni progetto collettivo, ovvero all’unico reale modo di cambiare il mondo.

Quando si prova a scrivere qualcosa di simile il rischio di sembrare dei cinici che sparano a zero contro chiunque esiste, tuttavia vogliamo correrlo, consapevoli di aver almeno tentato di dire quello che forse molti si limitano solamente a pensare. Ultimamente ci capita sempre più spesso di scorrere il web e imbatterci in siti come l’Huffington Post o in vari blog che gettano letteralmente in pasto al pubblico storie personali di individui ritenuti a torto o a ragione come esemplari. Nel mondo dell’individualismo sembra quasi che si sia realizzato il desiderio che fu della Lady di Ferro Margareth Thatcher, ovvero che la “società non esiste, esistono solo gli individui“. Ovviamente trattasi di un desiderio per nulla collimante con la realtà, ma in molti, soprattutto l’apparato mediatico, sembrano averla presa come bussola per raccontare la realtà, arrivando così a plasmarla e a modificarla. Senza lotte sociali collettive nel corso del Novecento sarebbe stato impossibile portare a casa diritti e vittorie per le masse, eppure nel XXI secolo il concetto stesso di comunità e società sono stati messi al muro a tutto vantaggio del regno dell’individualismo più spicciolo, che si estrinseca anche e soprattutto nella quotidianeità della narrazione mediatica.

Ognuno in questo mondo pensa di essere eccezionale, pensa di essere potenzialmente l’uomo in grado di cambiare il mondo, un pensiero se vogliamo per certi versi innocente ma che, se portato all’estremo, finisce per diventare deleterio sotto diversi punti di vista. Ognuno pensa di aver qualcosa da raccontare, non a caso esistono migliaia di siti in cui i blogger del momento ci mostrano la loro visione della realtà, lo loro appunto. Sembra quasi che si faccia fatica a rassegnarsi di essere semplicemente uomini tra altri uomini, come se, appunto, bisognasse sempre dimostrare a tutti di valere qualcosa come individui per uscire dall’anonimato sociale. Come se, in fin dei conti, ammettere di essere una persona normale sia una sconfitta clamorosa. Del resto non siamo nella società dell’apparenza dove a contare non sono i sentimenti, ritenuti invece una debolezza, ma i beni di consumo e il potere? Una persona viene giudicata non sulla base dei propri sentimenti e delle proprie capacità ma solo ed esclusivamente sulla base del denaro posseduto o dei beni di consumo che riesce a ottenere, con il relativo potere a essi connesso.

La realtà però è che non ce ne frega assolutamente nulla dei locali alla moda dove hanno passato il sabato sera o delle località di villeggiatura della loro estate, nè delle loro conquiste e dei loro successi del lavoro, invece sembra quasi che le storie individuali di ciascuno siano diventate l’unica cosa importante, annullando il concetto stesso di essere parte di una comunità più ampia dove trovare aiuto e solidarietà attiva. Del resto il dispiegarsi dell’individualismo favorisce il processo della cooptazione nel sistema, impedendo sul nascere ogni tentativo di modificarlo. Se è un sistema che premia “i migliori”, ecco che tutti vengono allevati dai media nell’illusione che chiunque con un pò di impegno possa diventarlo. Ecco che quindi tutti pensano di poterlo essere e si mostrano al meglio, cercando quindi non tanto di cambiare la realtà quanto di farcisi accogliere. Un tentativo insomma di entrare nel gotha degli “illuminati” perchè accettare di essere come gli altri significa nella sostanza essere degli “sfigati”. Di conseguenza anche teorizzare una società giusta diventa cosa da “sfigati”, da “inferiori” che rinunciano a priori di entrare a far parte degli “ottimati”.

Quando si comprenderà che le storie di ciascuno NON sono interessanti in quanto tali in quanto il concetto stesso di “merito” è viziato alla base, allora si potrà tornare a dare valore alle esperienze collettive, che sono poi le uniche che possono realmente indurre dei cambiamenti nel mondo reale. Facendo un esempio pratico, che cosa ci sarebbe da vantarsi nell’essere riusciti a fare delle foto con abiti alla moda se si ha la fortuna di essere nati in una famiglia benestante e di esserseli potuti permettere? O ancora se invece qualcuno arrivando dal basso è riuscito ad arrivare in alto, in cosa è realmente meglio di altri che sono rimasti in basso magari perchè si trovavano in un contesto diverso o perchè hanno semplicemente avuto maggior sfortuna? E’ davvero così importante la discriminante dei valori che vengono proposti dai media?

@GB

VAI SULLA PAGINA FB DEL TRIBUNO

 

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top