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venerdì , 20 ottobre 2017
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Libia: Elezioni, torture e business

All’indomani delle elezioni legislative in Libia, i grandi media occidentali (LINK), interessati a dare la propria approvazione al nuovo regime politico imposto dalla NATO, hanno annunciato la vittoria dei liberali dell’Alleanza delle forze nazionali, sotto la direzione di Mahmoud Jibril, contrapposta ai Fratelli Musulmani del Partito per la giustizia e lo sviluppo di Mohamed Sawan nelle grandi città, e lo scacco degli autonomisti di Bengasi, scontenti della ripartizione dei seggi all’assemblea costituente, nel loro tentativo di far deragliare il voto (avevano distrutto l’ufficio della commissione elettorale a Adidabia e ordinato la chiusura delle raffinerie di petrolio di Sirte).


I Fratelli musulmani pagherebbero anche il prezzo della loro vicinanza a Seif-el-Islam Gheddafi (attualmente detenuto a Zeitan) dopo che egli aveva fatto liberare 150 di loro nel 2003 (essi avevano boicottato la conferenza dell’opposizione a Londra nel 2005 LINK, che aveva fatto appello al rovesciamento del regime), come pure dei loro legami troppo visibili con i Qatar. Tuttavia, l’avanzata di Jibril, candidato degli Occidentali, presidente del Consiglio nazionale di transizione ed ex patrocinatore delle riforme economiche sotto Gheddafi, è molto relativa. Inoltre solamente 80 dei 200 seggi dell’assemblea costituente (LINK) sono attribuiti ai partiti, gli altri agli “indipendenti”. Questa ripartizione è stata suggerita dagli “spin doctors” americani (LINK) allo scopo di mettere ai margini i Fratelli musulmani e i salafiti come Abdelhakim Belhadj, e dovrebbe portare in ogni modo a un governo di unione nazionale (LINK) tra islamisti e liberali allo scopo di elaborare una costituzione che scaturirà solamente nel 2013 sulla base dell’elezione di un’assemblea legislativa definitiva.Ciò che i media occidentali dimenticano di dire è il fatto che, come in Iraq nel 2004 e ad Haiti sotto l’occupazione dell’ONU, le elezioni sotto i nuovi regimi non sono democratiche poiché tutte le tendenze non sono affatto libere di concorrere allo scrutinio (in particolare i partigiani del vecchio regime) e che il regno delle milizie compromette la libertà di espressione e di pensiero.All’inizio di luglio, Amnesty International ha pubblicato un rapporto su fatti dei mesi di maggio e giugno scorsi intitolato “Lybia: rule of law or rule of militias?” (LINK) (Libia: regno della legge o regno delle milizie?)Il rapporto cita in particolare il caso di Hasna Shaeeb (LINK), una donna di 31 anni, prelevata dal suo domicilio di Tripoli nell’ottobre scorso da uomini in tenuta militare e trasferita nell’ex Ufficio dei fondi di dotazione islamica nella capitale. E’ stata accusata di essere leale a Gheddafi e un cecchino. E’ stata fatta sedere su una sedia con le mani legate dietro la schiena e sottoposta a scariche elettriche sulla gamba destra, alle parti intime e alla testa. Le guardie hanno minacciato di introdurre sua madre nella cella e di violentarla, e le hanno versato addosso dell’urina. Dopo averla liberata dalla sedia, i suoi torturatori non erano in grado di aprire le manette con la chiave, e hanno allora usato una pistola e le schegge della pallottola sono penetrate nella sua carne. Liberata dopo tre giorni, Shaeeb ha fatto constatare da un medico le sue ferite e si è rivolta alle autorità. Queste non hanno fatto nulla, mentre Shaeeb riceveva minacce per telefono da parte del miliziano che l’aveva arrestata e la facciata di casa sua veniva mitragliata.Ciò che rende singolare la storia di Shaeeb è solamente il fatto di avere presentato una denuncia formale, mentre molti altri non hanno potuto farlo. Il governo dichiara di detenere 3.000 prigionieri nelle carceri e le milizia altri 4.000. Le torture a morte sono frequenti. Molto lontani dalle preoccupazioni di Amnesty International, gli ambienti di affari internazionali sono soddisfatti della transizione politica attuale in Libia. Così, Mario Zotelle (LINK), direttore della “Joint Lybian Construction Company” (JLCC), un consorzio di società dipendenti da Asamer Holdings (con sede in Austria) è intervenuto a Dubai il 27 giugno (LINK) su invito della Camera di commercio e industria di quel paese la settimana scorsa nel quadro della conferenza “Forum sullo sviluppo futuro della Libia 2012: infrastruttura e ricostruzione” davanti a 150 rappresentanti di 60 compagnie d’Europa, dei paesi del Golfo e d’Africa. “Noi riponiamo importanti aspettative su queste elezioni, ha dichiarato, e sul nuovo clima politico che dovrebbe instaurarsi per creare un quadro istituzionale e commerciale più forte”. “La Libia ha bisogno di riforme dell’educazione, ha aggiunto, allo scopo di rispondere alla richiesta di professionisti. Occorre anche una riforma del settore bancario e della sicurezza garantita in tutto il paese. I trasporti e la fornitura di elettricità e di gas dovrebbero essere migliorati. Ma il potenziale per le imprese e la partecipazione degli investimenti nella ricostruzione del paese è importante”. Asamer possiede e gestisce tre cementifici in Libia. Durante la “rivoluzione”, Asamer ha sostenuto i lavoratori e gli insorti di Bengasi, con la fornitura di aiuto umanitario. La compagnia ha pagato nel 2011 i salari ai suoi lavoratori malgrado l’arresto della produzione durante la crisi. Asamer ha investito più di 100 milioni per aumentare gli standard di efficienza energetica, la produzione, la qualità e le norme del lavoro e per installare un sistema di protezione dell’ambiente.La conferenza di Dubai è stata introdotta da Charles Gurdon (LINK), direttore dell’agenzia inglese di consulenze Menas che aveva tra l’altro fatto del “lobbying” a favore del Consiglio nazionale di transizione nel New York Times nell’agosto 2011 (LINK). Charles Gurdon sarà anche presente il 6-8 novembre 2012 al vertice del petrolio e del gas di Vienna a fianco dei responsabili di Total, di Repsol, di Haliburton, ecc., ossia dei rappresentanti di 27 paesi (in particolare il 30% delle compagnie petrolifere nazionali del mondo). Una conferenza che sarà sicuramente interessante seguire per comprendere le strategie petrolifere internazionali nella regione…

da “Atlas Alternatif” | Traduzione a cura di Marx21.it

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