Libia. L'Isis avanza su Tripoli e l'Occidente rimpiange GheddafiTribuno del Popolo
martedì , 23 maggio 2017
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Libia. L’Isis avanza su Tripoli e l’Occidente rimpiange Gheddafi

 L’avanzata dei miliziani dello Stato Islamico in Libia spaventa l’Occidente ma la situazione nel paese nordafricano era ampiamente prevedibile dopo che si decise di assassinare ed eliminare il Colonnello Gheddafi. Ora la minaccia, potenzialmente, coinvolge anche l’Italia, ma nessuno sembra voler organizzare una risposta intelligente e coordinata.

Prendendo la città di Sirte, una delle ultime a cadere nel 2011 in quanto città di Muammar Gheddafi, lo Stato Islamico ha mandato un messaggio inequivocabile alla Libia e anche all’Occidente. Non che il rischio del jihadismo non aleggiasse da diversi mesi a questa parte dal momento che dopo la distruzione della Libia del Colonnello il Paese è diventato completamente ingovernabile. Si è velocemente diffusa una anarchia tribale che ha reso sempre più inefficace il governo, ha diviso le forze armate e ha trasformato la Libia in una terra di conquista per i fanatici di Al-Baghdadi. Anche nei momenti più difficili inoltre molti italiani sono rimasti a Tripoli ma non questa volta, sembra che l’avanzata dello Stato Islamico spaventi così tanto che Tripoli sia diventata una sorta di città fantasma. Chi può parte anche perchè i miliziani islamici hanno già raggiunto Tripoli dove il 27 gennaio avevano realizzato l’attentato all’Hotel “Corynthua”contro i cittadini stranieri presenti, mostrando così che la capitale libica era già stata ampiamente infiltrata. Insomma ormai nessuno in Libia è in grado di garantire l’ordine, sicuramente non il governo del Parlamento di Tobruk, in Cirenaica, che altro non può fare che ricordare all’Occidente che gli islamici c’erano già in Libia ed erano venuti fuori già per combattere contro Gheddafi, mentre ora starebbero arrivando i rinforzi del Daesh (Isis in arabo). Insomma si viaggia molto velocemente verso una guerra civile, la seconda nel giro di pochissimi anni, con i miliziani dell’Isis che vorrebbero mirare a conquistare anche la Tripolitania e Misurata, dove le milizie che controllano la città hanno promesso di voler difendere la città a oltranza. Ma sono anche altre le milizie pronte a combattere contro l’Isis al punto che il paese rischia di sprofondare in un abisso. Intanto però in tanti dicono si essersi accorti del pericolo jihadista “troppo tardi”; in troppi rimpiangono di aver preso la decisione di combattere Gheddafi troppo in fretta dal momento che oggi che il Colonnello non esiste più la Libia è diventata una mina vagante. Ora tutti si rendono conto di quanto fosse difficile aver messo insieme tribù così diverse, e la Libia della Jamarhya di Gheddafi ci era riuscita, riuscendo persino a costruire uno Stato laico. Uno Stato laico che l’Occidente ha distrutto per il proprio tornaconto e che oggi fatica a ricomporre con effetti devastanti potenzialmente anche per l’Europa.

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