Libia. Dopo l'intervento Nato ora importa petrolioTribuno del Popolo
sabato , 25 marzo 2017
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Libia. Dopo l’intervento Nato ora importa petrolio

Sembra una barzelletta ma la Libia del post Gheddafi è oggi costretta a importare petrolio. La chiamano guerra per i diritti umani, nella realtà condanna intere nazioni alla povertà.

Mentre il mondo si interroga su cosa accadrà in Siria e rimane con il fiato sospeso in attesa di una risoluzione ONU, la Libia permette di toccare con mano cosa succede ai Paesi che ricevono le “guerre giuste” della Nato. Il governo libico del post Gheddafi attualmente è del tutto incapace di gestire l’ordine pubblico connesso alla produzione petrolifera, che da sola assicura circa l’80% del PIL nazionale. Questo implica che Tripoli, incredibilmente, è stata costretta persino a importare petrolio. Un orribile paradosso che incarna in modo plastico le contraddizioni dell’Occidente e della loro volontà di controllare il mondo. E dire che la Libia pera il primo produttore del continente africano, ma per le forze dell’ordine è quasi impossibile controllare un territorio spezzettato e diviso da rivalità tribali e regionali.L’attacco militare alla Libia, guidato dalla NATO con la partecipazione di Arabia Saudita e Qatar, inizio’ nel marzo 2011 e si concluse solo nell’ottobre dello stesso anno, dopo il cruento assassinio del colonnello Muammar Gheddafi. Tutto quello che il Colonnello aveva impostato nel suo Paese è stato subito stroncato dalla Nato, e la stessa Nato su pressione francese ha mirato alla distruzione del governo di Gheddafi per puntare il suo petrolio, non certo alla difesa dei diritti umani violati. Anche in Libia peraltro i cosiddetti ribelli si sono macchiati di crimini vergognosi, del tutto ignorati dalla comunità internazionale. Ad oggi il materiale raccolto sui crimini di Gheddafi durante la “Primavera araba” (famose le foto delle fosse comuni) è stato smentito dagli stessi giornalisti di Al Jazeera chiamati al tempo ad obbedire alle direttive mistificatrici dell’Emiro del Qatar, padrone dell’emittente. Qualcuno però ha risarcito la verità? Nessuno, e oggi la Libia sanguina, costretta a importare quelle che sono le sue ricchezze primarie. Gheddafi, pochi lo sanno, è stato il fautore dagli anni settanta in avanti del boom economico del paese attraverso la nazionalizzazione del settore petrolifero e delle risorse energetiche. Solo dopo la crisi economica globale degli anni novanta il PIL libico ha subìto un calo, anche a causa delle sanzioni economiche imposte dall’ONU nel 1991. Dopo il suo brutale assassinio le potenze mondiali hanno ecretato la formazione di un governo debole, frutto del compromesso fra i liberali laici e gli islamisti affini ai Fratelli musulmani. Peccato che la stabilità sia un ricordo lontano dal momento che negli ultimi due anni Human Right Watch ha documentato circa 51 omicidi politici ad opera di milizie terroriste nelle sole città di Bengasi e Derna. Come se non bastasse le armi sono diffuse ormai in modo capillare e questo rende la situazione della Libia esplosiva. Basti pensare che la Cirenaica, uno dei luoghi più ricchi di petrolio, è attualmente in conflitto di interessi con la regione della Tripolitania, che è la sede del governo. La rivolta della Cirenaica è portata avanti sia sul fronte politico attraverso la richiesta di secessione, sia sul fronte bellicoso attraverso il lancio di scioperi selvaggi della produzione energetica. Tutto questo ha portato al crollo netto della produzione di petrolio, da 1,6 milioni di barili al giorno a meno di 100.000. Di conseguenza le esportazioni sono crollate del 70% costringendo Tripoli, udite udite, ad acquistare gasolio e olio combustibile dagli stati confinanti. Il personale energetico rappresentato dall’agenzia di sicurezza Petroleum facilities guard (PFG) continua a reclamare, oltre ad arretrati salariali, una maggiore fetta economica dal governo di Tripoli per la Cirenaica. La sua concerrente è la stata Noc, e ora esiste uno scontro diretto tra le due compagnie, con la PFG che è sotto pieno controllo degli ex ribelli antigheddafi, molti dei quali erano nell’orbita di Al Qaeda, e di conseguenza dei servizi segreti occidentali, gli stessi in azione in Siria, e con le stesse modalità. E’ quindi facile capire le motivazioni della guerra del 2011, motivazioni economiche, che hanno permesso alla Libia di venire scavalcata da concorrenti energetici globali dello schieramento avversario, vedi Arabia Saudita e Qatar. Ma anche motivazioni politiche, perchè eliminando Gheddafi volevano eliminare la variante “socialista” del mondo arabo, la stessa che si vuole spazzare via in Siria.

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