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domenica , 22 gennaio 2017
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Lenin e le alleanze

Lenin e le alleanze

Nel turbinare degli eventi del mondo contemporaneo la sinistra sembra aver perso la bussola. “Che fare?” sembra essere una domanda ancora attuale, cui Lenin seppe rispondere in un modo che forse, potrebbe tornare utile ancora oggi. 

“Su chi ricade la responsabilità principale dell’ulteriore «confusione», se non precisamente sui socialdemocratici rivoluzionari che hanno concluso quest’alleanza coi futuri «critici»? Questa domanda, seguita da una risposta affermativa, si sente talora formulare da gente che considera le cose in modo eccessivamente rigido. Questa gente ha assolutamente torto. Soltanto chi non ha fiducia in se stesso può aver paura di stringere alleanze temporanee anche con elementi incerti. Nessun partito politico potrebbe esistere senza tali alleanze. [...] 

Ma condizione necessaria di tale alleanza é per i socialisti la piena possibilità di svelare alla classe operaia che i suoi interessi e quelli della borghesia sono opposti, ostili. Il bernsteinismo, invece, e la tendenza «critica» a cui si è contagiosamente convertita la maggioranza dei marxisti legali eliminavano questa possibilità e pervertivano la coscienza socialista, svilendo il marxismo, predicando la teoria dell’attenuazione degli antagonismi sociali, dichiarando che l’idea della rivoluzione sociale e della dittatura del proletariato é insensata, riducendo il movimento operaio e la lotta di classe a un gretto tradunionismo e alla lotta «realista» per piccole riforme graduali. 

Ciò equivaleva, da parte della democrazia borghese, a negare il diritto all’indipendenza del socialismo e, quindi, il suo diritto all’esistenza; ciò significava, in pratica, sforzarsi di trasformare il movimento operaio, ai suoi albori, in un’appendice del movimento liberale. Naturalmente, in queste condizioni la rottura era necessaria.”

(Vladimir Lenin, dal “Che fare?”)

Provate, anche solo per poco, ad attualizzare le parole di Lenin alla realtà italiana degli ultimi vent’anni. Si scopriranno inquietanti analogie, con una sinistra che si snatura al punto da rinnegare se stessa e rinunciare a proporre una alternativa politica. A differenza dei politici attuali però, Lenin seppe porre il problema e agire di conseguenza, avendo coraggio e fiducia nella propria analisi. Purtroppo non si può dire lo stesso dei nostri tempi, dove piccoli partiti in cerca di autore da troppo tempo al posto che rilanciare le proprie idee tentano approcci elettoralistici che diventano sterili, o peggio ancora cadono nel tranello dello svilimento di se stessi.

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