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venerdì , 20 gennaio 2017
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L’etica del calcio

I cori contro Morosini e il ruolo della politica nelle curve italiane.

Tratto da http://oltremedia.weebly.com/11/post/2012/10/letica-del-calcio.html

È domenica, stiamo parlando di sport, anzi di calcio, quindi il lettore si aspetterebbe che comunicassimo i risultati delle partite giocate ieri o delle formazioni di oggi.

Invece vogliamo soffermarci su un fatto increscioso accaduto in questo week end calciofilo esasperato e assoggettato agli interessi dei pochi. D’altronde basta pensare a come sono stati tramutati i nomi delle varie categorie del calcio nostrano per capire come sia cambiato l’intero mondo del calcio: il campionato di serie A da qualche anno è diventato il campionato di “serie A Tim”, quello di B ha preso il nome di un’agenzia di scommesse sportive austriaca, la “Bwin”, per non parlare del fantastico campionato di serie C, a quest’ultimo non gli hanno lasciato neanche la lettera iniziale, ora si chiama campionato di “Lega Pro 1° e 2° divisione”.

L’unico messaggio che gli addetti ai lavori trasmettono all’appassionato di calcio è l’allontanamento dalla propria passione; sarà anche una passione becera, rude e virile, ma pur sempre una passione e in quanto tale va rispettata.

Bisognerebbe capire chi e perché sta rovinando il mondo del calcio, sempre più commerciale e meno passionale; c’è uno slogan che cantano gli ultras di tutte le tifoserie “No al calcio moderno no alla pay tv”.

Per non parlare della tessera del tifoso, un vero e proprio fallimento; non ultima la pronuncia del tribunale di Roma che inaugura un preoccupante filone giurisprudenziale per le società calcistiche: è stato accertato l’uso illegittimo, da parte dell’A.S. Roma, dei dati personali contenuti nella modulistica necessaria per avere la tessera del tifoso da parte di un abbonato.

La società è stata condannata a versare, a titolo di risarcimento, la somma di 5.000 euro per i danni morali subiti a causa della tessera del tifoso.

Ma queste diventano soltanto parentesi rispetto a quello che è successo nel match tra Livorno e Verona. 
I tifosi veronesi, verso la fine del primo tempo, hanno scandito un coro offensivo contro Pier Mario Morosini, il centrocampista del Livorno che ha perso la vita in campo il 14 aprile di quest’anno nella partita tra Pescara e Livorno., accasciandosi a terra a causa di un infarto.
Il coro è terminato con le braccia tese e cori fascisti.
Poco prima, invece, nella curva livornese era stato esposto uno striscione contro i veronesi sul quale campeggiava la scritta:«Fascio tesserato servo dello Stato».
Che tra livornesi e veronesi non scorresse buon sangue è risaputo, i primi palesemente di sinistra, quella sinistra cosiddetta extraparlamentare e i secondi fanatici di destra.

È inutile continuare a dire: “Ma che c’entra la politica con il calcio”, è così, e nessun può cacciare la politica dagli stadi; le curve, fin dalla loro nascita, sono state sempre vivai di movimenti antagonisti, una sottocultura con i suoi valori ed i suoi ideali.

Nonostante le “battaglie” e le divergenze politiche, è sempre esistita un’etica nel mondo ultras, questa stessa etica è stata calpestate dagli ultras scaligeri offendendo un ragazzo morto a 25 anni mentre giocava a calcio, a prescindere dalla maglia che vestiva era ed è un rappresentante di questo fantastico mondo, il calcio e come tale va rispettato.

Anche se sicuramente non è la prima volta che si sentono cori del genere negli stadi e non sono stati i tifosi veronesi i primi a violare questa norma non scritta.

La società del Verona calcio ha espresso il proprio rammarico per l’accaduto attraverso le parole del direttore generale Giovanni Gardini che si è scusato a nome della società per i cori contro Morosini. «Mi dissocio e mi scuso – ha detto Gardini a fine partita – per fortuna non li ho sentiti».

Preferiamo non comunicare il risultato della partita; per la redazione di Oltremedia sono più importanti i valori, qualsiasi sia il “campo”.

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   di Nicola Geusaldo
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