Libia. A Bengasi ora si rischia l'anarchia: 10 morti in due giorni | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
giovedì , 19 gennaio 2017
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Libia. A Bengasi ora si rischia l’anarchia: 10 morti in due giorni

I nostri timori che in Libia la situazione potesse degenerare sono purtroppo fondati. Dopo l’assalto all’ambasciata  americana della scorsa settimana per via del film contro Maometto, ieri e oggi a Bengasi ci sono stati pesanti scontri tra i cittadini armati, milizie salafite contro il governo,e  milizie filo-governative. Il risultato è una pericolosa anarchia che potrebbe far ripiombare tutto il Paese nel caos.

La situazione in Libia rischia ormai di degenerare dopo che ieri e oggi Bengasi è stata interessata da una vera e propria guerriglia urbana. A molti sembrava di essere tornati a un anno e mezzo fa, quando per le strade di Bengasi si combattevano però i lealisti di Muammar Gheddafi. Nella Libia di oggi i lealisti ci sono ancora, anche se non si fanno vedere in giro, e aspettano che il Paese sprofondi nel caos, come ampiamente preventivabile una volta che la Nato l’ha abbandonato al suo destino. Dopo il massacro dell’ambasciata americana con la morte dell’ambasciatore Stevens della settimana scorsa, questa volta gli scontri sono scoppiati tra cittadini armati, milizie salafite contrarie al governo e milizie filo-governo. Sono migliaia le persone che ieri sera hanno manifestato insieme alle autorità contro le brigate dei fondamentalisti e hanno cacciato i salafiti di Ansar al-Sharia dalla loro caserma nel centro della città. Attaccate anche le sedi degli altri partiti islamici vicini al governo, con un bilancio di 4 morti.  Oggi le violenze sono continuate e ben sei membri delle forze di sicurezza libiche sono stati “giustiziati” nel corso di scontri a Bengasi tra manifestanti e gruppi di miliziani filo-governativi. Lo ha reso noto un responsabile sanitario. Questi ultimi episodi di violenza portano a dieci il bilancio delle persone uccise in violenti scontri in città nelle ultime 24 ore. Secondo il medico “i sei lavoravano nell’esercito o nelle forze di polizia stando alle persone che hanno identificato i corpi”. Dal conto suo il governo di Tripoli ha fatto sapere di voler inviare l’esercito per tenere d’occhio la situazione, ma la sensazione è che le bande armate possano riprendere gli scontri da un momento all’altro, facendo precipitare il Paese nel caos.

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