Libia nel caos. E' la rivincita del Colonnello?Tribuno del Popolo
mercoledì , 18 gennaio 2017
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Libia nel caos. E’ la rivincita del Colonnello?

Libia nel caos. E’ la rivincita del Colonnello?

Quando ormai tre anni fa Muammar Gheddafi veniva brutalmente assassinato a Sirte, in troppi hanno esultato senza aver idea del disastro che avevano appena avallato in Libia. Oggi, a tre anni di distanza, si consuma la vendetta del Colonnello. E dire che proprio Gheddafi aveva ammonito l’Occidente, ma allora nessuno lo aveva ascoltato, inebriati dalle sirene del petrolio.

Il 20 ottobre 2011 Muammar Gheddafi veniva fatto prigioniero nei dintorni di Sirte, una delle città rimaste fedeli fino all’ultimo e piegate solamente dai bombardamenti della Nato e dagli eccidi che si sarebbero consumati da lì a poco. Gheddafi era stato presentato dalla nostra opinione pubblica come un satrapo demente, ormai consumato dalla vecchiaia e intento solo più a organizzare orgie dionisiache magari massacrando il proprio stesso popolo. Nessuno però ha raccontato la storia del Colonnello, uomo dalla schiena dritta che fu capace di fare una autentica Rivoluzione in Libia e di regalare prosperità ai suoi abitanti, al punto che la Libia era considerato il Paese più ricco dell’Africa. Della sua Libia, dove esisteva un complesso sistema di assistenzialismo, istruzione e sanità completamente gratuito e dove esisteva una società tutto sommato progressista e che perseguiva l’estremismo religioso, non è rimasto che un cumulo di macerie. Delle decine di migliaia di morti sepolti sotto i bombardamenti “democratici” si è preferito non parlare, così come dei sequestri, delle violenze, delle esecuzioni sommarie compiute in nome della “democrazia”, che poi è un concetto che semplicemente in Libia non esiste, come possiamo vedere oggi che il potere è conteso tra tribù armate fino ai denti, un governo corrotto e milizie di estremisti islamici. La verità è che la Libia prima di tutto questo era un Paese florido, dove le tribù avevano trovato uno status quo e dove la violenza non era all’ordine del giorno. Oggi che la Libia è stata “democratizzata” invece, regna il caos, e la sopravvivenza stessa della Libia come Stato viene messa in discussione dalle pulsioni secessioniste della Cirenaica. E dire che proprio il Colonnello, poco prima di morire, aveva messo in guardia l’Occidente dalla follia che stava compiendo, ma nessuno volle ascoltarlo. Come apprendisti stregoni travolte dalle forze oscure da loro stessi evocate, ecco che l’Occidente ora trema di fronte al tramutarsi in inverno delle Primavere Arabe, temendo di perdere l’oro nero per il quale ha provocato un mare di sofferenze a un intero popolo come quello libico. Ecco che ora che fitte colonne di fumo si alzano dai depositi di carburante intorno a Tripoli tutti si ricordano della Libia e del caos che regna sovrano, con tribù che si affrontano casa per casa per il controllo del petrolio e un esercito guidato da quel Khalifa Haftar che ha vissuto per oltre vent’anni negli Stati Uniti proprio per prepararsi alla Libia del post-Gheddafi. Un tutti contro tutti che rischia di annichilire quel che resta in piedi in Libia e con esso anche l’oro nero che tanto caro è all’Occidente. Sembra quasi che il Colonnello da lassù se la rida osservando la sua Libia in fiamme, e ormai ogni libico sa che in fondo quando c’era lui le cose andavano nettamente meglio, solo che non ci sarà nessun giornalista a intervistarlo. Così in Libia si continua a morire ma l’unica cosa che interessa a Obama, Renzi, Ban Ki Moon, Hollande e soci è come garantire le forniture di petrolio, del futuro di un popolo non gli interessa minimamente, così come non gli interessa che le milizie di Misurata e Zintan si stiano massacrando a ridosso dell’aeroporto di Tripoli, così come della democrazia e della libertà dei libici non gli importava nulla quando hanno cominciato la folle guerra contro la Libia. E proprio la Libia che fu di Gheddafi è stato anche il laboratorio della distruzione di uno Stato sovrano da parte dell’Occidente, un modello che hanno poi tentato con meno successo di replicare anche in Siria e in Ucraina. Le modalità sono sempre le stesse: creare una mobilitazione contro un presunto tiranno, finanziare a piene mani Ong che non sono sotto controllo statale, armare e finanziare la rivolta e creare il caos. Il Colonnello ci aveva avvisato che quello che stava accadendo in Libia non era normale, ma nessuno lo ha voluto ascoltare, preferendo credere alla storia della lotta della democrazia contro il tiranno. Oggi la storia chiede il conto, e il Colonnello, da lassù, se la ride vedendo che la sua stessa Libia sta divorando gli stessi avvoltoi che erano stati svegliati per sbranarla.

Gracchus Babeuf

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