Libia. Ennesima guerra per l'oro "nero" con il casus belli dell'Isis | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
sabato , 21 ottobre 2017
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Libia. Ennesima guerra per l’oro “nero” con il casus belli dell’Isis

Lo Stato Islamico sembra essere di più un casus belli perfetto per autorizzare potenze militare e intervenire per fare i propri interessi economici mascherandosi dietro la guerra al terrore. Le potenze occidentali infatti vogliono mettere le mani sull’oro nero libico e come suggerisce Alberto Negri sul Sole 24 Ore i due diversi governi di Tripoli e Tobruk sono semplicemente due governi che hanno canali paralleli “e concorrenti per l’export di petrolio”. 

Guerra al terrore o guerra per il petrolio? In tanti cominciano a non vederci chiaro, come mai proprio ora si chiede all’Italia di intervenire con un contingente importante di 5000 uomini nella sua ex colonia? Peraltro l’Italia è anche l’unica ex potenza coloniale ad aver chiesto scusa per i suoi errori passati e ad aver persino raggiunto con l’allora Libia di Gheddafi un accordo per il risarcimento dei tempi del colonialismo. Eppure, nonostante tutto, sembra che verremo comunque trascinati a forza nel ginepraio libico, con i nostri governanti che subiscono l’egemonia a guida americana e sono incapaci di smarcarsi. Ufficialmente il motivo per cui si metterà l’elmetto per andare in Libia è la guerra allo Stato Islamico, ma come mai allora non intervenire anche semplicemente un anno fa quando l’Isis in Libia era molto più debole a marginale? La sensazione è che il Daesh venga utilizzato consapevolmente come casus belli per fare accettare all’opinione pubblica occidentale l’ennesima guerra per l’oro nero. Come suggerisce Alberto Negri sul Sole 24 Ore infatti, “La guerra è in realtà un regolamento di conti e una spartizione della torta tra gli attori esterni e i due poli libici principali, Tripoli e Tobruk, che hanno due canali paralleli e concorrenti per l’export di petrolio“. Inutile poi ricordare come la Libia prima dell’intervento scellerato dell’Occidente nel 2011 era al primo posto in Africa nell’indice Onu per lo sviluppo umano, dati che sono evidentemente carta straccia per chi ragiona solamente nell’ottica predatoria dell’accaparramento delle risorse. Così ancora una volta ci troviamo a intervenire per fare gli interessi di altri, dopo che sempre altri hanno peraltro causato il caos che ha intaccato prevalentemente i nostri interessi

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