L'Europa non è riformabile.O si?Tribuno del Popolo
giovedì , 19 gennaio 2017
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L’Europa non è riformabile.O si?

L’Europa non è riformabile.O si?

L’Europa così come la conosciamo è riformabile? In linea teorica sì, in linea pratica assolutamente no. Più che una unione economica infatti sembra sempre di più una unione ideologica pensata esattamente per essere così. Senza austerity, viene il dubbio, l’Ue non potrebbe esistere così come è stata pensata. 

E se l’Europa non fosse riformabile e fosse esattamente stata pensata per essere così? Una suggestione che fa paura, ce ne rendiamo conto, ma che emerge in tutta la sua pesantezza meritando un approfondimento. In molti sostengono che l’Europa potrebbe cambiare se solo lo si volesse, eppure negli ultimi anni non solo non si è vista nessuna inversione di tendenza nelle politiche economiche dell’Ue, ma anzi si è assistito a una recrudescenza dell’austerity sotto tutti i punti di vista. Con la vicenda della Grecia poi la sensazione è che ci sia anche dell’altro dietro la vicenda del debito, ovvero che Fmi, Bce e Ue vogliano in qualche modo “punire” la Grecia per aver osato mettere in discussione i principi che regolano l’economia dell’Ue. Certo, qualcuno di voi potrà facilmente obiettare che è stato lo stesso governo ellenico a truccare i conti e che sarebbe oltremodo sbagliato chiedere ai cittadini europei di fare sacrifici anche per i greci. Questo è sicuramente vero non fosse che emerge il dubbio che l’Europa sia stata esattamente pensata, preparata e organizzata proprio per essere così. La sensazione è che fin dall’inizio l’obiettivo dell’architettura europea fosse quello di imbrigliare i singoli stati svuotandoli progressivamente della sovranità e soprattutto l’eliminazione di quei diritti costituzionali figli del progressismo della fine della Seconda Guerra Mondiale che in qualche modo pongono un freno all’ Imperium del capitalismo finanziario e della globalizzazione dei profitti e dei capitali. La sinistra radicale è rimasta schiacciata all’interno di questa contraddizione non potendo in linea di principio dirsi contraria a una Europa, solo evocata, che doveva sulla carta essere espressione dell’umanesimo e dei valori europei.

Di fronte ai migranti accampati sugli scogli di Ventimiglia e all’appoggio dato dall’Ue al governo di Kiev che utilizza bande paramilitari neonaziste nel Donbass, viene però da chiedersi che cosa resti di questi millantati valori europei, ancor più che lo stesso principio della “solidarietà” è stato sostanzialmente abbandonato sull’altare dei “conti”. L’Europa quindi più che il compimento dell’umanesimo e dei valori progressisti europei assomiglia alla loro negazione, e in questo senso persino i nazionalismi vengono interpretati dalle masse popolari come più allettanti di una sorta di prigione che condanna interi popoli alla povertà, alla precarietà, alla competizione totale e con sempre meno diritti. E il gioco sembra essere esattamente costruito a questo proposito dato che, se effettivamente la rabbia popolare dovesse avere il sopravvento, ecco che voterà come al solito i movimenti populisti di estrema destra (vedi lo scenario della Repubblica di Weimar), che farebbero in qualche modo comunque gli interessi di quegli stessi potentati che si stanno avvantaggiando del sistema europeo. Lo dimostra il fatto che gli industriali con il nazismo fecero profitti astronomici oltre il fatto che ne furono anche i finanziatori.

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