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sabato , 27 maggio 2017
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Libia. Lo spettro della guerra civile diventa realtà

Ci risiamo, dopo il conflitto del 2011 tra ribelli appoggiati dalla Nato e forze fedeli a Gheddafi, la Libia di oggi sta piombando di nuovo nella guerra civile. Questa volta a fronteggiarsi gli islamisti radicali da un lato e i militari laici dall’altro.

Povera Libia. Probabilmente se il paese nordafricano fosse privo di petrolio sapremmo poco o nulla degli affari interni di Tripoli, la Libia invece è uno dei paesi più ricchi di risorse energetiche e di conseguenza inevitabilmente rappresenta un paese troppo importante per essere lasciato a se stesso. Lo sa bene l’Occidente che nel 2011 in modo cinico ha appoggiato i ribelli libici contro Muammar Gheddafi finanziando una sanguinaria guerra civile che ha sostanzialmente lasciato il Paese nel caos. Gheddafi infatti, anche se in vecchiaia era ormai eccentrico e bizzarro, nei decenni precedenti era riuscito a farsi garante dell’unità del Paese, trovando quindi un accordo tra le tribù, e garantiva la laicità delle istituzioni oltre che tutta una serie di servizi sociali alla popolazione. Oggi quella Libia non esiste più, e soprattutto non ha nemmeno ottenuto la tanto agognata pace dal momento che nel 2014, tre anni dopo, la Libia rischia di cadere nuovamente in una sanguinaria guerra civile, questa volta tra militari e islamisti. Tutto è cominciato con il tentativo degli islamisti e dei Fratelli Musulmani locali di imporre un nuovo premier, l’uomo d’affari Ahmed Maitiq che ha ricevuto l’appoggio anche delle milizie di Misurata. Peccato che tale tentativo è stato definito illegale dalla Procura di Tripoli in quanto avrebbe violato la Costituzione dal momento che Maitiq ha ricevuto il voto da 113 deputati, ben sette in meno dei 120 voti richiesti in una seduta non ufficiale del Parlamento. Insomma la Libia versa nel caos e attende un giudizio della Corte Suprema libica ma in realtà conterà poco dal momento che il punto focale sembra essere il “pronunciamento” militare del generale Khalifa Haftar, l’uomo che il 16 maggio ha giurato di voler letteralmente “ripulire la Libia dai Fratelli Musulmani” e ha attaccato gli estremisti islamici di Ansar al Sharia contando sul supporto attivo di diversi reparti di esercito e polizia. Insomma Haftar sembra avere le idee chiare ancor più che ha dichiarato disciolte le istituzioni e il Parlamento a maggioranza islamista in appoggio dei moderati dell’Alleanza delle Forze Nazionali guidata da Jibril.  Haftar conta diversi seguaci anche in Tripolitania, la regione orientale che minaccia la secessione, dove le milizie di Zintan si sono schierate con lui e controllano diverse aree di Tripoli, aeroporto incluso. Del resto Haftar è uomo difficile da inquadrare dal momento che ha vissuto vent’anni negli Stati Uniti acquisendone persino la cittadinanza. Secondo diverse fonti sarebbe letteralmente un protetto della Cia  e sarebbe l’uomo scelto per ripristinare l’ordine nel Paese sulla falsariga di quello che sta succedendo in Egitto con Al-Sisi. Non solo, proprio l’Egitto avrebbe supportato attivamente la Libia contro gli islamisti dando appoggio aereo e logistico, mostrando che ora sono in molti a voler scaricare i Fratelli Musulmani, che erano il “primo cavallo” su cui aveva puntato l’Occidente nel corso delle Primavere Arabe. La sensazione comunque è che se Haftar dovrà per forza di cose portare la Libia alla seconda guerra civile se vorrà farla finita con i jihadisti; e una seconda guerra civile in Libia diventerebbe l’occasione per gli islamici radicali di radunarsi nel paese nordafricano, arrivando così nuovamente pericolosamente vicini alle coste italiane.

photo credit: <a href=”http://www.flickr.com/photos/nassernouri/5503983536/”>Nasser Nouri</a> via <a href=”http://photopin.com”>photopin</a> <a href=”http://creativecommons.org/licenses/by-nc-sa/2.0/”>cc</a>

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