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lunedì , 29 maggio 2017
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L’estremismo dei “professori”

Da Monti alla Fornero i tecnici continuano a portare avanti la loro politica di Austerity senza guardare in faccia a nessuno. Il premier e i suoi si sono scagliati nell’ordine prima contro gli studenti e i giovani, poi contro i professori, e infine contro il sistema sanitario. Eppure sono chiamati “moderati”…

 

Li chiamano “moderati” eppure negli ultimi dodici mesi sono milioni gli italiani che hanno provato sulla propria pelle l’amaro morso dei Monti Boys. Tutto, almeno secondo noi, nasce da un equivoco di fondo, prettamente lessicale. Gli schemi della vecchia politica infatti proponevano la cosiddetta “estrema sinistra” come latrice di una proposta “radicale”, per certi versi “rivoluzionaria”, mentre le altre forze venivano etichettate come “moderate”.  Monti e Fornero, ovviamente, sono stati inseriti nella macrocategoria dei moderati, una categoria indistinta entro cui si trovano un pò tutti, dal Pdl di Berlusconi a Casini. Inutile dire che tale definizione era arbitraria allora ed è ancora più astrusa oggi dal momento che i “professori” al governo stanno realizzando un programma economico che di “moderato” non ha davvero proprio nulla. Così, paradosso dei paradossi, chi come noi si ritiene ancora orgogliosamente marxista e comunista nel 2012 viene definito come “estremista”, mentre chi appoggia il governo tecnico viene ancora considerato un “moderato”. Un moderato?

Forse pochi sanno che il neoliberismo imperante e dilagante in questa Europa della crisi è figlio delle dottrine economiche disastrose e tutt’altro che moderate di Reagan e della Tatcher, due personaggi storici che sono responsabili, a nostro dire, dello smantellamento su larga scala dei diritti, dei sindacati, dello stato sociale. Due “macellai” che hanno con le loro dottrine condannato alla miserie migliaia e migliaia di persone, abbandonando i più deboli con la loro secondo noi pervicace idea dello “Stato nano”. Meno Stato però equivale a più soverchierie dei forti sui più deboli, ed equivale nei fatti ad avallare un darwinismo sociale che sappiamo non essere per nulla sgradito a una certa cultura anglosassone intrisa di protestantesimo calvinista. E’ più estremista chi ritiene che i lavoratori debbano avere diritto a uno stipendio dignitoso e chi ritiene che la precarietà sia una piaga sociale, oppure lo è chi vuole imporre cambiamenti sociali radicali ignorando le sofferenze che in questo modo si imporranno a milioni di persone? E ancora, è più estremista chi invoca di non tagliare perlomeno gli aiuti ai più deboli e la cultura, oppure chi vuole imporre la Spending Review anche in ambiti come Scuola e Sanità che vengono assicurati persino in un Paese come Cuba a tutti i cittadini?

Se secondo voi essere estremisti significa tutto questo, allora noi ci prendiamo questa etichetta con orgoglio. A noi sembra invece che siamo di fronte a un orwelliano tentativo di appropriarsi anche delle parole, in modo così da togliere anche l’arma della comunicazione al popolo bove. Per questo noi continueremo ad additare Monti e i suoi amichetti della troika, Merkel in primis, come i veri “estremisti” di questo XXI secolo.

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