Libia. Scontri a fuoco tra milizie, e l'Eni sospende l'esportazione verso l'Italia | Tribuno del PopoloTribuno del Popolo
lunedì , 16 gennaio 2017
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Libia. Scontri a fuoco tra milizie, e l’Eni sospende l’esportazione verso l’Italia

E’ tornato il caos in Libia dove nelle scorse ore ci sono stati pesanti scontri armati nella zona di Mellitah. L’incertezza e la violenza hanno convinto l’Eni a sospendere le esportazioni di gas verso l’Italia.

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Tripoli ha confermato la decisione presa ieri dall’Eni di sospendere per ragioni di sicurezza la produzione e l’esportazione di gas verso l’impianto siciliano di Gela. Il motivo? Una crescente insicurezza causata da nuovi scontri a fuoco tra milizie locali nella zona della produzione di  gas della Mellitah Oil & Gas, joint venture paritetica fra Noc ed Eni. Gli scontri a fuoco hanno convinto il presidente della Noc a bloccare direttamente ogni esportazione di gas. Anche la produzione è stata sospesa, e quindi è stato interrotto l’invio di gas verso l’impianto siciliano di Gela.

In seguito ad alcuni scontri che si sono registrati nell’area di Mellitah tra forze locali libiche, Mellitah Oil & Gas, joint venture paritetica Noc-Eni, per ragioni di sicurezza ed integrità degli impianti, ha deciso di interrompere la produzione e di mettere in sicurezza le istallazioni con conseguente interruzione del flusso di gas attraverso il gasdotto Green Stream, che collega l’impianto di trattamento di Mellitah in Libia, a Gela, in Italia.“, ha spiegato l’Eni con una fonte riportata da “La Stampa”.   Le stesse fonti hanno anche aggiunto che “contestualmente sono state attivate tutte le misure di sicurezza necessarie a proteggere il personale in loco, oltre che gli impianti interessati. Tutto il personale è al sicuro. Il ministero dello Sviluppo economico è stato immediatamente informato dell’interruzione del flusso di gas“.

La situazione in Libia rimane quindi critica sotto ogni punto di vista, con le milizie combattenti che non hanno mai lasciato le armi utilizzate ai tempi della lotta contro Gheddafi, e che quindi rischiano da un momento all’altro di far piombare il Paese nell’anarchia.

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