Libertà di stampa: Italia sempre più giùTribuno del Popolo
venerdì , 22 settembre 2017
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Libertà di stampa: Italia sempre più giù

L’Italia scende ancora nella classifica della libertà di stampa: secondo la graduatoria stilata da “Reporter Senza Frontiere” (Reporters Without Borders) qui reperibile si è passati dal 49° posto al 73° (perdendo complessivamente 24 posizioni) dietro Senegal e Moldavia e appena sopra Nicaragua e Tanzania.

Fonte: Oltremedianews

Pesano nel giudizio complessivo nei confronti dell’Italia il numero sempre più alto di atti di violenza e intimidazione, minacce e denunce a spoposito subite dai giornalisti italiani nell’ultimo anno: basti pensare, come riporta il resoconto di RWB, che nel solo 2014 sono state intentate 129 cause per diffamazione “ingiustificate” verso i giornalisti e sono aumentati gli attacchi alla proprietà privata degli stessi e le aggressioni (complessivamente 50 casi). In Europa l’unico Paese ad aver fatto peggio dell’Italia (sopravanzata anche dall’Ungheria del premier di ultradestra nazionalista Viktor Orbán) è l’Andorra, a causa dei problemi riscontrati dai giornalisti nel reperire informazioni circa le attività bancarie del Paese.

Tuttavia, l’Italia non è un caso isolato: in tutto il resto del mondo è in atto un poeggioramento delle condizioni generali dei giornalisti, in particolar modo a causa dell’operato dell’ISIS in Medio Oriente, di Boko Haram in Nigeria e nei paesi limitrofi e in generale a causa dell’aumento dei conflitti nel mondo.

La situazione italiana ha del clamoroso per un fattore in particolare: l’aumento delle intimidazioni di stampo mafioso nei confonti dell’informazione. Il rapporto di RWB associa tali attività criminali alla categoria degli “agenti non statali”, la stessa dell’ISIS; altro dato significativo è la quantità di cause intentate da politici verso giornalisti, superiore al 50%.

La situazione potrebbe peggiorare se dovesse passare la nuova legge sulla diffamazione in esame in questi giorni in Parlamento, legge che prevede fra l’altro il mutamento delle condanne carcerarie in sanzioni pecuniarie: ciò rischia di diventare una “spada di Damocle” sulla testa del giornalista (specie se freelance) che, vista la difficoltà di far fronte ai costi di una causa legale, spesso potrebbe preferire restare in silenzio invece di raccontare la verità. Ma, anche di fronte a queste norme liberticide, la Verità sarà sempre divulgata.

Francesco Stati

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