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sabato , 25 marzo 2017
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Lettonia: la maggioranza dei cittadini è contro l’ingresso nell’Euro

I media europei tentano di rilanciare il mito dello slancio irresistibile verso l’integrazione nell’euro. Lo inventano in Ucraina, a colpi di finanziamenti occidentali. Per i paesi dell’ex URSS già disintegrati nell’Unione Europea, i tempi delle illusioni sono passati. Ecco il caso della Lettonia..

Fonte: Marx21.it

Si parla dell’ingresso della Lettonia nella zona euro, poco dell’atteggiamento della popolazione lettone a tal riguardo. Perché oggi, più del 60% dei lettoni si oppone all’ingresso del proprio paese nella moneta unica europea, malgrado le promesse dei governanti?

L’affondamento della “tigre baltica”, del modello ultra-liberale dell’UE in presenza della cura dell’austerità brutale.


La Lettonia è stato il modello più citato nell’ex URSS dall’Unione Europea.

Una regione prospera (Riga era la “perla dell’URSS”), di cui si sono impadronite le élites nazionaliste, che l’hanno spinta a una xenofobia selettiva, anti-russa, intenzionata a vendere il proprio mercato ai capitali tedeschi, svedesi, a integrarsi nell’Europa, coltivando al tempo stesso la nostalgia dei bei tempi della Wehrmacht.

Si è anche parlato di “tigre baltica” per la flat tax  (tassa di imposizione unica che favorisce i ricchi e le grandi imprese), per le zone economiche speciali (ZES), per bolle speculative nell’immobiliare alimentate da un credito facile assicurato dalle banche tedesche e svedesi.

Alimentato dall’ingresso della Lettonia nell’UE, nel 2008, questo modello è esploso in corso d’opera: in due anni (2009-2010), il PIL è crollato del 30%, la disoccupazione ha raggiunto il picco del 22% nel 2010.

Le basi di questo castello di sabbia si conoscono: lo smantellamento dell’industria ereditata dall’era sovietica (si è ancora al di sotto della produzione del 1991), dell’agricoltura locale (il 30% delle terre è passato nelle mani di capitali stranieri).

C’è stata anche la bolla speculativa  che ha portato all’esplosione dei prezzi degli affitti, ma anche dei prodotti di base con prezzi più elevati che a Londra per l’abbigliamento e il cibo!

L’indebitamento pubblico si è moltiplicato per sette dal 2008 (dal 7 al 50% del PIL).

La morsa dell’austerità imposta dall’Unione Europea, la BCE (in previsione dell’ingresso nell’Euro) e il FMI è stata di una brutalità estrema  per il popolo lettone.

Tagli dei salari nel pubblico dal 20 al 50% (per gli insegnanti), nel privato dal 20 al 30% in media, tagli delle pensioni dal 10 al 70%, aumento delle imposte indirette, come l’IVA dal 19 al 21%.

I lettoni contro l’integrazione europea

Che cosa pensano oggi i lettoni della costruzione europea, che è stata presentata come un “miracolo”, ma che oggi appare un miraggio?

E’ sufficiente vedere gli ultimi risultati elettorali di tutti i partiti, salvo uno, aderenti al consenso liberale-europeo-nazionalista. Il fatto che cambino nome ogni due-tre anni rivela sia la loro irrilevanza che la mancanza di fiducia di cui godono presso i lettoni.

Il solo a rifiutare il modello dominante è il “Centro dell’Armonia” in cui i comunisti giocano un ruolo determinate,  sotto il nome di Partito socialista lettone. Ricordiamo che è proibito chiamarsi comunisti in Lettonia, paese membro dell’Unione Europea.

Il “Centro dell’Armonia”, generalmente definito come il partito della minoranza russa raccoglie tutto il malcontento nei confronti del “sogno lettone”, del sogno dell’integrazione europea.

Nel 2011, nel corso delle ultime elezioni legislative, è diventato il primo partito del paese  con il 28,36% dei voti e 31 seggi (su 100). Solo una “Santa alleanza” dei partiti reazionari gli ha impedito di prendere il potere.

Nel giugno 2013, nelle elezioni locali, ha riportato una vittoria eclatante nella capitale Riga, e ha preso la guida della seconda città del paese, Daugavpils.

Ciò che convince sempre di più i lettoni è il discorso del rifiuto dell’austerità imposta dall’UE, il rifiuto di un’integrazione europea nell’interesse di una minoranza, il discorso portato avanti dai comunisti e i progressisti lettoni.

Malgrado una campagna mediatica massiccia, le parole d’ordine governative sull’Euro come “baluardo” di fronte a Mosca, il 60% dei lettoni si oppone all’ingresso del proprio paese nell’Euro dal 1 gennaio 2014. Era persino il 65% in un precedente sondaggio, agli inizi del 2013.

Il rifiuto dell’integrazione europea nell’interesse del capitale cresce in tutta Europa. Quando le forze comuniste, di sinistra, non rifiutano di condurre questa lotta, sono esse a dirigerla. Bravi i nostri compagni lettoni che si battono un contesto ostile!

di AC | da solidarite-internationale-pcf.over-blog.net

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