L'errore di lasciare il populismo alla destraTribuno del Popolo
sabato , 22 luglio 2017
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L’errore di lasciare il populismo alla destra

L’andazzo degli ultimi anni da parte della “secredente” sinistra sembra essere quello di lasciare all’estrema destra ogni proposta di cambiamento radicale in nome della “lotta al populismo”. Il rischio di questo modus operandi è quello di rafforzare l’estrema destra e generare “mostri”, lasciando che la rabbia popolare si incanali verso chi prova a dargli una prospettiva politica.

La storia insegna ma purtroppo ha ben pochi scolari. Questa frase gramsciana la dice lunga in realtà sulla situazione odierna dove una sinistra ormai solo più “secredente” continua a illudersi di poter influenzare la realtà senza rendersi conto di aver ormai perso ogni credibilità nella società. Questi personaggi che credono di essere depositari della “sinistra” non solo non riescono a rendersi conto di non aver più alcun seguito nella società che pretendono di rappresentare, ma continuano a svolgere un lavoro certosino di disfacimento di ogni residua credibilità della sinistra che viene ormai percepita non come una alternativa potenzialmente rivoluzionaria ma come una gestione ben poco appassionante dell’esistente. L’assenza di ogni idealità, la resa totale della cosiddetta sinistra europea nel XXI secolo di fronte al capitalismo è tanto più miserabile quanto più è stata determinata da scelte ben precise di una classe dirigente ormai coopata completamente nel campo del capitalismo che invece avrebbero dovuto sfidare con la proposta di una alternativa. Al contrario questi personaggi di sinistra continuano a canzonare i movimenti “populistici” senza rendersi conto che la disoccupazione, l’assenza di speranze e lo sfruttamento alimentano la rabbia popolare e che la proposta della “oculata gestione” del quotidiano non può appassionare chi oggi è infelice dallo status quo. Ecco perchè il rischio è quello di regalare alla destra populista le masse popolari solo perchè la cosiddetta “sinistra” si vergogna di voler rappresentare masse popolari imbruttite dallo sfruttamento e dal martellamento propagandistico capitalistico degli ultimi trent’anni, che peraltro non hanno fatto nulla per ostacolare. Ma non sta scritto da nessuna parte che la sinistra siano personaggi alla Vendola, alla Ferrero o alla Fassina, costoro credono di rappresentare la sinistra ma in fin dei conti non rappresentano che se stessi e basterebbe convincersi di questo per avere il coraggio di lanciare un nuovo progetto politico che, senza vergognarsi delle origini della sinistra, decida di sfidare l’estrema destra proprio sul terreno del populismo smettendola di fare i “gestori” dello status quo per cominciare a proporre delle alternative, anche rivoluzionarie, a un sistema economico che ingenera sfruttamento e abbruttimento delle classi popolari dispensando, quando va bene, reality show e cellulari con lo schermo piatto.

Gracchus Babeuf

Tribuno del Popolo

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