Legge di Stabilità, a chi piace e a chi noTribuno del Popolo
martedì , 30 maggio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Legge di Stabilità, a chi piace e a chi no

In attesa della spending review di Cottarelli ieri è stata approvata alla Camera dei Deputati, con un poco democratico voto di fiducia, la legge di stabilità 2014.

fonte: Oltremedianews

Ecco i numeri: 350 sì, 196 no ed 1 astenuto. Occorre ora la definitiva approvazione del Senato, ma tanti sono i voti favorevoli espressi dall’aula di Montecitorio. Una maggioranza schiacciante, dunque, nonostante il provvedimento sia stato bollato da molti come un fallimento.

In primo luogo le novità. Si comincia, neanche a dirlo, con le tasse: nasce la Luc – imposta unica comunale –, una sorta di service tax che unirà l’Imu, la tassa sui rifiuti e la Tasi. L’obiettivo è quello di semplificare la riscossione di imposte comunque destinate a finanziare servizi offerti dai comuni; l’effetto, secondo l’Anci, sarebbe invece quello di ridurre il saldo di ben 1,5 miliardi di euro andando ad aggravare la situazione già disperata dei bilanci delle amministrazioni locali. ‘Senza contare – aggiunge Fassino – il fatto che saranno impossibili le detrazioni ed anche chi oggi non paga l’Imu si ritroverà costretto a pagare service tax’. Insomma, oltre al danno la beffa. La seconda novità riguarda la ‘Web-Tax’. Si tratta di un’imposta sui ricavi di Google e Amazon provenienti dalla raccolta pubblicitaria online e dallo sfruttamento dei diritti d’autore. Se nel corso dell’iter la proposta non fosse stata a dir poco depotenziata, si sarebbe trattato del vero ed unico spunto rilevante di questa finanziaria; resta apprezzabile lo spirito di fondo. Ancora in tema di tasse sono da sottolineare l’incremento dallo 0,15% allo 0,20% della mini-patrimoniale sul capitale investito sui prodotti finanziari e la sanatoria sugli interessi di mora per chi, avendo debiti col fisco, paga entro il 28 febbraio 2014. Poi ci sono gli sgravi fiscali nella forma degli Ecobonus e degli incentivi per le ristrutturazioni edilizie le riqualificazioni energetiche degli edifici. A questi si affiancano generici interventi a favore di famiglie residenti nelle grandi città che vivono sotto la soglia della povertà, anche se ciò non avrebbe nulla a che vedere con forme di reddito di cittadinanza richieste da più parti. Infine lo sbandierato taglio del cuneo fiscale e l’intervento sulle pensioni. Nel primo caso si parla di riduzione del costo del lavoro pari a 2,5miliardi di euro nel 2014 e di un meccanismo in base al quale i soldi risparmiati dalla spending review andrebbero ad integrare automaticamente un fondo destinato al taglio del cuneo e ad esigenze prioritarie di equità sociale. Nel secondo caso torna la perequazione delle pensioni maggiori di 1400 euro come adeguamento delle stesse al costo della vita, mentre, secondo quanto viene annunciato, sarebbe stata trovata una soluzione per altri 17mila esodati che potranno finalmente accedere al trattamento pensionistico. Risultati entrambi rilevanti per il governo, meno per i cittadini visto che sono ancora troppi gli esodati rimasti senza pensione e senza lavoro, mentre per quanto riguarda il cuneo fiscale il taglio sarebbe nullo per i più, visto che gli effetti nella busta paga dei lavoratori ammonteranno a dir tanto a 228euro annui, pari a 18euro al mese contando la tredicesima.
“Qualche elemento positivo c’è. Ma certamente non è quello che ci aspettavamo e pensiamo che non sia sufficiente per far ripartire il Paese”. Il primo commento è di Giorgio Squinzi, presidente di Confindustria, che non fa sconti al governo. Gli fa eco Susanna Camusso, segretario della CGIL, secondo la quale “La legge di stabilità è una somma di norme in favore di piccole lobby e non fa l’interesse del Paese”. Sul piede di guerra i comuni con l’Anci che avrebbe sospeso la propria partecipazione a tutti gli incontri istituzionali. Non serve un sondaggista per capire che questa legge non piace a nessuno.

Non attacca il debito, non incide sulla riduzione della spesa – operazione questa demandata alla più specifica Spending Review -, non prevede grossi investimenti per rilanciare l’economia, non taglia significativamente le tasse, toglie risorse ai comuni, non introduce il reddito di cittadinanza, né tantomeno introduce significative misure per chi ha perso il lavoro. ‘Insomma, questa legge di stabilità a cosa serve?’. Il quesito, posto da coloro che hanno mosso le citate rimostranze, affligge oggi un po’ tutti, ma a ben vedere, nonostante la politica economica la si voglia far passare per un affare da ‘tecnici’, la risposta è dietro l’angolo. Da una parte basta guardare l’espressione letterale con cui si denomina il principale provvedimento di politica economica approvato ogni anno dal nostro Parlamento: sarebbe un eufemismo pretendere che una ‘legge di stabilità’ possa introdurre novità dirompenti, innovare, modificare lo status quo. Il provvedimento è stato rinominato tale proprio perché la sua unica funzione è quella di mantenere invariati i saldi certificando la definitiva abdicazione del potere-dovere di un governo di intervenire nella politica economica per provare a migliorare la vita dei cittadini. Dall’altra un disegno politico che comincia a colorarsi di tinte antisociali. Non è un caso infatti che l’immaginario collettivo legato agli anni passati conservi un diretto collegamento tra il consueto autunno caldo condito da proteste e manifestazioni contro i tagli alla spesa ed il periodo compreso tra settembre e dicembre in cui i principali provvedimenti di politica economica ed i principali interventi sulla spesa pubblica venivano discussi in Parlamento. Tutti in un unico testo di legge: la famigerata legge finanziaria. Meglio spezzare, dunque, questa equazione finanziaria-proteste sociali; per farlo è bastato scorporare i vari provvedimenti e demandare i tagli ad uno o più momenti successivi, magari saltando qualche scomodo passaggio parlamentare. Ed ecco servite ‘legge di stabilità’ e ‘spending review’: oggi le leggi che distruggono lo stato sociale non hanno più un nome ed un volto, né tantomento una data di approvazione; si introducono ‘meccanismi automatici’ che da soli tagliano, dividono, riducono il bilancio dello Stato con l’accetta, ed è sempre più difficile capire con chi prendersela.

Resta una domanda: a chi è piaciuta questa legge di stabilità?

VAI SULLA PAGINA FB DEL TRIBUNO

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top