L'Europa e l'inganno del superamento di "destra e sinistra"Tribuno del Popolo
lunedì , 29 maggio 2017
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L’Europa e l’inganno del superamento di “destra e sinistra”

Alexis Tsipras, leader del partito di sinistra ellenico Syriza, dopo la sua vittoria ha formato il governo con l’appoggio dei “Greci Indipendenti”, partito di destra radicale ma contrario all’austerity. In molti hanno elogiato la “realpolitik” di Tsipras e parlano ormai di riscrivere i concetti di “destra e sinistra” dal momento che emerge la divisione “Si o No Euro”. Ma secondo noi la questione è più complessa di quanto sembri..

Tutti hanno esultato dopo la vittoria in Grecia di Alexis Tsipras con la sua Syriza, a maggior ragione dopo che ha formato il governo con i Greci Indipendenti di Kammenos, esponente di una destra radicale che dovrebbe avere davvero ben poco in comune con la storia antifascista e di sinistra di Syriza. In molti però hanno voluto plaudere alla decisione del giovane leader greco vedendo nella sua scelta una sorta di inno machiavellico alla “realpolitik”. “Non importa il colore del gatto, basta che mangi i topi”, lo diceva Deng Xiaoping ma questa massima ben si attaglia alla situazione della Grecia, dove secondo diversi analisti la lotta contro l’Austerity è diventata una sorta di emergenza nazionale. Questa narrazione potrebbe anche essere convincente per quanto riguarda la Grecia, ma lo diventa subito di meno se si cercano di fare paragoni improbabili tra Atene e Roma. Se in Grecia infatti Tsipras e la sinistra in generale esercita un fascino e un peso egemonico, incanalando i voti antisistema dei disoccupati in un progetto comune di ridefinizione delle regole europee, in Italia tale ruolo “antisistemico” viene rivestito dalla Lega Nord di Salvini con una sinistra radicale inconsistente e assolutamente subalterna al pensiero dominante. Sull’onda dell’entusiasmo osservatori poco attenti da mesi ripropongono il concetto del superamento dei concetti di destra e sinistra ormai considerati vetusti e che dovrebbero lasciare spazio a una divisione si e no euro che ci pare a dir poco semplicistica. Anche la Le Pen, solo per fare un esempio ha plauso alla vittoria di Tsipras che dovrebbe sulla carta essere un avversario politico in nome della lotta al nemico più grande, identificato in un’Europa schiava delle banche e che ha svuotato di significato le sovranità nazionali dei paesi membri. Ma a ben guardare ci sembra a dir poco riduttivo voler lasciarci alle spalle etichette che di vetusto hanno ben poco dal momento che rappresentano dei valori ben precisi e che ci sembra necessario continuare a mantenere distinti. Ancor più che se il fallimento riformista di Syriza dovesse fallire, ecco che non ci sarebbe alternativa all’affermarsi dei nazionalismi e del ritorno a una situazione nella quale i potentati nazionali potrebbero sfruttare il malcontento popolare nei singoli paesi per ritornare a una situazione nella quale vengano tutelati i rispettivi utili. E questo ovviamente non significherebbe affatto tornare agli anni Ottanta e Novanta bensì imboccare un sentiero nella quale, solo per fare un esempio, in Italia a farla da padrone non sarebbe di certo la “sinistra” comunemente intesa.m Il rischio è che l’Europa cada sotto i colpi del malcontento ma non da sinistra come auspicano ingenui osservatori felici per la vittoria di Tsipras, bensì da destra in modo simile alla Germania di Weimar che per paura della sovversione di sinistra finì per consegnarsi al buio oscurantista della violenza nazista.

Gracchus Babeuf

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