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martedì , 17 gennaio 2017
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Legge Severino: facciamo chiarezza

Legge Severino: facciamo chiarezza

La legge più discussa degli ultimi mesi esaminata dagli esperti per chiarire dubbi e le non poche insidie.

Fonte: Oltremedianews

La vicenda giudiziaria Berlusconi nonché il discusso Governo delle larghe intese, hanno occupato le pagine dei nostri quotidiani per un tempo oramai eccessivo. La discussa legge Severino sembra proprio essere l’ago della bilancia di questo equilibrio assolutamente precario. Cerchiamo di fare chiarezza su questo D. lgs., emanato nel non-lontano 31 dicembre 2012, testo unico (TU) che come tutti ben sanno entrò in vigore il 5 gennaio 2013 durante il Governo Monti e fu formulato dall’allora Ministro della Giustizia, Paola Severino.TU recante disposizioni in materia di incandidabilità e divieto di ricoprire cariche elettive e di Governo conseguenti asentenze definitive di condanna per delitti non colposi. Fin dall’articolo 1 si legge: “Non possono essere candidati e non possono comunque ricoprire la carica di deputato e di senatore: [...]coloro  che  hanno  riportato  condanne  definitive  a   pene superiori  a  due  anni  di  reclusione,  per  delitti  non  colposi, consumati  o  tentati,  per  i  quali  sia  prevista  la  pena  della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni,  determinata  ai sensi dell’articolo 278 delcodice di procedura penale”.

La legge non lascia spazio alle interpretazioni, ma il fattaccio in questione è il Processo Mediaset e la condanna per frode fiscale, l’unica sentenza di condanna definitiva a carico di Silvio Berlusconi. Il “fatto” risale al 2005 quando iniziò la saga delle pluri-inchieste che vide protagonisti fra i 14 indagati lo stesso B. e la sua società lussemburghese. L’8 maggio di quest’anno, la Cassazione confermò definitivamente la condanna a 4 anni di reclusione, 5 anni di interdizione dai pubblici uffici e 3 anni dagli uffici direttivi. La legge Severino prevede appunto la decadenza del medesimo, ma il “ma” che sta facendo discutere costituzionalisti, giuristi e accademici italiani e non solo riguarda la sua retroattività o l’irretroattività dal momento che nella legge in questione è omessa ogni specificazione al riguardo.

Il Principio di irretroattività prevede il nullum crimen, nulla poena sine praevia lege poenali. Tale principio è formulato nell’art. 2, comma 1, del Codice penale e nell’art. 25, comma 2, della Costituzione oltre che nell’articolo 14 delle preleggi.  La retroattività invece è prevista dall’ordinamento giuridico italiano, ma è ammessa solo per leggi amministrative, tributarie e previdenziali, sebbene anche in questi casi siano previste delle limitazioni favor rei.

La parola ai giuristi. Presso la presidenza della Giunta per le elezioni e le immunità del Senato, la difesa di B ha depositato ben 6 pareri pro-veritate, otto giuristi si sono cimentati in un esperta apologia per dichiarare incostituzionale la legge e illegittima la decadenza. La prima obiezione riguarda le limitazioni dell’elettorato passivo, ovvero la capacità giuridica di ricoprire cariche elettive. Il parere a tre mani di Zanon, Caravita e De Vergottini si sofferma sul rapporto fra la legge Severino e la legge delega n. 190 del 2012, decreto che disciplina “le ipotesi di sospensione e decadenza di diritto dalle cariche di cui al comma 63 (fra le quali quelle di deputato e senatore) in caso di sentenza definitiva di condanna per delitti non colposi successiva alla candidatura o all’affidamento della carica”. Proprio in merito alla decadenza di diritto, “la decadenza dalla carica di parlamentare è regolata dal voto della camera d’appartenenza ex art. 66 Cost.”, invece la legge delega regolerebbe soltanto la decadenza di cariche di consigliere regionale o di enti locali. Quindi sostengono che rapportare ed integrare la legge Severino con la legge presa in esame sia un eccesso di delega (per violazione dell’art. 76 Cost.), in quanto esplicitamente ma incostituzionalmente dedicata a ipotizzare una decadenza del parlamentare regolarmente eletto in corso di mandato.

Ma i contributi degli esperti provengono anche dal fronte pro-decadenza e pro-costituzionalità della legge Severino. In un’intervista rilasciata a Repubblica, Massimo Luciani, docente di diritto costituzionale presso l’Università La Sapienza di Roma, risponde ad alcune domande in merito. Usando parole della Cassazione, riferisce che riguardo la retroattività della legge ci sia favor rei, quindi nel 2008 la candidabilità di B era possibile. Sembrerebbe che la legge non sia retroattiva, ma “la Cassazione disse che quando sopravvengono condizioni disabilitanti (sentenze irrevocabili di condanna) alla elezione o nomina alla carica elettiva, esse debbono essere applicate addirittura alle situazioni che si siano verificate ben prima dell’entrata in vigore della legge sopravvenuta”.

Riguardo l’effetto della decadenza le due parti sono in accordo: l’effetto non è automatico, è necessario il pronunciamento delle Camere, ai sensi dell’art. 3 della Legge Severino e dell’art. 66 della Costituzione.

Veronica Pavoni

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