Leader, basta “mezz’ora” per capire di essere a casa del PD | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
lunedì , 23 ottobre 2017
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Leader, basta “mezz’ora” per capire di essere a casa del PD

La prima puntata della trasmissione di ieri sera in onda su Rai3 condotta da Lucia Annunziata si dimostra non all’altezza di un confronto politico super partes.  

Prima puntata della trasmissione Potere

Fonte: Oltremedianews.com


 Sono arrivati in venti, non molti, solo in venti, quelli accordati con la trasmissione. Sono arrivati lì in tempo al luogo e all’ orario concordato, 19.15 a Piazza Colonna, ma non gli è stato permesso di entrare: lo studio era troppo piccolo e i posti erano già stati tutti occupati. Chi erano loro? Chi erano i quindici? Era la società civile, il pubblico che si è schierato dalla parte di Ingroia. A loro non è stato permesso di entrare. Inizia lo show con un silenzio rigoroso e una musica di sottofondo, le parole stupende, poetiche del programma diRivoluzione Civile vengono lette, da lei, l’aeda con la voce più bella, forse, dei giorni nostri, Fiorella Mannoia.
I telespettatori si cullano sentendo quelle magiche parole di un cambiamento, sperando che anche quella trasmissione possa essere un nuovo modo di fare televisione. Non è così, dopo il programma di Ingroia, inizia il programma di Lucia Annunziata. La conduttrice, esperta della macchina da presa, si trova subito non preparata ed emozionata e cerca di porre il binario della trasmissione su una dualità inconciliabile tra cittadini e magistratura. Il leader Antonio Ingroia capisce questo gioco e come un difensore esperto fa ripartire l’azione in contropiede segnalando il fatto che la magistratura non è nemica dei cittadini, anzi serve proprio a proteggere questi e chiarisce il fatto che le responsabilità dei governi precedenti non possono essere distribuiti su tutta la classe politica, ma hanno dei responsabili ben individuati. 
Da lì la trasmissione procede bene per un po’: mentre l’Annunziata mostra le immagini del comizio di Grillo, contemporaneo alla trasmissione, l’ex grillino Giovanni Faviaespulso dal movimento di Beppe Grillo e ora appartenente a Rivoluzione Civile, spiega le dinamiche interne del Movimento 5 Stelle ponendo l’accento sulle ambiguità della figura del leader e delqualunquismo che ricalca un po’ la prima Forza Italia del ’94 : “Le figure di Grillo e Ingroia sono diverse” dice Favia ” anche se i fini sono gli stessi”. 

Si passa così al tema delle desistenze chieste dal PD a Rivoluzione Civile soprattutto in Campania e in Sicilia. Interviene un ospite che vorrebbe porre questo fatto come assolutamente normale e lecito moralmente e chiede ad Ingroia cosa ci sia di strano in ciò. L’Annunziata poi cerca di porre l’accento sul voto utile necessario per far vincere il centro sinistra, dimostrando una certa faziosità. Superata la mezz’ora si arriva ad un vero e proprio teatrino televisivo nel quale si mostrano elettori scontenti poichè non c’è chiarezza sulle candidature. Vengono smorzati, pertanto, interventi che vogliono porre chiarezza sulla non contraddittorietà tra gente che proviene dai partiti e società civile, ma ormai il programma con un solo leader, l’Annunziata (o forse il PD) è già nel pieno della sua velocità. C’è un lungo servizio nel quale si mostrano persone che criticano Ingroia perchè la società civile in realtà non sarebbe stata coinvolta sul serio, ma solo come riempilista. Poi il momento commovente di una ragazza, Lidia Undiemi di Associazione Agende Rosse, che piange davanti alle telecamere per non essere stata ascoltata da Antonio Ingroia, poichè aveva proposto una sua candidatura, dopo averlo aiutato e sostenuto. E cosa significherebbe tutto ciò? Quando uno appoggia una persona lo fa per ricevere un tornaconto? E per quale motivo il suo caso dovrebbe essere accolto in ragione e per conto di tanti, troppi italiani che versano in condizioni disagiate, forse anche peggiori della signorina Undiemi? A queste domande non vengono fornite risposte, ma solo patetiche lacrime, che si sa che producono share. Il leader Antonio Ingroia cerca di spiegare che la lista Rivoluzione Civile è unasintesi tra buona politica (Pdci, Rifondazione, Idv, Verdi e Movimento Arancione) e gente esterna ai partiti, ma che tutti fanno parte della società civile. Arriva l’intervento di Salvatore Borsellino, che prima dice di non voler attaccare l’ex pm di Palermo, ma poi nei fatti lo fa, dicendo che come rapporti umani Ingroia non ha dato attenzione alla sua Associazione Agende Rosse. Poi intervengono subito altri ospiti che attaccano Ingroia senza dare la possibilità al Leader, appunto, che dovrebbe essere il protagonista di quella puntata, di poter replicare. Da lì ci sono una serie di attacchi continui da parte di ospiti, fino al litigio in diretta che fa share tra Ingroia e Sallusti; il tutto nel silenzio dell’Annunziata, che solo verso la fine dice che in questa trasmissione c’erano stati dei problemi e che il suo non era un teatrino. Dicevano i latini, excusatio non petita, accusatio manifesta. Negli ultimi minuti della trasmissione, poi si fanno 4 domande su temi concreti del programma alle quali vengono dati 3 minuti per poter rispondere alla squadra di Ingroia, nella quale Vladimiro Giacchè dimostra di essere un notevole economista, molto preparato, accorto e attento nelle risposte. “Colpa dei problemi tecnici che cercheremo di risolvere per la prossima puntata” conclude l’Annunziata e noi immaginiamo che quando sarà la volta di Bersani protagonista questi malfunzionamenti saranno risolti. Vero Lucia? 

Benedetto Monteleone 

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