L’Europa, l’Italia, “la casta” e la disuguaglianzaTribuno del Popolo
martedì , 17 ottobre 2017
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L’Europa, l’Italia, “la casta” e la disuguaglianza

Cos’è più dannoso per il paese, che un parlamentare arrivi a prendere 135mila euro l’anno o che il 50% della popolazione italiana non arrivi a dichiararne 16mila*? La risposta economicamente rilevante è la differenza tra i due dati. Una disuguaglianza analizzabile anche da questo punto di vista, oltre che da quello puramente politico.

Fonte: Oltremedianews

Un’inchiesta di Pagina99we** ha portato alla luce un quadro allarmante sul ruolo dello Stato nella distribuzione del reddito in Italia. L’analisi parte da una semplice classificazione: in Italia per far parte dell’1% più ricco occorre avere una situazione reddituale annuale pari o superiore ai 100 mila euro (si prende a riferimento Top Income Database curato da Atkinson, Saez e Piketty). Il 27% dei dipendenti pubblici fa parte di questa “casta”. È proprio questo dato, tratto dai siti dei comuni italiani e confrontato con il rapporto Government at a Glance 2013 dell’OECD, che sottolinea il peso dello Stato Italiano nella distribuzione dei flussi di ricchezza, quindi di come sia lo stesso Stato a creare una classe di ricchi formata da appartenenti all’apparato politico e dirigenziale pubblico. Una situazione non rintracciabile negli altri paesi economicamente avanzati. Tutto mentre il 50% della popolazione non arriva a dichiarare 16mila euro l’anno. È questa enorme disuguaglianza a rendere preoccupante il futuro economico del paese.

“La disuguaglianza è un problema di efficienza, non di pura equità […] La concentrazione di reddito distorce il funzionamento del mercato riducendo la capacità del sistema di produrre ricchezza”. Le parole sono del premio nobel per l’economia Joseph E. Stiglitz. L’economista americano ha sicuramente negli occhi il quadro del suo paese, ma è evidente la consapevolezza di aver colto un problema di natura internazionale. Financial Times, The Economist, il Fondo MonetarioInternazionale, sono solo alcune delle “istituzioni” che negli ultimi mesi hanno calcato il segno sull’hot topic del momento.Martin Wolf*** proprio sul FT ha sottolineato la rilevanza dell’opera di Thomas Piketty, Capital in the Twenty-First Century,sottolineando la necessità di superarne l’analisi strettamente politica e approdare ad una più specificatamente economica, fondata sul topos dei costi-benefici. Un’onda partita dal famoso 99% di Zuccotti Park a testimonianza che qualcosa è stato mosso e portato a galla.

In Italia il problema non è ancora quello di dare una risposta alla situazione corrente. Il paese non è ancora giunto al punto della domanda. Almeno di una consapevole del reale problema. La guerra agli stipendi d’oro, ai costi della politica, agli sprechi dello Stato rischiano di restare domande troppo facilmente strumentalizzabili e fini a se stesse se non inquadrate in un progetto più ampio di comprensione di chi stia sfruttando rendite di posizione e di riduzione delle differenze tra parti del paese già troppo lontane tra di loro. Un progetto che abbia chiare le conseguenze di questa situazione e che non può prescindere dalla dimensione europea, dati sia i vincoli che legano il destino del paese a quello degli altri membri della comunità sia dalla natura del problema che coinvolge anche i nostri vicini europei.

  Luca Michele Piscitelli

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