Libia. Il Paese a un passo dal caos ha paura di una nuova guerra civile | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
martedì , 23 maggio 2017
Ultime Notizie
Link Sponsorizzati:

Libia. Il Paese a un passo dal caos ha paura di una nuova guerra civile

Una volta eliminato Muammar Gheddafi i media occidentali parlavano della costruzione di una “Libia democratica”. A distanza di quasi un anno dalla caduta del regime di Tripoli il Paese però è a un passo dal tracollo con focolai di violenze che continuano a divampare qua e là. Nel Sud della Libia poi sarebbe in atto una vera e propria guerra per bande per il controllo del territorio, e sono sempre di più quelli che rimpiangono i lealisti di Gheddafi.

 

Link Foto

In molti dopo che Muammar Gheddafi veniva linciato da una delle brigate dell’opposizione nei pressi di Sirte, pensavano che finalmente la Libia avrebbe imboccato il tortuoso percorso verso la democrazia e la pace. La “democrazia” però in Libia è arrivata ma non ha portato nè la pace nè il benessere, lasciando il paese nordafricano, che con Gheddafi aveva un ottimo tenore di vita, letteralmente nel caos. Il mese scorso in Libia si sono tenute le prime elezioni “democratiche”, avvenute in un contesto di incessante violenza. Ora l’Assemblea nazionale  dovrebbe eleggere un primo ministro e un gabinetto, varando così ufficialmente una nuova era per la Libia. Prima delle elezioni il  Consiglio nazionale di transizione della Libia aveva vietato il nascere di partiti a carattere tribale, etnico o religioso, impedendo loro di partecipare alle elezioni così come a quei personaggi accusati di essersi compromessi con il passato regime di Gheddafi. Il risultato di questa scelta è che il Parlamento ora è pieno di singoli candidati che non riescono a trovare un terreno e una politica comune, rischiando di trascinare il Paese nell’anarchia. In realtà la situazione in Libia è tutt’altro che normalizzata, soprattutto a Bengasi, la culla della rivolta contro Gheddafi, dove i militanti hanno preso di mira l’apparato di sicurezza del Paese attaccando stazioni di polizia e forze dell’ordine. A Bengasi i militanti islamici hanno persino attaccato il personale della missione della Croce Rossa, al punto che molti hanno annunciato di voler lasciare la città. Impossibile riassorbire tutti i militanti islamici nelle forze di polizia, così molte bande finiscono per scegliere la via dell’illegalità, finendo per diventare criminali comuni. Anche a Tripoli la situazione è tesa, con un ordigno esplosivo che è esploso sabato presso un edificio della polizia militare. Anche il Sud del paese però sembra ancora vittima dell’anarchia con gruppi armati che si scontrano in una vera e propria guerra per il controllo del territorio. Attualmente il partito più rappresentato nell’Assemblea è quello delle Forze di Alleanza Nazionale con 39 seggi. Il partito è guidato dall’ex primo ministro ad interim Mahmoud Jibril, ed è smaccatamente filoamericano. Con decine di migliaia di miliziani armati dislocati in tutto il Paese e accusati di continue violazioni dei diritti umani, la Libia potrebbe dunque diventare ben presto un’autentica polveriera ingestibile, per non parlare dei figli del Colonnello, attualmente in Niger e Algeria, che potrebbero finanziare milizie tuareg e di lealisti per rinfocolare la guerra civile.

 

Link Sponsorizzati:

Commenti chiusi.

Link Sponsorizzati:
Scroll To Top