Libia. Condanna a morte per Saif Al Islam Gheddafi. L'Occidente taceTribuno del Popolo
giovedì , 25 maggio 2017
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Libia. Condanna a morte per Saif Al Islam Gheddafi. L’Occidente tace

Un tribunale libico islamico di Tripoli ha condannato a morte il secondogenito di Muammar Gheddafi, Saif al Islam, per la repressione della rivolta del 2011. Saif al Islam Gheddafi è considerato l’erede del Colonnello linciato dai ribelli a Sirte ormai quattro anni fa. Il governo di Tobruk non ha riconosciuto la condanna a morte del tribunale di Tripoli, eppure l’Occidente tace, forse perchè proprio Saif Al Islam Gheddafi aveva accusato direttamente Sarkozy di aver “derubato il popolo libico”. 

Quando nel 2011 scoppiò la rivolta contro Gheddafi in Libia tutti i media diedero ampio spazio a quello che succedeva, parteggiando ovviamente per i rivoltosi che sono diventati un simbolo della lotta contro il tiranno di turno. Era l’era delle Primavere Arabe e molte anime belle occidentali furono entusiaste nel vedere i “ragazzi libici” combattere per la loro libertà. Era però una visione del tutto parziale dal momento che solo pochi anni dopo la comunità internazionale avrebbe visto le Primavere Arabe sotto un’altra ottica, constatando che a queste rivolte non hanno fatto seguito quelle conquiste democratiche tanto conclamate, anzi. Sia in Libia che in Egitto che in Siria tali rivolte contro il potere costituito, dittatoriale o meno che fosse, hanno portato al potere bande di islamisti radicali che di certo non hanno una grande considerazione dei diritti umani e un grande rispetto delle diversità.

Tralasciando tutti gli interessi economici che l’Occidente ha avuto nel supportare la rivolta contro Gheddafi, il risultato della cacciata del Colonnello è stata una balcanizzazione della Libia che ha portato un paese sovrano e tutto sommato benestante rispetto allo standard del continente a divenire una sorta di terra di nessuno dove il potere centrale è diviso tra il governo riconosciuto di Tobruk, quello non riconosciuto e islamista di Tripoli e le bande armate legate a vario livello allo Stato Islamico che si sono gettate nel vuoto di potere. Nelle ultime ore si è avuta una nuova svolta nel pantano libico con un tribunale libico di Tripoli non riconosciuto che ha condannato a morte Saif al Islam, secondogenito dell’ex presidente Muammar Gheddafi. Saif al Islam era considerato il vero erede del Colonnello e sembrava l’uomo giusto per ammodernare il governo libico e procedere a una democratizzazione. Dopo la rivolta del 2011 però Saif Al Islam è stato arrestato dagli islamisti e detenuto nel carcere di massima sicurezza di Zintan, dove la milizia locale ha sempre rifiutato di consegnarlo al governo centrale.

Saif Al Islam ufficialmente non ricopriva alcun ruolo nel governo di Gheddafi, ma venne arrestato un mese dopo la morte del padre avvenuta a Sirte nel sud del paese, dove molti miliziani gheddafiani si sono rifugiati dopo la sconfitta. La Corte penale internazionale aveva emesso un mandato di arresto nei suoi confronti, chiedendo un processo per la repressione delle proteste ma le milizie che lo catturarono si sono sempre opposte pretendendo che il processo venisse effettuato in Libia. Lo stesso Saif al Islam del resto ebbe a dichiarare alla Bbc: “Non ho paura di morire, ma se mi ucciderete dopo un processo del genere dovrete solo parlare di omicidio”. Eppure nessuno sembra essere disposto a muovere un dito per salvare la vita del secondogenito del Colonnello, divenuto una sorta di paradigma del dittatore. Ancor più che secondo molti media libici il tribunale di Tripoli che ha emesso la sentenza di morte nei suoi confronti avrebbe subito pressioni importanti da parte dei gruppi islamici non riconosciuti che controllano Tripoli. Anche per questo il ministro della Giustizia del governo di Tobruk, Al-Mabruk Ghraira Omran, ha chiesto ufficialmente alla comunità internazionale di non riconoscere le sentenze dato che i giudici avrebbero “lavorato sotto minaccia delle armi e temendo di essere uccisi o rapiti”.

Nessuno però sembra essere disposto a modificare atteggiamento nei confronti della Libia, paese che viene volutamente tenuto diviso e debole come emerge constatando che l’Occidente continua a rifiutarsi di togliere l’embargo sulle armi al governo di Tobruk proprio ora che ne avrebbe bisogno per attaccare le bande dell’Isis. La sensazione è che ci sia la volontà di non fare nulla e lasciare che Saif al Islam venga ucciso dal governo di Tripoli dato che se avesse un processo vero potrebbe parlare a lungo, dicendo cose magari scomode per molti. Saif al Islam infatti aveva ricoperto un ruolo chiave nel riavvicinamento tra Occidente e Libia avvenuto tra il 2000 e il 2011. Sarebbe stato proprio Saif Al Islam a convincere suo padre ad abbandonare il programma sulle armi nucleari, e sarebbe stato sempre lui a spingere per l’indennizzo da parte libico per l’attentato contro l’aereo della Pan Ami. Una volta cominciata la rivolta Saif Al Islam decise di lottare con il padre contro i ribelli, e in una intervista ad Euronews nel 2011 lanciò una invettiva contro la Francia: “Sarkozy deve restituire i soldi che ha accettato dal governo libico perché finanziasse la sua campagna elettorale. Abbiamo le prove, siamo pronti a riprenderci tutto. Chiediamo a Sarkozy, a questo pagliaccio, di restituire i soldi al popolo libico”. Poco dopo venne catturato, e il dubbio è che siano in molti a sperare che possa morire prima di parlare di nuovo di cose scomode.

Dc

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