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sabato , 27 maggio 2017
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Libano. Hezbollah al bivio: appoggiare Assad potrebbe portare il Paese in guerra

Voci di guerra arrivano dal Libano dove il gruppo militante sciita di Hezbollah rischia di trascinare l’intero Paese in guerra appoggiando Assad. Il timore è quello di un ritorno alla guerra civile anche in Libano.

Hezbollah si è schierato senza se e senza ma a favore di Bashar al-Assad nella guerra civile siriana che da oltre un anno e mezzo insanguina il Medio Oriente. Ultimamente però Hezbollah ha alzato il tiro, sfidando militarmente Israele con l’invio di un drone. Per il momento il gruppo sciita sta negando di aver preso parte ai combattimenti in Siria, tuttavia diversi funerali di alcuni leader tenutesi questo mese sembrano smentire le dichiarazioni del segretario generale Sayyed Hassan Nasrallah. Fonti della sicurezza hanno riferito che alcuni di questi uomini sarebbero stati uccisi in territorio siriano. Il sito web www.moqawama.org, affiliato di Hezbollah, riporta che un noto leader “è morto mentre esercitava i suoi doveri jihadisti”, senza però specificare come e perché è stato ucciso. Attualmente gli avversari politici di Hezbollah accusano il gruppo sciita di voler rinfocolare le tensioni settarie in Libano, paese che è gia rimasto scosso da una lunga guerra civile tra il 1975 e il 1990. Giovedì sera, in un’intervista all’emittente televisiva libanese Al-Manar, Nasrallah ha assicurato che nessun membro del Partito di Dio è presente in Siria. Ha poi riconosciuto la paternità del drone abbattuto il 6 ottobre da Israele, sottolineando come, prima del suo abbattimento, il drone prodotto dall’Iran aveva volato su molte “zone sensibili” israeliane. Nasrallah ha definito il velivolo “un sofisticato aereo da ricognizione”, e ha aggiunto che avrebbe viaggiato per centinaia di chilometri al fine di raggiungere la Palestina occupata. ”Il possesso di una tale capacità aerea rappresenta una novità assoluta nella storia di qualsiasi movimento di resistenza in Libano e nella regione”, ha enfatizzato il leader di Hezbollah.

Il problema è che in Siria la rivolta contro Damasco  si è trasformata in una guerra civile con dimensioni settarie: musulmani sunniti, in maggioranza, contro la minoranza alawita di Assad, un ramo dell’islam sciita. Anche in Libano esistono divisioni simili tra sunniti e sciiti, divisioni che continuano anche dopo la guerra civile. Nel 2005 tali tensioni rischiavano di esplodere quando veniva ucciso l’ex primo ministro Rafik al-Hariri, sunnita. I sostenitori di Hariri incolpano  da allora Siria e Hezbollah della sua morte, accusa da questi ultimi respinta in modo vibrante. Un tribunale internazionale ha accusato alcuni esponenti di Hezbollah di aver rivestito un ruolo chiave nell’omicidio.

Dopo i funerali di Nimr, ai quali hanno preso parte oltre mille persone, l’ex primo ministro Fouad Siniora, sunnita e giurato nemico di Hezbollah, ha esortato la classe politica libanese a prendere una posizione decisa “prima di scivolare verso il conflitto armato in Siria, prima che sia troppo tardi (…) Questo coinvolgimento militare nei combattimenti può esporre il Libano a pericoli imprevisti (…) Una situazione che non possiamo sopportare: la convivenza nel paese verrebbe così messa a rischio”. Ma sembra essere già troppo tardi dato che scontri tra alawiti e sunniti si sono infiammati nella città libanese di Tripoli. Hezbollah, che controlla buona parte dell’esercito nazionale e del sud del paese, è l’unica fazione libanese a disporre di armi pesanti, che non è assolutamente intenzionata a consegnare alle autorità. È praticamente inattaccabile, anche dall’esercito. Il presidente Michael Suleiman, cristiano maronita, ha recentemente annunciato che il Comitato nazionale di dialogo starebbe preparando una strategia di difesa in grado di mettere le armi della resistenza sotto il comando dell’esercito nel caso di un attacco di Israele al Libano.

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  1. C’è anche un legame tra Libano e Siria: una parte dei profughi fuggiti durante la guerra del 2006, credo che siano ancora attorno al confine siriano. Forse proprio in Siria, al pari di moltissimi palestinesi. Questi legami politici (involontari) potrebbero avere un peso sulle scelte del futuro.

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