Libia. Isis a Sabrata? I pick-up "invisibili" del CaliffoTribuno del Popolo
martedì , 17 ottobre 2017
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Libia. Isis a Sabrata? I pick-up “invisibili” del Califfo

 La notizia di oggi è che i miliziani dell’Isis a bordo di 30 pick-up sono arrivati nella cittadina di Sebrata, in Libia, 70 chilometri a ovest di Tripoli. Osservando la mappa si nota che Sabrata si trova a pochi chilometri dal confine con la Tunisia. Qualcosa non torna, come è possibile che tra droni, satelliti, eserciti dei vari governi che si fronteggiano in Libia, nessuno veda le lunghe fila di combattenti dell’Isis che avanzano nel deserto? 

La nostra più che una provocazione è una lecita domanda: come è possibile che il Califfato si materializzi a diversi chilometri di distanza dalle sue posizioni arrivando a Sabrata, a circa 70 chilometri da Tripoli, senza trovare alcuna resistenza? Osserviamo la mappa qua sotto, lo Stato Islamico si trova in quel di Sirte, cittadina che avrebbe posto sotto il proprio controllo da qualche tempo e dove, secondo voci insistenti, potrebbe persino aver trovato riparo il Califfo in persona Al Baghdadi. Secondo i media circa 30 pick-up dell’Isis sarebbero giunti a Sabrata con le bandiere nere conquistando così un altro sito archeologico patrimonio Unesco, uno dei più belli di tutto il Mediterraneo.

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Tale notizia arriva dopo diverse settimane in cui si rincorrevano voci insistenti di miliziani e ufficiali dell’Isis che sarebbero affluiti in Libia dalla Siria. Ora, fermo restando che Raqqa e l’Isis non possiedono sbocchi sul mare, in che modo centinaia di terroristi teoricamente ricercati all’estero sarebbero riusciti ad arrivare dal Medio Oriente al Nord Africa? Secondo Lettera 43 l’Isis sarebbe inflitrato ovunque ormai in Libia e sarebbe riuscito a stringere legami anche con i ribelli di Misurata di Fair Lybia. Ma la situazione in Libia è complessa, e anche il governo di Tobruk, quello teoricamente riconosciuto dalla comunità internazionale, ha ammesso che Al Baghdadi in persona avrebbe tentato di entrare in Libia.

Il quotidiano Libya Herald del resto ha smentito l’arrivo del Califfo ma ha confermato la presenza di alti ufficiali dell’Isis in Libia. Tutti sanno dunque che esistono ufficiali e alti papaveri dello Stato Islamico in Libia, eppure si limitano tutti a constatarlo, come se, ancora una volta, la distruzione dell’Isis sia in realtà un obiettivo secondario. Altrimenti ben non si spiegherebbe come mai il governo di Tobruk continui a richiedere senza successo armi per fronteggiare il Califfato. Mohamed al Dayri, ministro degli Esteri del governo di Tobruk, ha detto in un’intervista riportata da  blog.quotidiano.net: In termini di addestramento, di supporto logistico. Non abbiamo bisogno di truppe di terra, né di piloti per i caccia. Abbiamo bisogno di equipaggiamento, di elicotteri e di armi adeguate per combattere i terroristi”. Armi e supporto che evidentemente nessuno intende concedere.

E allora ben non si comprende come mai l’Isis sia arrivato fino a Sabrata, delle due l’una: probabilmente c’era già in loco. Del resto Lettera 43 ha parlato in modo molto chiaro del fatto che i jihadisti dello Stato Islamico sarebbero in qualche modo arrivati già fino a Tripoli, dove la coalizione locale che si oppone al governo di Tobruk è, guardacaso, alleato della Turchia. Erdogan sta persino ricostruendo l’aeroporto di Tripoli e la sensazione è i tripolini non vedano nella lotta allo Stato Islamico una priorità, esattamente come Ankara. E questo spiegherebbe anche perchè i miliziani dell’Isis siano tranquillamente in grado di girare per tutto il mondo arabo indisturbati.

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