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lunedì , 22 maggio 2017
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Libia. Si dimette il premier, paese nel caos

Libia nel caso dopo che per la seconda volta in tre giorni l’Assemblea nazionale ha bocciato il nuovo esecutivo del primo ministro Abushagur, che si è dimesso. A un anno dalla morte del Colonnello, la Libia potrebbe precipitare in un nuovo scontro tra fazioni.

Governare un paese diviso in tribù e fazioni come la Libia non è facile, lo sapeva perfettamente Muammar Gheddafi, l’uomo che decenni fa era stato capace di unificarlo e di tenerlo sotto di sè, governandolo con autorità e pugno di ferro. A un anno dalla sua caduta nella polvere però ci si rende conto che la sua eredità è forse troppo ingombrante per un Paese che ha gettato nel dimenticatoio troppo facilmente il suo passato. Così Tripoli piomba nuovamente nel caos, aprendo possibili scenari potenzialmente devastanti per la tenuta democratica del Paese. Per la seconda volta nel giro di tre giorni infatti, Assemblea nazionale ha bocciato il nuovo esecutivo del primo ministro Mustafà Abushagur, che si è dovuto dimettere. Una situazione che mette chiaramente in luce la gravissima crisi che affligge il Paese, con le divisioni tra clan e quelle regionali impediscono ancora di formare un esecutivo di unità nazionale.

Di fronte ai pericoli che minacciano il Paese, io vi propongo un governo di crisi ristretto a dieci ministeri, respingendo qualunque considerazione geografica“, aveva dichiarato Abushagur parlando ai 200 membri del Congresso generale nazionale, il primo organo eletto democraticamente dopo oltre 40 anni di regime di Gheddafi. Il discorso da lui pronunciato non è riuscito a convincere i 125 membri del’Assemblea che, conseguentemente, hanno tutti votato contro la fiducia. Adesso, secondo il regolamento interno, il Congresso deve nominare un nuovo primo ministro, ma il rischio che salti il banco e che qualche fazione possa prendere le armi per i propri interessi, aumenta di ora in ora. La crisi politica comunque era cominciata la settimana scorsa, quando numerosi esponenti politici si erano detti furiosi a causa dei 29 nomi scelti da Abushagur per il governo, tra i quali ci sarebbero stati troppi esponenti del governo di transizione uscente, e nessun rappresentante della principale coalizione liberale. Subito dopo la cittadina di Zawiah si era ribellata e un centinaio di cittadini ha fatto irruzione nella sede dell’Assemblea nazionale, e infine il premier ha scelto di ritirare la lista dei ministri.  Dulcis in fundo è di oggi nche la notizia che la figlia dell’ex capo dell’intelligence di Gheddafi è stata arrestata in un albergo di Tripoli con l’accusa di essere entrata illegalmente in Libia. Una situazione a dir poco caotica che lascia momentaneamente la Libia senza un governo, con tutti i rischi che ne possono derivare.

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