L'eredità ignorata di Antonio GramsciTribuno del Popolo
domenica , 22 ottobre 2017
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L’eredità ignorata di Antonio Gramsci

Il 27 aprile 1937 a Roma se ne andava Antonio Gramsci dopo dieci anni di prigionia nelle carceri fasciste. Filosofo, giornalista, comunista, politico, Gramsci è stato tante cose e ha saputo più di altri cogliere la natura della società italiana e l’origine delle sue tare genetiche. Oggi, che celebriamo l’anniversario della sua morte, constatiamo con amarezza che tutta la sua eredità è completamente abbandonata e inascoltata. 

Antonio Gramsci non è un intellettuale come gli altri, è stato l’intellettuale per antonomasia, uno di quegli uomini capaci con il proprio intelletto e il proprio cervello di spaventare anche un feroce dittatore come Mussolini, abituato a spaccare le teste di quelli che gli andavano contro senza troppi complimenti. A Gramsci non spaccò la testa, forse perchè in qualche modo anche i fascisti soffrivano di una sorta di soggezione nei suoi confronti, come se fossero intimoriti dalla sua brillante intelligenza. Provarono a piegarlo quell’intelletto rinchiudendolo per oltre dieci anni nelle carceri fasciste, ma non ci riuscirono, anzi, quel cervello sfruttò la detenzione per produrre e per lasciare un segno ancora maggiore nella storia. Si spense a Roma il 27 aprile del 1937, non fece in tempo quindi a vedere la Seconda Guerra Mondiale, ma nemmeno a vedere la Liberazione e il crollo di quel regime, il fascismo, che gli aveva portato via la vita. Fu uno dei fondatori, nel 1921, del Partito Comunista d’Italia, e cinque anni dopo venne incarcerato dal Duce che voleva in tutti i modi impedire a quel cervello di nuocergli. Nel 1934 a seguito del peggioramento delle sue condizioni di salute ottenne la libertà condizionata e venne ricoverato in una clinica, dove spirò. Unanimemente riconosciuto come uno dei pensatori più sopraffini del XX secolo, Gramsci era impregnato della cultura marxista e utilizzò il suo sapere per metterlo a disposizione dell’analisi del suo Paese. Analizzò la struttura culturale e politica della società ed elaborò il concetto di “egemonia”, ovvero quel processo secondo cui le classi dominanti irradiano i loro valori politici, intellettuali e morali a tutto il resto della società con l’obiettivo di saldare e gestire il potere intorno a un senso comune condiviso da tutte le classi sociali, comprese quelle subalterne. Ma sarebbe riduttivo oltre che offensivo fare un semplice elenco delle sue opere e delle sue teorie, la sua eredità culturale oggi vale molto di più e soprattutto rimane inascoltata, drammaticamente. A parole tutti lo esaltano e lo vogliono ricordare, ma Gramsci è indubbiamente una figura scomoda, scomodissima, dato che tutti sanno che oggi, se fosse vivo, criticherebbe aspramente la società e i partiti che la rappresentano. Chi infatti appoggia questo governo in modo bovino non può anche dirsi un sostenitore di Gramsci, trattasi di ossimoro vero e proprio dato che l’intellettuale sardo ha preso posizione in modo molto netto, chiarendo oltre ogni dubbio le sue posizioni politiche e morali.

Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d’infamare col marchio di briganti.(da L’Ordine Nuovo, 1920)

Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che «vivere vuol dire essere partigiani». Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. [...] Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo? [...] Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti“.

 

(da Indifferenti, La città futura, numero unico, 11 febbraio 1917)“

Il Vaticano rappresenta la più grande forza reazionaria esistente in Italia. Per la chiesa, sono dispotici i governi che intaccano i suoi privilegi e provvidenziali quelli che, come il fascismo, li accrescono.

(citato in Curzio Maltese, La Questua)

Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il vostro entusiasmo.Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la vostra forza.Studiate, perché avremo bisogno di tutta la vostra intelligenza.”

“L’ordine nuovo”

Abbiamo scelto queste tre citazioni unicamente per farvi comprendere, plasticamente, come la società di oggi sia una sostanziale negazione di tutto quello in cui Gramsci credeva. Eppure il Pd, che oggi incarna questo contrario, si riempie la bocca del suo ricordo.

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