Lega Nord. Fa paura il caso della "Truffa sui rimborsi"Tribuno del Popolo
lunedì , 27 marzo 2017
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Lega Nord. Fa paura il caso della “Truffa sui rimborsi”

Un conto salato, salatissimo, pari a circa 59 milioni di euro verrà presentato alla Lega Nord a margine del processo ripreso a Genova contro l’ex amministratore del Carroccio Belsito e Umberto Bossi.  Ci sarebbero delle carte depositate in Parlamento che dimostrerebbero come la Lega abbia incassato parte di quei soldi anche dopo la cacciata di Bossi. 

Una brutta gatta da pelare per la Lega Nord, ben 59 milioni di euro che ora la Lega dovrebbe restituire. Secondo quanto ricostruito dalla stampa odierna infatti nel periodo della segreteria di Roberto Maroni nelle casse del partito sarebbero stati versati dal Parlamento ben 13 milioni oggetto della truffa e 820.000 euro con la segreteria Salvini. A dare queste cifre tutti i principali quotidiani italiani che si chiedono anche che fine abbiano fatto tutti quei milioni che Bossi e Belsito, ovviamente secondo l’accusa, avrebbero ottenuto da Camera e Senato falsificando i rendiconti delle spese elettorali. Il problema grosso sarebbe capire dove siano finiti i milioni oggetto della truffa, e a questo proposito dentro la Lega Nord sarebbero già ai ferri corti. Ad esempio lo stesso Senatuùr avrebbe chiesto tramite il suo avvocato a Salvini la restituzione di ben 40 milioni di euro ritenuti dalla procura il “corpo del reato della truffa elettorale” (Fonte Repubblica).  Non solo, ci sarebbe anche una lettera inviata da Bossi a Salvini datata 29 ottobre 2014 nella quale il Senatùr avrebbe diffidato la Lega dall’adoperare anche solo un euro “da questa detenuto e da questa stessa dichiarato corpo di reato“. Insomma Bossi e il suo legale vorrebbero una valutazione da parte dei giudizi sul fatto se  aver incassato i soldi oggetto della truffa costituisca o meno concorso nel reato, e soprattutto se averli spesi possa configurarsi come ricettazione.

Una vera e propria guerra legale con Bossi da una parte e Maroni e Salvini dall’altra con la difesa di Bossi che sostiene che tecnicamente anche una parte dei soldi usati dai suoi successori sarebbero illegali, ovvero ottenuti sulla base di certificazioni pregresse ma “materialmente incassati quando Bossi non era più alla testa del gruppo” (Fonte Secolo XIX). Insomma in vista dei possibili sequestri Bossi e i suoi legali si premurano di indicare che sarebbe più logico eseguirli sui conti della Lega in quanto il partito avrebbe continuato a godere di queste somme anche dopo lo scandalo. A questo proposito Carlo Martelli, vice capogruppo del Movimento 5 Stelle al Senato, ha dichiarato: “È guerra padana in casa Lega sulla truffa dei rimborsi elettorali ai danni dello Stato, rimborsi che ora salgono a quota 59 milioni di euro. Il legale dell’ex «senatur» Bossi e documenti del Parlamento tirano infatti in ballo sia l’attuale segretario Salvini, che l’ex Roberto Maroni. Ai giudici l’ardua sentenza, intanto Salvini, abituato a fare `il duro e puro´ solo nei salotti televisivi, spieghi ai magistrati, ma soprattutto ai cittadini perché la sua Lega ha continuato a intascare questi soldi e nel novembre 2014 ha ritirato la costituzione in parte civile contro Belsito, tesoriere e investitore di denaro pubblico in diamanti e fondi in Tanzania all’epoca dei fatti“.

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