Libia. Cirenaica fonda Banca Centrale e il Paese rischia di dividersiTribuno del Popolo
venerdì , 15 dicembre 2017
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Libia. Cirenaica fonda Banca Centrale e il Paese rischia di dividersi

Il governo della Cirenaica ha annunciato ieri la creazione di una Banca Centrale e di una propria compagnia di petrolio e gas. Si tratta di un primo passo verso la secessione e una probabile guerra civile in Libia.

Tutto sta rischiando di saltare in Libia dove il neonominato governo della Cirenaica composto da 24 ministri ha annunciato la creazione di una Banca Centrale autonoma da Tripoli e di una propria compagnia di gestione per gas e petrolio che avrà come sede la cittadina di Tobruk. In realtà l’annunciata divisione era attesa da tempo, ma in teoria il distacco dalle autorità di Tripoli avrebbe dovuto essere solamente parziale. Invece ora lo spettro di una secessione vera della Cirenaica è sullo sfondo e il premier Abd al Rabu al Barassi con la sua decisione ha reso quella della Cirenaica una vera e propria separazione totale. In teoria infatti la Cirenaica avrebbe dovuto lasciare a Tripoli le decisioni più importanti sulle questioni fondamentali, ma ormai sembra quasi scontato che si vada a un muro contro muro dalle conseguenze imprevedibili.

Le novità sono arrivate a meno di due settimane dalla creazione del governo locale. Proprio qualche giorno fa il premier di Tripoli Zeidan aveva denunciato i tentativi di società petrolifere straniere di  stringere accordi illegittimi” per acquisire petrolio libico attraverso “canali non ufficiali”, annunciando che “in caso di azioni commerciali illegittime” il governo di Tripoli avrebbe reagito “con la forza”. Leggendo tra le righe è facile capire che evidentemente la secessione della Cirenaica sarebbe probabilmente molto utile a diverse potenze straniere. Inoltre ormai da luglio tutti i principali terminal petroliferi del Paese, da Zeutina a Sedra e Ras Lanouf, sono assediati ormai da luglio da diversi gruppi armati che sabotano le esportazioni di greggio per ottenere riscatti e denaro. Il timore è che le milizie armate vogliano mettere le mani sui giacimenti più ricchi, mentre i diversi capi locali hanno accusato Tripoli di vendere il petrolio in nero senza redistribuire i proventi alla popolazione. Il risultato di questa drammatica incertezza fu la diminuzione da circa un milione e mezzo di barili di petrolio al giorno a luglio agli attuali 100.000, una perdita commisurata intorno ai 10 miliardi di euro. Di conseguenza appare sullo sfondo lo spettro della guerra civile, con Tripoli che probabilmente non potrebbe tollerare una reale secessione della Cirenaica dal momento che possiede la stragrande maggioranza dei giacimenti petroliferi. In molti comunque additano proprio nei paesi stranieri e nelle compagnie petrolifere i responsabili della tensione. Ad esempio la Marathon Oil, americana, avrebbe progettato la cessione di molte delle sue proprietà in Libia, e persino la Eni avrebbe pensato di chiudere dei pozzi dopo gli ennesimi attacchi delle milizie.

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