Libia. A un passo da una "nuova" Rivoluzione?Tribuno del Popolo
giovedì , 14 dicembre 2017
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Libia. A un passo da una “nuova” Rivoluzione?

In Libia a ormai due anni dalla fine della Rivoluzione la situazione resta ad alta tensione. Nel Sud del Paese sarebbe in atto una rivolta filo-Gheddafi, mentre a Tripoli si respira un clima pesante. 

Un clima pesante, il clima che si respira prima dei grandi avvenimenti che segnano la storia di un Paese. E’ il clima che si respira nella Libia “democratica”, quella solo raccontata dai media, che in realtà è una Libia impoverita, impaurita e imbruttita, alla mercè di una anarchia militare che rischia di farla ripiombare in un nuovo tutto contro tutti. Si è scelto di fare di Muammar Gheddafi il tipico capro espiatorio, sacrificando con la sua persona però anche quanto di indubitabilmente buono il Colonnello aveva fatto per il suo Paese. Così a due anni dalla fine della Rivoluzione, quando il Colonnello veniva assassinato a Sirte, forse tradito, la Libia vede accendersi una rivolta lealista nel sud del Paese, e aumentano sempre di più i libici pentiti di aver cacciato Gheddafi, con il risultato che il nuovo governo libico è ormai debole come non mai.

Sulla base delle regole fissate ormai due anni fa,  i membri del  Congresso Nazionale, eletto il 7 luglio del 2012, almeno dal punto di vista teorico, dovrebbero abbandonare i loro posti e tornare alla vita civile. Così non è però dal momento che tutti vogliono aspettare le elezioni del 20 febbraio, quando cioè si eleggerà l’assemblea incaricata di redigere la nuova Costituzione. Partiti ed esponenti politici hanno già fatto sapere di essere pronti ad andarsene, ma sembra chiaro che questo “strappo” segni un punto di non ritorno, e ora in Libia temono che molte milizie possano tentare un golpe cacciandoli dall’Hotel Rixos, la sede provvisoria del Congresso Nazionale. Vi è poi un segno preoccupante, le milizie berbere inviate per combattere le tribù filo-gheddafiane nel sud della Libia sono rientrate ieri a Zintan. Un rientro molto sospetto dato che la rivolta gheddafiana non è ancora stata sedata. Un rientro che lascia pensare a molti che i miliziani berberi siano ora sul punto di marciare su Tripoli per appoggiare un vero e proprio golpe contro Ali Zeidan e il Congresso nazionale. Non solo, è anche possibile che il golpe lo tentino invece le milizie islamiste del partito della Giustizia e della Costituzione, ecco che tali milizie sarebbero già pronte a combattere, trascinando comunque la Libia nella guerra civile.  Tra filo-gheddafiani, miliziani laici e islamici e soldati regolari del governo di Tripoli insomma, il rischio di una guerra civile questa volta sarebbe incontrollabile ancor più che non sembra esistere una forza militare in grado di prevalere sulle altre.

Inoltre il governo di Tripoli ha oramai perso ogni controllo sul territorio, basti pensare che domenica 2 febbraio è avvenuta l’ennesima evasione di massa, questa volta dal carcere di Bawabat al-Jibs, nella capitale Tripoli, dove ben 55 detenuti sono riusciti a fuggire. Nel corso del  solo 2013, oltre 1600 detenuti sono riusciti a evadere dalle carceri libiche, e molti di loro sarebbero ex sostenitori di Muammar Gheddafi e potenziale manodopera per attività contro il governo.

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