Lettera di una studente. Riforma scolastica: fatti e misfattiTribuno del Popolo
martedì , 25 luglio 2017
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Lettera di una studente. Riforma scolastica: fatti e misfatti

Riceviamo e pubblichiamo una lettera di una studente liceale a proposito della discussa riforma dell’istruzione varata dal governo Renzi. “Ma il problema di questa riforma non è solo un problema sindacale degli insegnanti, ma è un problema reale dei ragazzi e delle ragazze che vivranno una scuola stanca, frustrata, continuamente umiliata e presa di mira”.

Fonte: Oltremedianews

La riforma della Scuola in questi giorni è uno degli argomenti più discussi e chiacchierati sul piano della politica interna. La ministra Giannini con fare da rivoluzionaria propone nient’altro che l’ennesimo tentativo di umiliare l’istruzione pubblica in tutte le sue forme, tagliare le gambe al senso critico e far sentire sonore bastonate sulle spalle degli insegnanti, che oltre ad essere i meno pagati d’Europa, saranno anche gli unici con gli scatti di anzianità bloccati. Ma la riforma non si ferma qui: apre i finanziamenti ai privati e, dulcis in fundo, attraverso la chimera della meritocrazia si propone di valutare gli insegnanti e dare un punteggio alle scuole su base invalsi. In pratica il governo Renzi ha preso il peggio della Gelmini, ci ha affabulato sopra qualche slogan nebuloso, e ce l’ha riproposta pari pari. In più, una bella modifica della maturità: niente più commissari esterni nè tesina, ma un “progetto” sviluppato durante l’anno scolastico. Non riesco proprio a immaginare questo progetto (sarà che sono stata formata nella scuola pre-riforma) nei licei.

Passi per i tecnici che potranno costruire modellini, ma uno studente del classico cosa farà? Il progetto architettonico  di unatorre di dizionari? Una statua di Platone a dimensione naturale? Non mi viene in mente nulla, sarà che il senso critico e la cultura purtroppo non si vedono, al massimo si leggono. La tesina (o percorso che dir si voglia) non è affatto un orpello per abbellire l’esame, ma è, o almeno dovrebbe essere, qualcosa che l’alunno senta vicino, il suo personale sguardo su quello che il percorso scolastico gli ha dato. Un modo per restituire, in qualche modo, una parte delle conoscenze acquisite attraverso la lente del proprio senso critico e della propria personalità.

La maturità, cara ministra, non è una prova “divinatoria” come lei sostiene,  forse perché  ha un cattivo ricordo della propria,  ma un momento per testare le proprie capacità e il proprio carattere in vista del futuro: colloqui di lavoro o vita accademica. Altra assurdità la privatizzazione: i privati rientreranno nella gestione economica delle scuole, i consigli di istituto diventeranno consigli di amministrazione e, cosa che provoca il mio personalissimo sdegno, i professionisti dell’istruzione si troveranno ingabbiati in una rete clientelare, che trova già le sue radice nell’atteggiamento che molti genitori iper-protettivi e ipo-consapevoli hanno già adesso, senza avere potere economico. La scuola, e per scuola intendo presidi e insegnanti- perché dire scuola significa parlare di chi la scuola la fa-si troveranno tra l’incudine e il martello: da una parte lo Stato che li mette alla prova con improponibili test, senza considerare il tessuto sociale in cui gli istituti operano, dall’altra genitori finanziatori da idolatrare per riuscire a portare avanti i programmi e magari approfondire un po’ di più.

E’ facile capire perché la Giannini dice che i sindacati non saranno interlocutori privilegiati: tra le pensioni portate a 67 anni, il blocco degli scatti di anzianità e questa continua raffica di umiliazioni i docenti italiani sono certamente una categoria tutt’altro che coccolata dal governo. La ministra non deve aver passato bei momenti sui banchi. Ma il problema di questa riforma non è solo un problema sindacali degli insegnanti, ma è un problema reale dei ragazzi e delle ragazze che vivranno una scuola stanca, frustrata, continuamente umiliata e presa di mira. Dove i problemi veri ci sono, ma non vengono considerati. Dietro a questo paravento di chiacchiere renziane, c’è la verità. Una verità che i nostri fratelli, figli e nipoti dovranno vivere sulla propria pelle.

 C.R.

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