Libia. Si scaldano i motori per una guerra attesaTribuno del Popolo
domenica , 22 ottobre 2017
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Libia. Si scaldano i motori per una guerra attesa

Secondo molti un possibile impegno anche dell’Italia in Libia sarebbe ormai probabile fin tanto che le milizie del Daesh continuano a minacciare di espandersi verso ovest. Francia e Gran Bretagna sembrano in trepidante attesa di intervenire dopo che per anni nessuno ha rimosso l’embargo sulle armi al governo di Tobruk per combattere i jihadisti. 

Anche Renzi  ne ha parlato sicchè non può più essere ritenuta semplice fantasia l’eventualità di un impegno militare occidentale, e quindi anche italiano, in Libia. E dire che proprio nel 2011 probabilmente se si fosse dato maggior ascolto a chi invocava una soluzione diplomatica piuttosto che ai falchi francesi, forse oggi ci troveremmo di fronte a una situazione internazionale del tutto diversa. Quello che si sa è che nel 2011 Muammar Gheddafi aveva in mente un quadro molto lucido, aveva cioè compreso che la rivolta contro di lui avrebbe dischiuso la porta a bande di terroristi islamici che avrebbero guadagnato uno sbocco diretto nel Mediterraneo, minacciando in questo modo direttamente l’Europa. All’epoca però nessuno era disposto a credere al Colonnello, ancor più che era lui il “cattivo” designato da rimuovere. Così in tanti hanno partecipato al banchetto, e una volta eliminato Gheddafi la Libia è divenuta un Non-Stato, divisa tra bande tribali e tra almeno tre governi che hanno cominciato a contendersi il predominio locale.

Proprio il governo di Tobruk già questa estate, per la precisione a fine luglio, aveva chiesto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu di revocare l’embargo di armi nei confronti della Libia per arrestare l’avanzata dell’Isis in Africa settentrionale. Il 27 luglio Sputnik  riportava la notizia secondo cui il Ministro dell’Informazione libico Omar Qweri aveva dichiarato ufficialmente che in caso di rimozione dell’embargo le milizie jihadiste sarebbero potute essere sconfitte entro la fine del 2015. Nessuno però ha rimosso questo embargo, e tenete conto che se oggi le milizie dell’Isis in Libia conterebbero tra i 6000 e i 9000 combattenti, probabilmente nel luglio 2015 sarebbe stato persino più facile renderle inoffensive. Così oggi quello stesso Occidente che ha impedito di combattere l’Isis in Nord Africa con l’embargo tenta invece di mostrarsi come colui che viene ad aiutare il Paese una seconda volta.

In tutto questo il nuovo premier libico Fayez Al Serraj sembra essere incapace di una visione autonoma, di conseguenza sembrano essere ancora una volta Parigi e Londra a dettare i tempi dell’intervento, ovviamente con il consenso degli Stati Uniti. Non a caso secondo molti analisti i francesi avrebbero già cominciato a colpire le postazioni jihadiste a Sirte da qualche giorno.  L’Italia sembra essere ancora una volta sorpassata proprio da Francia e Gran Bretagna, anche se un eventuale intervento militare in Libia riguarderebbe eccome il nostro Paese in quanto verrebbero utilizzate le basi in territorio italiano. Peraltro l’unico uomo che sembra essere in grado di guidare un esercito contro l’Isis in Libia si chiama Haftar, il 75enne ex generale di Gheddafi che oggi è il Capo di stato maggiore del governo di Tobruk. Haftar secondo quanto ci riferisce Gian Micalessin, sempre molto informato sui fatti in Nord Africa e Medio Oriente, è un uomo molto gradito a Egitto e Russia, e quindi non a Washington almeno sulla carta. Ecco perchè la via più semplice, ovvero armare e appoggiare Haftar, sembra anche essere una via sgradita agli interessi dell’Occidente.

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@Dc

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