Libia. Operazione smembramento dello Stato?Tribuno del Popolo
venerdì , 21 luglio 2017
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Libia e Siria. Operazione smembramento dello Stato?

Mentre si parla con sempre maggiore insistenza di una guerra in Libia contro l’Isis la sensazione è come sempre che siano ben altre le finalità dell’Occidente in Nord Africa. Ad esempio potrebbe convenire a tutti smembrare la Libia in vari protettorati. E come suggerisce Fulvio Scaglione su Famiglia Cristiana il modello di partizione su “base etnica” potrebbe fungere da modello anche per la divisione della Libia.

Quando esplose la guerra in Ex-Jugoslavia internet non era ancora diffuso e anche se la guerra avveniva alle nostre porte, per qualche motivo, era come se non sembrasse a noi così vicina.  A posteriori possiamo dire che quella nei Balcani fu una guerra terribile che è servita a dividere la Jugoslavia lungo le linee di faglia etniche, e questo anche probabilmente per disgregare uno Stato, la Jugoslavia, che qualcuno aveva deciso di smembrare a tutti i costi per motivi geopolitici. Quegli stessi che peraltro appoggiarono la guerra i Jugoslavia oggi difendono ancora il loro operato e citano appunto il caso dei Balcani come indicato dall’ottimo Fulvio Scaglione sul suo blog: “esempio riuscito di partizione lungo linee etniche” . Del resto la storia stessa del colonialismo è la storia del “Divide et Impera” consistente nel foraggiare guerre civili nei paesi che si vogliono destabilizzare in modo da indebolirli e portarli all’implosione in modo da ottenere tutto quello che prima non si poteva avere. Come ricorda Fulvio Scaglione su Famiglia Cristiana inoltre nei Balcani la divisione etnica è stata assicurata solamente dall’occupazione militare continua, non a caso a oggi ci sono ancora 13.000 soldati Onu, e ben 16.000 in Kosovo con la missione Kfor della Nato. Impossibile poi non ricordare che in Kosovo gli americani hanno costruito Camp Bondsteel, probabilmente una delle più grande basi americane all’estero.

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Sembra quasi che qualcuno voglia far regredire gli Stati a un brodo di etnie che si contrappongono per il predominio locale. Per questo motivo gli americani e l’Occidente non esitano a supportare qualsiasi movimento indentitario o revanchista, spesso di estrema destra, creando così le premesse a una destabilizzazione interna che porta alla guerra e quindi alla cancellazione di quello Stato lungo linee di faglia etnica all’interno delle quali possono entrare gli interessi dell’Occidente. Basta poi prendere il caso della Libia per capire che la tattica che si vuole utilizzare è quella di sempre: prima hanno ucciso e distrutto la Libia di Gheddafi, poi l’hanno trasformata in un paese balcanizzato tra vari poteri che si contendono il potere centrale, ponendo le basi per una divisione de facto del Paese. Ad esempio in molti cominciano a vociferare una possibile divisione del paese tra Tripolitania, Fezzan e Cirenaica e i francesi sono già attivi nel territorio probabilmente per ottenere maggiori concessioni dalla fazione supportata. Lo stesso Sarkozy nel 2011 insistette tanto nell’eliminare Gheddafi non certo per motivi umanitari. Come ci riporta ancora l’ottimo Scaglione: “Le ragioni di Hollande sono chiare e sono le stesse per cui Sarkozy scatenò la guerra nel 2011: instaurare un protettorato sulla Tripolitania e garantirsi il controllo dei giacimenti off shore di gas e dei gasdotti. La Gran Bretagna, a sua volta, mira alla Cirenaica con i suoi pozzi di petrolio e il lungo confine con l’Egitto” .

E a pensarci bene non è la stessa cosa che si vorrebbe fare anche in Siria, dove gli Usa hanno provato a buttare lì la divisione del Paese in diversi settori che verrebbero controllati da diverse potenze ancora una volta su base etcnica. E verrebbe a questo punto da chiedersi visto che le guerre del XXI secolo sono nuovamente su base etnica, se non sia un calcolo machiavellico delle èlites belliciste occidentali che evidentemente erano insoddisfatte dalla geografia politica del Medio Oriente. Non a caso in alcuni ambienti militaristi americani circolano da tempo mappe che suggeriscono un altro “Medio Oriente” possibile, e come dimenticare il vecchio progetto che fu già di Lawrence d’Arabia di creare un grande stato sunnita nel centro del Medio Oriente? Evidentemente qualcuno ha pensato ancora una volta di utilizzare i dissidi interni degli altri per portare avanti i propri progetti geopolitici, e un sistema dei media completamente asservito ha concesso per anni (dal 2011) una copertura mediatica adeguata gettando come al solito discredito contro i grandi nemici del momento ed enfatizzando minacce comuni come l’Isis in modo da rendere accettabili per l’opinione pubblica dei cambiamenti geopolitici nell’area.

Tribuno del Popolo

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